«Don Giovanni, prega per tante e sante vocazioni»

Stamattina in Cattedrale a Nuoro poi nel pomeriggio nella parrocchia di Ollolai prima della tumulazione della salma nella cappella di famiglia. La giornata di oggi, mercoledì 9 agosto, ha visto la Diocesi pregare per e con don Giovanni Carta, il sacerdote già direttore de L’Ortobene, parroco tra l’altro di Gorofai a Bitti, Mamoiada e San Francesco a Nuoro, spiare due giorni fa in ospedale. Molto toccante e partecipata la messa  a Nuoro celebrata dal vescovo Mosè Marcìa insieme al vescovo emerito Pietro Meloni, al fratello dello scomparso don Tonino Carta e al nipote don Michele Pittalis. Ecco il testo dell’omelia di monsignor Marcìa

«Ecco lo Sposo, andate incontro a Cristo Signore». Da 57 anni prete, da 57 anni in cammino verso lo Sposo. Da 57 anni attendeva quel grido: «Ecco lo Sposo!» Un’attesa vera iniziata 83 anni fa., ma mi piace pensare al cammino di don Giovanni che inizia ai suoi 26 anni quando diventa sacerdote per mano di monsignor Melas.

Oggi è la festa di Santa Edith Stein, che nel Carmelo assume il nome di Teresa Benedetta della Croce. Ebrea, atea, agnostica, filosofa, cattolica, monaca, martire: che cammino che fa. Il vangelo di oggi narra la parabola delle dieci vergini che dovranno dare il benvenuto allo sposo quando fosse giunto per le nozze. Noi stiamo celebrando questo giorno la Santa Messa esequiale per don Giovanni, cioè stiamo celebrando l’Eucarestia, il Rendimento di grazie al Signore, che è buono e dà la vita e che oggi la vita la dona per sempre, per l’eternità, a un suo sacerdote, per il quale noi vogliamo pregare perché il Signore lo accolga fra le sue braccia, subito perdonando ogni colpa che nella sua vita ha certamente commesso per la sua fragilità umana.

La liturgia, che per natura sua pone dei segni, vuole che il sacerdote, la sua salma, durante il rito esequiale, sia ancora una volta rivolto verso l’assembla dei fedeli, verso quel popolo che ha servito w guidato incontro al Signore, con la parola e i sacramenti.

Cosa ci avrebbe detto don Giovanni oggi, festa di sant’Edith Stein, con queste due letture che la liturgia ci pone dinanzi? Lui che settimanalmente in questi anni commentava il Vangelo domenicale in un’emittente televisiva locale?

Amo quest’oggi riflettere con voi, immaginando, pensando, alla sua ultima omelia che dal silenzio eloquente della morte rivolge a noi, a me, a quanti l’hanno conosciuto. Monsignor Meloni, in un messaggio di condoglianze che mi scriveva ieri ipotizzando l’impossibilità ad essere presente oggi mentre invece è riuscito a raggiungerci, lo ha definito “un appassionato del Vangelo”. Mi piace condividere questo giudizio della persona di don Giovanni. Lui, che come ogni sacerdote, ha proclamato la Parola nelle varie comunità di Dorgali, Gorofai, Mamoiada, San Francesco qui a Nuoro. Mi piace vederlo così: “appassionato del Vangelo”. Lui che per 17 anni ha diretto il settimanale diocesano “L’Ortobene” e per altrettanto tempo ha seguito tutte le problematiche dell’Ufficio per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole. “Un appassionato del Vangelo”. Quale sarebbe stata la sua riflessione oggi qui con noi? «Vigilate perché non sapete né il giorno né l’ora», le dieci vergini del brano di Matteo di oggi devono essere preparate per qualsiasi eventualità.

Lui, don Giovanni, non sapeva quando il venerdì è stato condotto in ospedale che tre giorni dopo non avrebbe avuto bisogno dell’ospedale, né sapeva la domenica, parlando e scherzando con il fratello e i parenti, che il giorno dopo non li avrebbe più visti.

Quando la polizia nazista bussò alla porta del monastero delle suore carmelitane di Edith Stein lei, suor Benedetta della Croce, era preparata: assunse la Croce e prese il cammino del martirio nel campo di sterminio per andare verso Dio. Era una delle vergini prudenti della parabola. Mi piace pensare ugualmente pronto don Giovanni. Come potrebbe non esserlo con la sua devozione mariana? Lo ricordo predicare a Cagliari il novenario mariano a Bonaria e lo ricordo durante la visita pastorale a San Francesco da solo, davanti al Tabernacolo, cantare in dialetto tutto il rosario. Lee dieci fanciulle della parabola evangelica dovevano portare con sé le lampade sia per illuminare il cammino sia per rendere più luminosa la festa. La differenza tra le prudenti e le sciocche è stata nel premunirsi o meno di una riserva d’olio preparandosi così per ogni qualsiasi evenienza.

Certamente don Giovanni, come ogni sacerdote, aveva la lampada accesa per illuminare il cammino suo e di quelli che guidava e si lasciavano guidare sia nella vita parrocchiale, sia nel seminario al quale aveva dedicato i primi passi del suo sacerdozio.

Permettimi, don Giovanni, una preghiera devo proprio fartela, come tuo vescovo e anche come amico di vecchia data, Sì, una preghiera: qui da noi hai curato e hai avuto a cuore le vocazioni sacerdotali e religiose. Penso ai tuoi cari, a tuo fratello don Tonino che con tanta attenzione direi filiale ti ha seguito specialmente nel momento della malattia che ti rendeva sempre meno sicuro: lo ringrazio per il servizio e per l’esempio; e penso a tuo nipote don Michele. Ora che sei con lo Sposo, intercedi presso di Lui perché mandi tante e sante vocazioni: tu lo sai molto bene quanto ne abbiamo bisogno in questa nostra Chiesa nuorese.

Questa Chiesa che tu hai servito con passione (bene?, male? Non giudico: con passione), con i miei predecessori e anche con me. “Appassionato della Chiesa”, anche di questo ti ringrazio, per quanto hai fatto: è sempre una riserva d’olio per la lampada che ti è necessaria, in questo momento, per meglio illuminare la Festa con lo Sposo che con le parole di Osea ti dice «Ti farò mia sposa per sempre».

Caro don Giovanni, Ti saluto con la liturgia: ti accolga il coro degli angeli e con Lazzaro povero in terra, tu possa godere nel Cielo il riposo eterno riservato ai servi buoni e fedeli.

 

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn