Dina Dore, un ricordo come monito

Ha vinto l’emozione solo per lanciare un appello agli uomini: «Rispettate le donne, lo meritiamo». Poi tra i singhiozzi l’omaggio alla sorella: «Dina é ancora viva nel ricordo di tutti e diventa suo malgrado simbolo di troppe violenze. Non ci poteva essere giorno migliore – oggi 8 marzo – per celebrarne il ricordo». Graziella Dore ha pronunciato poche parole stamattina a Cagliari durante l’intitolazione della sala riunioni della Commissione regionale Pari Opportunità di Cagliari , come deciso nell’ultima seduta dalla Giunta regionale, a Dina Dore. Tra pochi giorni, il 26 marzo, si ricorderà il decennale dell’uccisione nella sua casa di Gavoi della donna e madre assassinata nel 2008 su ordine del marito Francesco Rocca che sta scontando l’ergastolo.

Graziella Dore e Francesco Pigliaru

Alla cerimonia, conclusasi con l’inaugurazione della targa, hanno partecipato tra gli altri i presidenti della Giunta Francesco Pigliaru, del Consiglio Gianfranco Ganau e della Commissione pari opportunità Gabriella Murgia, assessori (tra cui il nuorese Luigi Arru), consigliere e consiglieri regionali. A ricordare la vicenda è stata Maria Francesca Chiappe, giornalista de L’Unione Sarda che ha ricostruito omicidio e processo nel libro “Carezze di sangue”.

GABRIELLA MURGIA. La presidente della Commissione pari opportunità in apertura di cerimonia ha affermato che «Dina Dore rappresenta simbolicamente tutte le donne, non solo sarde, vittime di efferata violenza di genere. La targa della sala comparirà anche negli atti amministrativi di convocazione delle assemblee ed ha pertanto anche un valore di richiamo comunicativo, a protezione dei diritti di genere a carattere regionale. La targa – ha aggiunto Gabriella Murgia – rappresenta la volontà di tenere acceso il dibattito pubblico su ogni fenomeno di abuso psicologico e fisico perpetrato sulle donne, non soltanto per rieducare al sentimento del rispetto umano, ma per richiedere maggiore severità contro chi si macchia di femminicidi».

 

FRANCESCO PIGLIARU. «Il compito delle istituzioni è intervenire nella maniera più utile a cominciare dai centri antiviolenza, che ci impegniamo a continuare a sostenere e finanziare», ha detto il presidente della Regione,  «ma siamo consapevoli che il rispetto, la parità di genere, il rifiuto di ogni tipo di violenza nascono dalla cultura, dall’educazione. E anche su questo fronte il grande investimento che abbiamo voluto fare con il progetto Iscol@ è uno strumento prezioso. I laboratori avviati nelle nostre scuole servono anche per far passare i messaggi giusti – ha concluso Pigliaru – per favorire quel cambio di mentalità che ci auspichiamo avvenga nel più breve tempo possibile».

LUIGI ARRU. Nel suo intervento l’assessore regionale della Sanità a Politiche sociali, Luigi Arru si è soffermato sulla logica di fare rete intorno ai centri antiviolenza, per i quali si è lavorato al fine di aumentare i numeri e le risorse, per garantire al meglio e uniformemente in tutti i territori accudimento e presa in carico. Infine l’assessore degli Enti locali, Cristiano Erriu, si è impegnato a creare le condizioni istituzionali affinché per i Comuni della Sardegna l’8 marzo diventi l’occasione di eventi importanti che servano a riflettete e rilanciare il tema.

© riproduzione riservata

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn