Doppia prova del fuoco per la Giunta Soddu

Potrebbe riservare più di una sorpresa la riunione del Consiglio comunale di Nuoro convocata per domani sera (ore 18), lunedì 8 ottobre. Una seduta a rischio che dimostra ulteriormente la fragilità della maggioranza  visto che in questa fase, seppure per un motivo tecnico, viene a mancare quell’unico voto in più su cui si regge la coalizione dopo il passaggio all’opposizione dei tre sardisti. Dimissionaria da consigliere Eleonora Angheleddu nominata assessore (https://www.ortobene.net/nuoro-nuova-giunta-quattro-assessori/) l’assemblea civica deve votare la surroga con Marilena Rojch, prima degli eletti nella lista de La Base (oggi Italia in Comune). Ebbene se i 12 consiglieri di opposizione decidessero di non entrare in aula la seduta andrebbe deserta anche se saranno presenti tutti e 12 rappresentanti della maggioranza. Lo stesso potrebbe accadere se le minoranze votassero compatte contro la surroga e la maggioranza, compatta a favore con un risultato di parità, 12 a 12, che di fatto impedirebbe alla Roich di assumere la carica. L’ipotesi di un’impasse è tutt’altro che peregrina visti i rapporti tra i partiti: anche dopo l’ultima seduta del 28 settembre settori dell’opposizione non hanno nascosto il malumore nei confronti del sindaco Andrea Soddu accusato di scortesia istituzionale per aver annunciato la composizione della giunta Soddu-Ter, convocando i giornalisti un quarto d’ora dopo la conclusione della riunione in quella stessa sala consiliare dove fino a 15 minuti prima era riunita l’assemblea civica, ignorando completamente – anche per una semplice comunicazione informale – il Consiglio. Difficilmente, quindi, le opposizioni saranno disposte domani a fare sconti anche se bisognerà aspettare per capire se i 9 suoi rappresentanti e i tre sardisti che fino a dieci giorni prima facevano parte della coalizione Soddu, riusciranno a trovare una strategia comune. Un altro elemento di incertezza non ufficializzato ma di cui se ne può intuire comunque tutta l’importanza, è dato dalla contingenza politica: Andrea Soddu viene dato tra i 150 (o 130?) sindaci sardi firmatari dell’invito al primo cittadino di Cagliari Massimo Zedda affinché si candidi a presidente della Regione. Soddu in questi giorni ha accuratamente evitato l’argomento ma già il fatto che non abbia sentito il bisogno di smentire e che, anzi, abbia partecipato ad Alghero nei giorni scorsi a un dibattito con lo stesso Zedda e il sindaco della città catalana Mario Bruno (sponsor del sindaco di Cagliari) autorizza più di un dubbio e fa presupporre che una virata politica di quella coalizione civica che ha vinto le elezioni nel 2015 non possa essere indolore soprattutto in una maggioranza che si regge su un solo voto e con due forze con due consiglieri ognuna (“La città in Comune” e “Ripensiamo Nuoro”) che il 28 settembre hanno scelto la strada dell’appoggio esterno. Nello stesso tempo, però, gli alleati contano sulle pubbliche e ripetute rassicurazioni di Andrea Soddu di sono già diventati dieci i «pochi giorni» indicati dal sindaco per completare una giunta nata monca di tre assessori e con deleghe pesati come Bilancio, Urbanistica, Lavori Pubblici e Personale) ancora in capo al primo cittadino. In questa situazione pesa soprattutto la questione dei conti sfociata in questi mesi in una vera e propria rissa istituzionale che ha finito per coinvolgere anche i revisori dei conti quando un loro parere contrario e le incertezze nella maggioranza hanno costretto il sindaco a ritirare gli equilibri di bilancio rimandando tutti a quel rendiconto constino che per legge doveva essere approvato a aprile e i cui nodi arriveranno al pettine dopo l’ultimatum della Regione che scade proprio domani (https://www.ortobene.net/diffida-dalla-regione-20-giorni-evitare-commissario/). Un aut-aut che si ritiene di rispettare convocando per domani il Consiglio per l’illustrazione