Dorgali, Sos Anzelos chiude le feste campestri

Con l’omaggio alla Madonna de Sos Anzelos, il 2 agosto, si sono concluse le sagre delle feste campestri a Dorgali.
Si era inizia a maggio nella vallata di Oddoene dove sorge la chiesa del Buon Cammino. Segue S’Ena vicino al paese, Valverde, Su Babbu Mannu, Su Anzu o San Giovanni Battista, San Pantaleo. Di ogni chiesa si prendono cura non più gli storici priori ma le associazioni di volontariato che operano a Dorgali. Per Buon Cammino è l’Avis, per Valverde è la Croce Verde, per Su Babbu Mannu è l’Associazione don Milani, per San Giovanni il coro Istelotte, per San Pantaleo e per S’Ena sono gruppi spontanei di devoti.
La chiesa degli Angeli, come quella di San Pantaleo, sorge ad Est del lago Cedrino, per raggiungere l’altopiano bisogna traghettare da una sponda all’altra del lago. Sino a pochi anni fa la chiesetta era in cattive condizioni statiche tanto da sembrare abbandonata a sé stessa, decadente, dimenticata nel tempo. È stata l’Associazione Dorgali-Brasile che si è fatta carico di fermare l’incuria del tempo e riportarla agli antichi splendori: è stato rifatto il tetto utilizzando le antiche tegole, sono stati rinforzati i contrafforti e tirate le catene che trattengono gli angoli dei muri portanti. Tutto l’intonaco originale è stato dipinto di bianco splendente sia all’interno che esternamente. È stata una impresa portare tutto il materiale necessario, le tavole di legno, la sabbia, il cemento, la pittura per le pareti, ma il dorgalese non si tira indietro di fronte alle difficoltà, ha traghettato all’altra riva sulla barca l’Ape a tre ruote che ha poi utilizzato per trasportare il materiale in alto attraverso il sentiero che era stato adattato al suo passaggio.

La festa coincide con il giorno del Perdono di San Francesco di Assisi. Si lasciano le auto lungo la strada ora in disuso e che era funzionante prima della costruzione della diga sul Cedrino. Ad attendere i pellegrini c’è la barca di Gianpiero Gisellu dell’agriturismo Neulè che fa la spola andando e venendo tra le due rive. Dopo la breve traversata si sbarca e inizia la salita che porta sulla spianata in alto. A volte la strada sale a zig zag, ma tutti riescono a procedere agevolmente, anche chi è più acciaccato per gli anni. Si arriva e si rimane ammirati del prospetto bianco della chiesetta reso ancor più luminoso dal sole che lo colpisce di fronte. Le donne del comitato offrono agli arrivati biscotti e caffè, acqua e bibite.
L’altare è stato allestito all’aperto, sotto un secolare olivastro. Il vice parroco don Emanuele Martini celebra la Messa insieme a don Filippo Fancello, ritornato da poco da Ollolai nel suo paese di origine. I ragazzi dell’Acr suonano e cantano. Si sta insieme contenti di partecipare a una liturgia che riporta la mente ai tempi passati, ai nostri antenati che per fede hanno innalzato questa chiesetta a mezza costa, tra il fiume e le vette dei monti. Questo rendere viva la tradizione ravviva la nostra fede, perché fondata sulla verità in cui ha creduto un popolo orante. Alla fine si sta bene in compagnia, assaggiando i tipici prodotti locali.
Si scende lungo il sentiero per riprendere la barca e ritornare a casa. La barca, la traversata sul lago, la salita accidentata sull’altopiano ci riportano indietro, a quando Gesù era in Palestina.

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