Dorgali, festa nel nome di don Basilio

Dorgali si prepara a festeggiare il 25 novembre la patrona Santa Caterina d’Alessandria. Per volontà del parroco don Michele Casula e del suo vice don Emanuele Martini la novena di quest’anno sarà dedicata al cinquantesimo anniversario della morte di don Basilio Meloni (Mamoiada il 21 luglio 1900  † Dorgali  24 agosto 1967) con le riflessioni affidate di giorno in giorno a sacerdoti che hanno conosciuto il religioso.
Si inizierà giovedì 16 novembre con la messa dedicata alla leva dei cinquantenni e don Luciano Pala che nell’omelia rifletterà sul tema “Il sacerdote uomo di Dio”, il giorno dopo celebrazione per la leva dei quarantenni con don Antonio Mula che si soffermerà su “Il sacerdote dono di Dio alla comunità; mentre il 18 novembre (leva dei sessantenni) toccherà a don Salvatore Nieddu riflettere su “La parrocchia culla di vocazioni sacerdotali e religiose”. Domenica, con una particolare intenzione per i sessantenni, ottantenni e novantenni, don Antonio Falconi incentrerà l’omelia su “La paternità spirituale del sacerdote”. Lunedì 20 novembre incontro con la comunità di Mamoiada con don Luigino Monni, parroco del paese natale di don Meloni, che rifletterà su “La comunità dove nasce la vocazione”; martedì 21, giornata per i giovani e i ragazzi, don Filippo Fancello parlerà de “il sacerdote al servizio degli ultimi”; mercoledì 22, durante la celebrazione per gli ammalati, don Salvatore Patteri rifletterà su “Il sacerdote e il mistero della sofferenza”, mentre giovedì con un’intenzione particolare per i gruppi ecclesiali, don Piero Mula si soffermerà su “Servizio e povertà del sacerdote” e, infine, la novena si concluderà venerdì 24 novembre con la giornata della famiglia e della consacrazione delle famiglie e la celebrazione presieduta da padre Dionigi Spanu a cui è stato affidato il tema “Il sacerdote guida spirituale del popolo”. Sabato 25 novembre, festa di santa Caterina d’Alessandria, Sante Messe alle ore 7.30 (Santa Lucia) e 10. La solenne funzione delle 16.30 sarà presieduta da monsignor Ciriaco Vedele, vicario della Diocesi e animata dalla schola cantorum parrocchiale “Santa Caterina”: al termine della Messa la processione della Patrona nelle vie di Dorgali alla presenza di cavalieri, fedeli in costume, gruppi folk, gruppi ecclesiali, priorati, comitati, amministrazione comunale, gruppi e associazioni civili.
Santa Caterina d’Alessandria, secondo le fonti storiche più accreditate, sarebbe nata nel 287 e martirizzata nel 305 ad Alessandria d’Egitto sotto l’imperatore romano Massimino Daia. Non esistono fonti storiche del tempo le uniche testimonianze si trovano in alcune Passioni in greco del VI-VII secolo; un’altra dell’XI secolo e la Leggenda Aurea del XIII secolo. Secondo la tradizione popolare Caterina è una bella giovane egiziana, figlia del re Costa, che la lasciò orfana giovanissima. Chiesta in sposa da molti uomini facoltosi decise di farsi suora dopo aver sognato la Madonna che le infilava l’anello al dito. La religiosa si presentò al palazzo imperiale durante i festeggiamenti dei dei pagani e convertì molti dei presenti al cristianesimo tanto che l’imperatore ne ordinò la morte ma, durante l’esecuzione si guastò il meccanismo della ruota dentata e Massimo fu costretto a decapitarla personalmente. Secondo la leggenda a Dorgali la prima chiesa intitolata a Santa Caterina di Alessandria venne costruita da un principe saraceno che con la sua bella sposa del posto scampò al crollo del castello e percorse la via di fuga indicata da una fanciulla comparsa in visione, appunto Santa Caterina.

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Sulla figura di don Basilio Meloni riproponiamo un profilo scritto dal Vescovo emerito Pietro Meloni e pubblicato sul settimanale diocesano nel settembre scorso.

Don Basilio Meloni uomo di Dio e prete della gente

+ Pietro Meloni

Cinquant’anni fa moriva a Dorgali il Parroco don Basilio Meloni. Nella casa accanto alla Parrocchia di Santa Caterina d’Alessandria risuonava unanime la preghiera il 24 agosto 1967, mentre si spegneva all’età di sessantasette anni questo sapiente e zelante sacerdote, che aveva donato più della metà della sua vita alla comunità cristiana dorgalese.
Il 24 agosto 1992 a Dorgali ricordammo il 25° anniversario della sua morte con una celebrazione eucaristica e con un breve convegno, ideato dal parroco don Giuseppe Cugusi insieme a Don Antonio Bussu. La comunità parrocchiale ricordava con commozione e gratitudine i 35 anni del servizio apostolico di don Basilio, in qualità di Vice Parroco per sette anni dal 1925 al 1927 e dal 1930 al 1935, e in qualità di Parroco per ventotto anni dal 1939 fino alla morte. Una vita totalmente donata a Gesù Buon Pastore, alle pecorelle del suo gregge, alle vocazioni sacerdotali e religiose!
Don Basilio Meloni era nato a Mamoiada il 21 luglio 1900 da una famiglia di nobili tradizioni cristiane. Mi è caro ricordarlo perché quaranta giorni dopo nacque mio padre Lussorio, nel lontano villaggio di Norbello. La casa dei suoi genitori Bernardino e Gaia Maddalena era una “Piccola Chiesa”, nella quale si respirava il profumo della fede, della concordia e della preghiera. La comunità parrocchiale nel tempo del suo battesimo era guidata da Don Pier Luigi Oggianu, nativo di Ploaghe e già frate cappuccino, e nel tempo della sua infanzia dal nuorese Don Giovanni Maria Bussa. La Vergine Assunta e la Madonna di Loreto vegliavano sulla vita delle famiglie, scandita dalle affascinanti feste popolari, soprattutto al Santuario di San Cosimo.
Gli studi compiuti con diligenza al Seminario di Nuoro e alla Casa della Missione di Cagliari prepararono il giovane Basilio al sacerdozio, che gli fu conferito il 26 luglio 1925 dal vescovo monsignor Maurilio Fossati, che sei anni dopo sarebbe divenuto Arcivescovo di Torino e poi Cardinale. Una settimana di “luna di miele” per la “PrimaMessa” a Mamoiada il 27 luglio e per le altre “Prime Messe”, e subito il servizio apostolico lo chiamò a Dorgali, come vice parroco del celebre parroco-poeta don Giovanni Antonio Mura di Bono. Qualche tempo dopo il vescovo Maurilio, conoscendo la sua arte educativa sullo stile di don Bosco, preferì che facesse l’animatore dei ragazzi nel Seminario Diocesano, dove rimase per tre anni dal 1927 al 1930, esercitando contemporaneamente la cura pastorale della Parrocchia di Lollove.
Dorgali lo rimpiangeva e attendeva il suo ritorno, che lo vide ancora vice parroco per cinque anni fino al 1935. Quindi fu nominato per quattro anni parroco della comunità di San Michele Arcangelo a Ollolai fino all’anno 1939. Dorgali però lo attendeva a braccia aperte e questa volta in qualità di Parroco, e fece il suo ingresso alla fine dell’anno 1939. L’Europa sentiva addensarsi le nubi della guerra quando don Basilio, umile e gioioso, intraprese la sua nuova missione nella comunità dei suoi “vecchi amici dorgalesi”, accanto ai quali rimase per 28 anni fino alla morte.
Era l’immagine del padre amorevole e del buon pastore, con una giovialità che ispirava fiducia e simpatia, unita ad una paterna fermezza. A tutte le famiglie donava il suo consiglio e il suo sorriso, conquistando quella confidenza che gli consentiva di sostenere i deboli nelle difficoltà e guidare i forti alla concordia e alla riconciliazione.
Una speciale tenerezza mostrava verso gli ammalati e gli anziani, prediligendo i bambini e i giovani, curando con singolare passione la pastorale delle vocazioni. È immensa la schiera dei giovani da lui avviati al sacerdozio e la schiera delle religiose, che don Basilio ha incoraggiato a consacrare la propria vita al servizio pastorale, all’educazione dei piccoli, alla ascesi contemplativa nei Monasteri di Clausura.
È significativo che la sua sorella Angela sia divenuta monaca di clausura, con il nome di Suor Maria Basilia, nel glorioso Monastero della Monache Benedettine “Mater Unitatis” di Olzai, fondato nel 1940 dalla Madre Maria Giovanna Dore per riportare la spiritualità benedettina femminile in Sardegna, dopo mezzo millennio di assenza. A Olzai è ancora vivo il ricordo di Suor Maria Basilia, docile e umile monaca “claustrale”, che morì prima che le monache si trasferissero con la badessa Madre Maria Emanuela Manca al nuovo Monastero di Lodine. Don Antonio Bussu, ricordando Don Basilio come suo «maestro spirituale e pastorale», confida a tutti: «Ho sempre ritenuto che una delle grazie più belle per un sacerdote novello, sia iniziare il suo apostolato accanto ad un Parroco pio e zelante». Don Antonio, giovane sacerdote di Lodine, fu mandato da monsignor Giuseppe Melas proprio a Dorgali come suo vice parroco e vi giunse il 10 ottobre. Lui racconta che dopo il viaggio faticoso nella strada polverosa, all’arrivo del “postale” trovò, schierato con i chierichetti in festa, don Basilio Meloni, accogliente e sorridente, che sembrava già affidare i ragazzi e i giovani del paese alla sua missione educativa.
Il giovane sacerdote confidava che era arduo e faticoso tenere il passo del cinquantenne parroco, il quale sgambettava continuamente dalla chiesa alle campagne e alle case delle famiglie, per raggiungere con semplicità d’animo ricchi e poveri. Don Basilio, nato in una famiglia agiata e benestante, aveva scelto di vivere nella francescana “povertà”. Grande predicatore, egli curava con solennità le celebrazioni liturgiche e le processioni festive. Non trascurava la preghiera liturgica in nessuna delle “venti chiese” di Dorgali, disseminate nel paese e nelle campagne. Era incessante il servizio per le confessioni, le visite agli ammalati, la cura dell’Azione Cattolica, la formazione dei gruppi ecclesiali, l’insegnamento della religione nella scuola, i ritiri spirituali, l’organizzazione della carità.
Una grande armonia regnò sempre tra il parroco e i sacerdoti suoi collaboratori. Gli piacevano gli incontri dei seminaristi e dei sacerdoti. Ebbi anch’io la fortuna di trascorrere due giornate a Dorgali, quando da laico responsabile della “Gioventù di Azione Cattolica” della Sardegna fui invitato, al tempo del Concilio Ecumenico Vaticano II, ad un incontro di giovani presbiteri per parlare del rinnovamento conciliare e della spiritualità dei laici. Don Basilio mi ospitò nella sua casa con grande signorilità, insieme ai presbiteri tra i quali ricordo con piacere don Sebastiano Capra e don Giovanni Carta.
Don Basilio era «un uomo di Dio». E per questo era il «prete della gente». La porta della sua casa era sempre aperta. Fedele alle antiche tradizioni della Chiesa era attento alle novità dell’evangelizzazione. Il suo sogno era un monastero di clausura a Dorgali. Maestro spirituale di tante vergini consacrate, Dio gli diede la gioia di indirizzare la giovane Maria Sagheddu, che aveva allora ventun’anni, al Monastero delle Monache Trappiste di Grottaferrata, dove visse per quattro anni con il nome di Suor Maria Gabriella.
«Dove vuoi andare?», le chiese Don Basilio vedendo la sua vocazione. E lei rispose: «Dove lei mi manda!…». Maria Gabriella partì per il Monastero di Grottaferrata il 30 settembre 1935, si santificò offrendo la sua vita per l’Unità dei Cristiani, rese infine l’anima a Dio il 23 aprile 1939 all’età di venticinque anni. Don Basilio manteneva con lei il rapporto spirituale e la ricordava con paterno affetto, dicendo: «La guidavo spiritualmente e avevo una venerazione per lei».
La malattia fiaccò la forte tempra corporea di don Basilio, mentre il suo spirito rimaneva saldo nella fede e nella testimonianza. Poteva esclamare, riecheggiando le parole di San Paolo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho speso le mie energie per il bene dei miei figli spirituali, ora posso partire verso il cielo!».
Celebrò la Santa Eucaristia fino all’ultimo giorno, lasciando ai fedeli, ai sacerdoti, ai familiari, l’eredità del suo grande esempio, con le parole del suo testamento: «Vivete sempre in grazia di Dio, preparatevi costantemente alla morte con una vita santa, guadagnatevi il Paradiso amando il Signore sopra tutte le cose, volendovi bene, un grande bene tra voi … Io offro la mia vita per voi perché il Signore vi porti tutti in Paradiso».

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