Don Totoni Cossu: «Io sto con i pastori»

«Se è vero che non si butta sa grassia de Deus ancora di più non può essere calpestata la dignità di una persona nel suo lavoro». Si chiude con questo preciso messaggio l’intervento di dobn Totoni Cossu, sacerdote originario di Orgosolo, consigliere spirituale della Coldiretti Nuoro Ogliastra e parroco di Bitti, sceso in campo ancora una volta per dar voce alla disperazione dei pastori impegnati in queste ore in una dura vertenza per  il prezzo del latte.

 

Ecco il testo dell’intervento

 

Vedendo sui social le immagini di pastori che con disappunto, con amarezza, certamente con le lacrime agli occhi buttano il latte mi sono tornate alla mente alcune parole che profeticamentepiù di 50 anni fa san Paolo VI nella Populorum Progressio , in maniera profetica ha donato alla Chiesa e al mondo tutto: l’arroganza economica dei ricchi unita al connivente appoggio del mondo politico non possono «che suscitare il giudizio di Dio e la collera dei poveri, con conseguenze imprevedibili».

Di fronte all’ingiustizia di un litro di latte pagato la miseria di 60 centesimi quando i costi solo di produzione (senza contare il lavoro) ammontano a oltre 75, cosa può fare un allevatore se non ribellarsi e gridare, anche con gesti forti ed eclatanti, la propria rabbia? Può reggersi una società e un sistema economico in cui pochi diventano sempre più ricchi mentre la maggior parte della gente diventa sempre più povera? Un tempo un gregge di pecore, neanche tanto grande, permetteva alle famiglie di vivere dignitosamente: si costruivano le case, si facevano studiare i figli, si avviavano le nuove leve a continuare le mestiere dei padri, si guardava al futuro con fiducia e ottimismo. Oggi tutto questo sembra un sogno che l’attuale e triste realtà del mondo della campagna e dei pastori sta trasformando in tragico incubo.

Credo doverosa una presa di coscienza da parte di tutta la società con lìassunzione delle proprie responsabilità. Altre volte ho scritto e detto, anche da consigliere spirituale della Condiretti Nuoro-Ogliastra, che la pastorizia per la Sardegna è passato, presente e futuro e non si può pensare la nostra Isola senza i pastori. Essere pastori non è soltanto un impiego, un lavoro omologabile ad altre attività, ma bensì  un modo di essere, una “cultura”, un’identità.

 Il pastoralismo inteso in senso più ampio, è sinonimo di tradizione, idioma, senso d’appartenenza, e tanti altri valori che trovano la propria matrice nell’istituzione familiare.  E, ancora, è solidarietà, rispetto della parola data e degli impegni presi, salvaguardia della natura e del creato, difesa del bene comune,  promozione di valori autentici e delle vere tradizioni. Pensate a cosa sarebbe la Sardegna senza le pecore: oggi l’ingordigia di alcuni, con l’avallo dei governanti di turno, invece di fare cooperazione preferisce guardare il proprio interesse. Ma che logica giusta(?!!?) di mercato è quella in cui il prodotto (il latte) riceve il suo valore dal trasformatore e non dal produttore? Non può essere il pecorino romano a fare il prezzo del latte ma il latte a indicare quanto vale il pecorino romano. Non tutto il latte sardo viene trasformato in Romano ma soltanto una buona parte. Il resto (30/40 per cento della materia prima) da chi deve ricevere il suo prezzo? Se poi a decidere e comandare (governare è altra cosa) nel Consorzio del pecorino romano sono non le rappresentanze dei produttori ma le quote dei trasformatori il quadro è completo e capiamo perché nessuno paga quando si sfondano impunemente le quote produttive e si mette in crisi il mercato offrendo il fianco alle speculazioni.

Le conseguenze di tutto questo le stiamo vedendo questi giorni: se è vero che non si butta sa grassia de Deus ancora di più non può essere calpestata la dignità di una persona nel suo lavoro.

Don Totoni Cossu

Consigliere spirituale Coldiretti Nuoro-Ogliastra