di un documento contabile che dovrebbe essere stato approvato in Giunta venerdì (e non ancora inserito nell’albo pretorio on line), di cui si prevede la votazione per il 29 ottobre per rispettare i 20 giorni necessari ai consiglieri per esaminare il Rendiconto 2017, compreso il parere dei revisori che quindi per rispettare i tempi dovrebbe arrivare entro domani. Ieri però gli stessi revisori si sono ritrovati tra le mani una delicatissima questione sottoposta formalmente per lettera dai nove consiglieri dell’opposizione uscita dalle urne dalle elezioni del 2015. Una bomba riassunta nelle prime tre righe del documento: «Più di tre milioni di IVA non versata dal Comune. È questo quello che emerge dalla delibera di riaccertamento ordinario dei residui. Una voragine che mina la legittimità del rendiconto e che espone a seri pericoli i consiglieri che dovessero votarlo», scrivono Pierluigi SaiuAlessandro BianchiBasilio BroduGian Pietro GusaiPeppe MontesuLeonardo MoroNicola PorcuMara SannaTore Sulas. Un messaggio appena annacquato che nasconde un’altra possibile amara verità: se cifre e tempi saranno confermati, si rischia di sfociare nel penale o, meglio, un privato sarebbe già finito  iscritto nell’elenco degli indagati e mandato a processo. Questa, comunque la ricostruzione della vicenda: «Il due ottobre scorso la giunta comunale, quella a metà venuta fuori dal finto rimpasto portato avanti da Soddu e compagni – scrivono i nove consiglieri di minoranza –  ha approvato il riaccertamento ordinario dei residui ai fini della predisposizione del consuntivo 2017. Si tratta, in altre parole, della ricognizione dei debiti e dei crediti del Comune al 31.12.2017, fatta in vista dell’approvazione del consuntivo.  Dalla lettura degli allegati alla delibera ecco la scoperta di quello che qualcuno cercava di nascondere. Nella parte sui residui passivi (cioè sui debiti del Comune) al capitolo 7012022 viene indicata la somma di 702.485,57 euro come “Riversamento Iva da fatture” per l’anno 2016 e di 2.410.881,72 euro per l’anno 2017. In altre parole il Comune invece che versare l’IVA come avrebbe dovuto fare, l’ha tenuta in cassa, registrando poi un debito (vale a dire un residuo passivo) di oltre 3 milioni in bilancio. Le pubbliche amministrazioni – spiegano ancora gli esponenti dell’opposizione – che acquistano beni  e servizi hanno l’obbligo di versare direttamente all’erario l’imposta sul valore aggiunto addebitata in fattura dai loro fornitori. Ciò significa che sono le stesse pubbliche amministrazioni a dover liquidare l’IVA sugli acquisiti effettuati, senza che debbano farlo i fornitori. Questo meccanismo, che si chiama split payment, è una misura attuata al fine di contrastare l’evasione fiscale. Il comune di Nuoro però cosa fa? Non versa l’IVA allo Stato nei termini previsti dalla legge. Tiene le somme in cassa alterando così le risultanze contabili.  Il versamento dell’IVA deve essere effettuato dagli Enti entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui l’imposta è divenuta esigibile. Sull’IVA non dovrebbero quindi esserci residui, se non quelli di dicembre. Certamente non possono esserci oltre tre milioni di euro di IVA non versata».  Ma perché gli esponenti dell’opposizione che già in passato erano stati accusati di comportamenti irrituali nei confronti dei revisori, hanno deciso di scrivere la lettera? «Avremmo voluto – chiariscono Saiu, Bianchi, Brodu, Gusai, Montesu, Moro, Porcu, Sanna e Sulaschiedere al sindaco e al dirigente, il dottor Puledda, chiarimenti in occasione della commissione bilancio di ieri. Non è stato possibile perché né l’uno né l’altro si sono presentati. Abbiamo allora scritto una lettera ai revisori dei conti, chiedendo spiegazioni su questa e su altre anomalie che abbiamo riscontrato, in particolare sulle partite di giro. Sui conti del comune vogliamo vederci chiaro e andremo fino in fondo, senza farci abbindolare da nessuno».