Dio salva

Cantate al Signore un canto nuovo perché ha compiuto meraviglie… Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza (Salmo responsoriale).
La liturgia – e la vita cristiana in genere – è sempre annuncio-esperienza-celebrazione della salvezza operata da Dio nel suo figlio Cristo Gesù. E il suo stesso nome, Gesù, è custode e garante di questa verità: Dio salva.
Nella prima lettura Dio interviene a favore di un pagano/nemico d’Israele e lo fa attraverso il suo profeta Eliseo, il cui nome è molto simile a quello di Gesù: Dio ha aiutato, Dio ha soccorso.
Naamàn, affetto da lebbra, viene guarito bagnandosi nel fiume Giordano. Un pagano, avvezzo a riti spettacolari per ingraziarsi i favori delle divinità, accetta di sottoporsi ad un gesto che appare banalmente quotidiano e privo di ragionevolezza: bagnarsi nell’acqua di un fiume che non ha niente di eccezionale rispetto a tanti altri. È però il fiume che attraversa e bagna la Terra di Dio, quello il cui passaggio ha decretato l’ingresso nella Promessa e la piena libertà del popolo d’Israele. È il fiume che dice che Dio salva, così come prima aveva salvato dalle acque del Mar Rosso e dalle mani dell’Egitto.
Dicevamo però che Dio guarisce un pagano/nemico. Perché? Perché Dio è re di tutta la terra e non fa preferenze di persone, ma chiunque riconosce e professa che egli è il Signore, riceve grazia-misericordia-salvezza. Questo è il nostro Dio!
Il Vangelo ci presenta qualcosa di molto simile. Dirigendosi verso Gerusalemme, Gesù attraversa la Samaria, regione impura in mezzo alla Terra santa di Dio. Gli vengono incontro dieci lebbrosi che gridano il loro dolore, il loro bisogno di essere guariti e riammessi nella società, e la loro fiducia nel suo potere di farlo: abbi pietà di noi!
Gesù fa una cosa strana: non li guarisce all’istante, ma ordina loro di andare a presentarsi ai sacerdoti che dovranno accertare l’avvenuta guarigione. Perché mai andare se non è cambiato nulla? Noi, gente del 2000 e oltre, chissà quanto avremmo filosofeggiato su tale questione fino allo sfinimento… nostro o del nostro “avversario”.
I nostri “dieci” però dimostrano di essere un po’ più bravi di noi: si fidano delle parole di Gesù e si incamminano. E cammin facendo si ritrovano guariti. Uno di loro poi torna indietro e – ciliegina sulla torta – loda Dio e si prostra ai piedi di Gesù. Era un samaritano, un eretico disprezzato dall’israelita “puro e santo”. Lui però, che riconosce di essere malato, sa anche ringraziare per il dono ricevuto… e ottiene pure la salvezza dell’anima.
“Non disperate. Se siete malati, accostatevi a lui, e fatevi guarire; se siete ciechi, accostatevi a lui, e fatevi illuminare. Se siete sani, ringraziatelo; se siete malati, correte a lui per la guarigione” (s. Agostino, Disc. 176).
Dio salva attraverso i profeti, attraverso suo figlio Gesù. E oggi? Paolo ci ricorda che il cristiano che vive fedelmente il Vangelo, accettando anche la sofferenza e le incomprensioni, è canale di salvezza per i fratelli per raggiungere la piena comunione con Dio.

© riproduzione riservata

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn