Dio irrompe nella storia per trasformarla
di Michele Casula

4 Dicembre 2021

5' di lettura

Il brano del Vangelo di Luca racconta una storia, fatta di re e imperatori, sacerdoti e governatori e in essa si inserisce la storia della salvezza che non è mai estranea alla vita concreta degli uomini, anche se, sia all’interno di essa sia all’esterno, c’è chi vorrebbe una Chiesa che si occupasse solo delle anime con una idea falsificata di religione estranea alle realtà del mondo. Il Vangelo, invece, ci racconta che Dio ci parla nella nostra storia e nella nostra vita, nelle concrete situazioni in cui viviamo. È da sottolineare il contrasto tra tanti signori, tra coloro che rappresentano l’ufficialità della religione e uno sconosciuto, Giovanni, ai margini di una società dei potenti, nel deserto, luogo e tempo teologico in cui il popolo di nomadi scampati dalla schiavitù vengono educati alla fede nel Dio unico. La parola di Dio venne su Giovanni: nella lingua ebraica il termine “parola” (dabar) indica sia la “parola” detta sia l’evento significato. «La parola di Dio venne su Giovanni» è una espressione tipica del Vangelo di Luca perché prima ancora di essere detta la parola è un evento, che rende Giovanni testimone. La “Parola” è il vero protagonista di questo brano, essa viene su Giovanni che diventa Voce; essa viene su di noi, non solo per essere ascoltata, ma per trasformarci e per diventare, a nostra volta, “voce”. L’espressione battesimo di conversioneindica il passaggio da una religiosità ritualistica ad una fede che trasforma non solo il credente singolo, ma tutta la società dove il cristiano vive. Le parole di Isaia (cfr. Is 40,2-5) sono quelle con cui il profeta annunzia ai suoi connazionali la fine della schiavitù babilonese e il ritorno in patria; l’annuncio di Giovanni ha in sé i tratti della buona notizia, della Misericordia, della consolazione. È voce che grida perché deve farsi spazio nel chiasso assordante del mondo, ha bisogno di superare le tante barriere che l’uomo pone al progetto di Dio, vuole scuotere le coscienze distratte, spesso assopite, indica l’unica salvezza possibile. Voce di uno che grida nel deserto, la sua è una voce di speranza. Tuttala liturgia di oggi, come di tutto l’Avvento, è un forte richiamo alla speranza e alla gioia. Raddrizzate i suoi sentieri! Anche per noi la Parola di Dio “viene”, in questo nostro tempo e in questa nostra storia disastrata; l’egoismo, l’egocentrismo sembra avere il sopravvento dei nostri giorni, ma la storia va avanti e fa germogliare virgulti di speranza nel deserto dell’indifferenza. La Parola di Dio “viene” su di noi per aprire un varco di salvezza, trovarestrade nuove, mai pensate prima, abbassare le asprezze del nostro orgoglio e della nostra arroganza, colmare gli avvallamenti fatti di indifferenza ed autosufficienza, raddrizzare tanti cammini deviati da false speranze e prospettive ingannatrici. La conversione che chiede Giovanni non è in senso moralistico, piuttosto è chiesto di entrare attivamente nella dinamica storica; c’è una strada da costruire con fatica tra i burroni e le montagne, in mezzo alle tortuosità delle relazioni degli uomini. Una cosa è certa, nonostante le negatività che animano il nostro tempo una “buona notizia” si impone su tutte: ogni uomo vedrà la salvezza di Dio. Tra i tanti richiami ad un Natale “senza Dio”, fatto di luci e mercatini, ci viene chiesto di entrare in una storia sempre nuova, dove l’uomo sperimenta che è amato profondamente da Dio e fa di tutto per rispondere a questo Amore, iniziando percorsi nuovi che aiutino sia il singolo sia la comunità a vivere la misericordia e la giustizia che vengono da Lui. Mai forse come in questo tempo, così fragile e confuso, abbiamo necessità di certezze, abbiamo urgente bisogno di un Amore totale che sappia risanare i cuori, che guarisca una umanità bisognosa non solo di salute fisica, ma anche di salute umana, affettiva, sociale, spirituale. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio! Questa conclusione è davvero bellissima! Dio è vicino a ogni uomo e ogni donna, così vicino che non esiste più il sacro e il profano, ma con la venuta di Cristo nella storia umana, tutto è consacrato dalla Sua presenza, anche per chi lo rifiuta, anche per chi lo nega, Dio rimane vicino, rimane amore e misericordia. Il verbo al futuro ci dona speranza, ci dice che la strada si snoderà anche domani, e Dio sarà là per accompagnarci e amarci, ieri, oggi, sempre. © riproduzione riservata L’immagine: Jacopo Da Ponte, San Giovanni Battista nel deserto, 1558

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