Dighe-Enel: accordo per il Tirso, silenzio sul Nuorese

Per illustrare in una conferenza stampa la transazione con l’Enel, ieri mattina il presidente della Regione Francesco Pigliaru ha invitato anche l’ex assessore Paolo Maninchedda che aveva avviato e portato avanti il contenzioso in cui nel 2015 in pochi credevano, trascinando l’ente elettrico davanti al Tribunale Regionale e al Tribunale Superiore delle acque pubbliche. Lo stesso Maninchedda il 9 marzo dal suo blog  “Sardegna e Libertà” aveva parlato di  «evento storico, imminente, preparato da me e concluso da Balzarini, con il sostegno del governo regionale: ci riprendiamo le dighe». Oggi però il segretario del Partito dei Sardi, gioendo per il passaggio alla Regione delle centrali idroelettriche Tirso 1 e  Tirso 2 e delle due dighe di Busachi, ha evitato accuratamente di parlare di altre sette infrastrutture che, oltre i sei invasi sui fiumi Coghinas  e Flumendosa, riguardano la diga di Gusana sul Taloro e relative centrali idroelettriche “Taloro” (240 MW) e “Cucchinadorza” (41,6 MW); la diga di Cucchinadorza sul Taloro e relativa centrale idroelettrica di Badu Ozzana (27,2 MW); la diga di Benzone sul Taloro e relative centrale idroelettrica (6,4 MW) e stazione di sollevamento; più le centrali a gestione Enel nelle dighe di Enas (Ente Acque della Sardegna) : oltre a Ozieri, Posada-Maccheronis (0,8MW) e Preda Othoni-Cedrino (3,8MW). Su questo troncone del contenzioso evidentemente la trattativa con l’Enel è ancora da chiudere se non è stata citata oggi in conferenza stampa neanche da Pigliaru, né dall’assessore Edoardo Balzarini né  dal direttore generale di Enas Giovanni Sistu. Con tutta la probabilità il braccio di ferro con Enel continua sulla valutazione economica delle strutture. Infatti se giuridicamente era relativamente semplice la causa per Tirso 1 e Tirso 2 perché il Consorzio di Bonifica dell’Oristanese risultava c titolare della concessione di derivazione ad uso idroelettrico, ben più complicata risultava la situazione delle altre 9 dighe e ulteriori tre centrali idroelettriche perché l’Enel risultava titolare di regolari concessioni. Per superare quest’ostacolo gli invasi che alimentano le centrali dell’Enel sono stati inseriti nel 2014 con tre distinte delibere nel sistema idrico multisettoriale della Regione Sardegna che quindi ne ha rivendicato il possesso provocando la reazione dell’Enel che ha impugnato al competente tribunale Superiore delle acque di Romad eliberazioni e decreti attuativi rivendicando la titolarità delle concessioni fino al 2029. Enel però il 10 dicembre 2014 ha fatto pervenire alla Regione una proposta transattiva: costituzione di una società mista con la Regione per la gestione fino al 2029 delle nove dighe e dei relativi impianti con partecipazione regionale al 49% e conseguente ripartizione dei costi e dei ricavi. Per valutare la convenienza della proposta, quantificare il valore economico di dighe, centrali e produzione idroelettrica, il 17 marzo 2015 la giunta regionale ha deliberato, stanziando centomila euro di «dare mandato alla Direzione generale dei Lavori Pubblici per curare tutti gli adempimenti volti all’individuazione dell’operatore specializzato in materia con provata esperienza che dovrà procedere alla determinazione del valore economico delle dighe, delle centrali e della relativa produzione idroelettrica e di acquisire ogni utile collaborazione da parte di Enas per le conseguenti valutazioni di convenienza». Che risultati ha dato questa verifica? Silenzio totale.

La diga di Cuchinadorza

L’unico dato certo è che le nove dighe la cui titolarità e contesa davanti a Tribunale Superiore delle acque non sono entrate nella transazione firmata ieri per i due invasi e le centrali idroelettriche di Busachi da Marco Dario Cherchi, direttore generale dell’assessorato ai Lavori Pubblici; Carlo Pignoloni, responsabile per le Energie rinnovabili di Enel; Giovanni Sistu, amministratore unico di Enas: e Andrea Abis, commissario del Consorzio di Bonifica dell’Oristanese. «La transazione – si legge in una nota della Regione – rappresenta un passo concreto verso la gestione diretta delle centrali da parte di Enas, che avverrà con un successivo accordo con Enel». Un aspetto ulteriormente precisato da Giovanni Sistu: «La gestione provvisoria di Tirso 1 e 2 resterà in capo a Enel per uno o due anni, ma della redditività pari a 3 milioni per ogni esercizio beneficerà Enas, che potrà anche vendere l’energia prodotta». Notevole – fanno notare ancora in Regione – l’impatto sui costi energetici dell’ente che gestisce le dighe sarde e del Consorzio di bonifica che incasserà da Enel una cifra forfettaria fissata nell’accordo in due milioni e 200 mila euro mentre 7 milioni e 200 mila euro saranno incassati dalla Regione. Inoltre saranno restituiti al territorio regionale i vantaggi economici e ambientali derivanti dalla produzione di energia, pulita e rinnovabile, nei due impianti. «È stato un lungo percorso, con punti di vista diversi e talvolta conflittuali – ha spiegato Pigliaru -, ma alla fine siamo contenti di poter dire di aver trovato un accordo che ci soddisfa, perché riconosce alla Sardegna un diritto chiaro e preciso: le dighe sono un’area che ci appartiene territorialmente, quindi è giusto che tutto ciò che lì si fa, compresa la produzione di energia, produca vantaggio per i cittadini sardi. E il riconoscimento del principio, sacrosanto e dovuto, porta con sé effetti operativi molto concreti: cifre importanti che prima andavano a Enel ora entreranno nelle casse della Regione. Questo risultato – ha concluso il presidente –  oltre a mettere ordine nel pregresso, attiva un flusso di risorse per noi particolarmente preziose che potranno andare a finanziare gli alti costi della gestione delle acque». Dal canto suo Edoardo Balzarini ha sottolineato che «l’accordo ci permette di portare a casa uno strumento per l’autosufficienza energetica del sistema idrico multisettoriale sardo. Un risparmio che contribuisce alle spese sostenute dai consorzi di bonifica per il pompaggio dell’acqua per gli usi irrigui. La transazione chiude una vicenda giudiziaria per il possesso delle due centrali e permette da un lato di non proseguire il giudizio e  dall’altro, di entrare immediatamente in possesso dei due impianti e usufruire dei benefici economici che ne derivano. La produzione media annua delle due centrali – ha sottolineato ancora l’assessore – è infatti di 40,33GWh all’anno, che significa una reddittività media dei due impianti di tre milioni di euro». Soddisfatto anche Paolo Maninchedda che porta a casa anche un indubbio risultato politico per ave sollevato nel 2014 una questione “dimenticata” da otto anni, visto che nel 2006 si era stabilito per legge il passaggio alla Regione di dighe e impianti, centrali idroelettriche comprese. «La conclusione della trattativa mette l’Enas nelle condizioni di svolgere un ruolo di prima grandezza in funzione del fabbisogno energetico dell’Isola – ha spiegato il segretario del PdS – la Regione dispone di risorse strategiche di grande valore economico, acqua dighe e centrali sono dei sardi ed è giusto che sia l’Isola a gestirle». Discorso giusto per Tirso 1 e Tirso 2 ma che, almeno per ora, non riguarda le dighe Gusana, Cucchinadorza e Benzone sul rio Taloro; Casteldoria e Muzzone sul rio Coghinas; Bau Mela, Bau Mandara e Bau Muggeris sul Flumendosa; Sa Teula sul rio Sa Teula e le centrali idroelettriche gestite da Enel negli invasi già di proprietà della Regione di Posada, Cedrino e Ozieri.