Due amici nel gioco dell’arte

«La mia pittura è fatta per essere letta da dei grafologi, degli indovini o perfino degli psicanalisti». Così nel 1939 Le Corbusier definiva la sua vocazione artistica, così recita una delle sue opere esposte al Museo Nivola di Orani in “Lezioni di Modernismo”, la mostra a cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda, Richard Ingersoll e Marida Talamona inaugurata lo scorso 22 dicembre e aperta sino al 17 marzo. Per la prima volta le opere di Corbu arrivano in Italia in nome di una amicizia nata oltreoceano, tra un sardo e un francese, entrambi capaci di scrivere pagine importanti di storia americana. Ideata da un progetto congiunto della Fondazione di Sardegna e della Fondazione Nivola nell’ambito del ciclo AR/S – Arte condivisa in Sardegna, la mostra riunisce la collezione di disegni di Le Corbusier oggi divisa fra la Francia e gli Stati Uniti. Si tratta di 64 opere disposte in maniera suggestiva nell’allestimento realizzato nell’antico lavatoio, con il sostegno dell’Assessorato del turismo, artigianato e commercio della Regione Sardegna e grazie all’importante collaborazione della Fondation Le Corbusier.
Le Corbusier è il nome d’arte scelto da Charles Edouard Jeanneret che diventa il più grande architetto del Novecento, ma anche un eccezionale artista visivo. Il rapporto con Costantino Nivola nasce nel 1946 quando Le Corbusier, a New York come membro del team internagini zionale di architetti incaricato della progettazione del Palazzo delle Nazioni Unite, è ospite dell’artista oranese nella sua casa di Long Island. Per 4 anni i due condividono lo studio e le esperienze di vita.
Il tema della natura morta è il punto di partenza di un’analisi in cui le forme, come parole di un vocabolario, diventano elementi di una grammatica visuale.
Domina il nudo femminile onnipresente nell’arte del Novecento, tanto tradizionale quanto d’avanguardia. Anche in Le Corbusier la donna rappresenta un’autentica ossessione, l’immagine dell’“altro” in rapporto al quale costruire la propria identità. La moglie Yvonne Gallis fu la donna più importante della sua vita. E Le Corbusier la rappresenta con una «candela accesa, simbolo del focolare domestico di cui è custode, ma anche allusione al suo potere sessuale».
Con Nivola, nel 1951, Le Corbusier sperimenta la tecnica del “sandcasting” (calco in gesso da una matrice in sabbia), lo fa nella spiaggia di Long Island dove realizza alcune sculture. Tra le immadi più significative di questa proficua collaborazione, quelle dei due intenti a lavorare con gli arnesi. In una istantanea, il maestro francese, come un bambino che ha terminato di costruire il suo castello di sabbia, mostra la mano aperta, simbolo di accoglienza e comunione tra i popoli che diventerà il simbolo della capitale dello Stato indiano del Pujab in un altro progetto dell’architetto realizzato poco dopo. I disegni che Le Corbusier porta con sé da Parigi o realizza in America costituiranno per lui un vademecum di spunti e soluzioni formali, ma soprattutto un esempio di rigore progettuale e di libertà creativa. Attraverso quei fogli Nivola ricorda di aver imparato «le regole del gioco, il più bel gioco che l’uomo abbia mai inventato, il gioco dell’arte».
Dopo il progetto di Orani Pergolato, che ha visto già l’approvazione delle prime richieste di finanziamento dei privati per la realizzazione delle facciate del centro storico, e le celebrazioni del trentesimo anniversario della morte dell’artista a cura dell’amministrazione comunale, la mostra di Le Corbusier rappresenta un altro giusto riconoscimento al valore artistico di Costantino Nivola che ha coltivato amicizie importanti (tra i disegnatori anche Jackson Pollock e Saul Steinberg) e ha legato la sua storia di vita di emigrato al rapporto tra arte e spazio, scultura e pittura, locale e globale, secondo una lettura sempre attuale.

© riproduzione riservata

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn