Dio non vuole la morte del peccatore ma che si converta e viva

Se una ragazza decide di annunciare su Facebook la sua presunta positività, ignara del pericolo di una gogna mediatica capace di trasformarsi in terrorismo virtuale, tenendo conto della sua ingenuità, ci può stare. E se poi la volontà di rendere pubblica una notizia del genere nasce dalla genuina preoccupazione per quanti le son stati vicini, allora è doveroso lodare la sua premura e il suo coraggio, perché ci mette la faccia. Infine, se nell’attimo in cui quella specie di cotton fioc proclama un contagio ancora da appurare, riflette sulle imprudenze che hanno affossato il rischio nella spensieratezza e osa dire ai suoi contatti di non imitarla nella superficialità ma di esser più prudenti e meno presuntuosi, allora il minimo che si deve fare è ringraziarla, visto che sua la credibilità è doppia, ca at’iscaddau.

Invece, capita che si clicchi sul nome per vedere chi è, dove abita, quanti anni ha. Poi si entra nelle foto per capire dove è passata. Magari ha anche un profilo Instagram, dove completare le operazioni investigative.
Così, gli zorro che si mascherano con la tastiera e si armano di screenshots, portano l’untore come “unu ziommo” tra le bacheche per dargli fuoco.
Sì, quelli che vogliono difendere l’isola dalle strumentalizzazioni giornalistiche che la dipingono come la terra di appestati, quelli che mille volte hanno dimenticato la mascherina, quelli che si dilettano in storie e stati condividendo scatti di spuntini e abbracci con lo slogan “Contro il Coronavirus” o sfottendo ancora la signora Angela (almeno il nome #sapevatelo) riportando il suo decontestualizzato ”Non ce n’è coviddi” e chissenefrega del cyberbullismo.

Mica c’è un protocollo sanitario che tutela i pazienti e i loro vicini… c’è il profilo dell’adolescente e del cinquantenne, tutti laureati in virologia ed epidemilogia all’università di Zuckemberg a dirci “Evitate quella lì e state lontani da quel paese”.

Chissà se importerà qualcosa del vero e definitivo esito, come sta o come non sta, se ha paura di esser riconosciuta per strada… forse la preoccupazione di domani sarà il 5G, il Mes, i banchi rotanti, le scie chimiche o scoprire “quale verdura sei”. Eppure è bello e giova imparare da storie di vita che insegnano che si può guarire dal covid e da altri virus, come quello dell’ignoranza.

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