Dio e mammona

Oggi la Liturgia della Parola ci invita ad un comportamento coerente, improntato sulla giustizia: se veramente vogliamo dirci cristiani, dobbiamo dimostrarlo con la vita e con le opere.
Nella prima lettura il profeta Amos tuona con forza: la classe benestante è vertiginosamente ricca e fa di tutto pur di accrescere la propria fortuna. La pausa imposta al commercio nei giorni festivi intralcia la corsa agli affari e si fa il conto alla rovescia perché passi al più presto. Ma è terribile la sentenza finale del Signore:Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere. Amos – e poi Gesù nel Vangelo – non demonizza la ricchezza in sé, ma la perversità alla quale fa giungere quando la si assurge a idolo e a scopo della propria vita. L’avidità indurisce il cuore, tanto da rimanere freddi ed insensibili dinanzi al bisogno dell’altro. Anzi, lo si sfrutta con una superficialità che sa di spaventoso. C’è da fare un buon esame di coscienza per tutti. Il rischio maggiore però è corso da chi detiene fattivamente incarichi di potere. Se l’esercizio di autorità – qualunque esso sia – non è supportato da una coscienza retta, è facile cadere nell’autoritarismo e nella sopraffazione del più debole.
Nella seconda lettura Paolo raccomanda al discepolo e vescovo Timoteo che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio.
Anche il Vangelo ci presenta una parabola con una tematica tanto attuale. L’amministratore di un ricco possidente “gioca sporco” con i beni e con i debitori del suo padrone, eppure alla fineviene da questi lodato. Com’è possibile? Secondo l’usanza del tempo, l’amministratorepoteva concedere prestiti dalla cassa del padrone ma, poiché non veniva retribuito, alterava le ricevute così da intascare la cifra in avanzo. Scoperto e accusato, il nostropersonaggio pensa bene di correre ai ripari rinunciando a quanto avrebbe potuto riscuotere e facendosi benvolere dai debitori.
Rinuncia ai suoi interessi pur di trovare favore e aiuto in un momento tanto critico. È lodato perché, trovandosi in difficoltà e non scorgendo altre vie d’uscita, è capace di mettere da parte il proprio tornaconto, facendosi degli “amici” che possano soccorrerlo a tempo opportuno.
Nella vita di ciascuno c’è sempre il momento del discrimine, nel quale si è chiamati a scelte precise: Dio o mammona, il proprio interesse o quello della collettività, il mio benessere ad ogni costo o l’andare incontro alle necessità altrui… anche rimettendoci del mio, se occorre. «Siamo tutti come dei fattori e ci è stato affidato qualcosa da fare in questa vita: di questo dobbiamo rendere conto al grande padre di famiglia. E colui a cui è stato affidato di più dovrà rendere un conto maggiore» (S. Agostino,Disc. 359).
Una curiosità: mammona ha la stessa radice di amen e di fedeltà. È la roccia, il solido fondamento sul quale si costruisce la propria vita. Noi costruiamo su Dio o sui nostri interessi?

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