Il diario/4: l’omelia di monsignor Galantino

Tutto colora di bellezza, la domenica sul colle. Espande Bonaria due braccia verso il mare. Quella piazza dei Centomila dalla storia che qui segnò il papa Paolo VI. È l’ora solare, Cagliari sonnecchia, il sole già la inonda di luce. Barche della ricca borghesia moderna, beccheggiano al maestrale nel molo Icnusa, alla fonda, lontana una delle tante immense navi da crociera. Salgono la gradinata, lenti, a centinaia, i delegati della 48° settimana sociale stamane si son dati qui appuntamento. La Basilica li accoglie, vescovi, sacerdoti, gente comune. E quella Madonna col bambino, dal colore bruno, venuta da lontano, suscita emozioni forti. Ha scelto, monsignor Nunzio Galantino (foto sopra di Lidia Lai)  di chiudere le giornate della Settimana Sociale  con solennità, qui ai piedi della Patrona di Sardegna. Sotto le navate che risuonano dei canti gregoriani, le letture forti di oggi: Esodo e Deuteronomio, richiamano povertà , stranieri, migranti, gli ultimi che hanno la protezione di Dio. E sono, non importa il colore della pelle, dietro l’angolo anche di viale Bonaria, fuori dai market della domenica o dai bar eleganti del centro di via Roma, elemosinano qualche centesimo di euro. E l’uomo, il cristiano, non li può allontanare e se lo fa, si riempie di vergogna. Gli ultimi entrano di prepotenza nell’omelia del segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana. E richiamano il dolore, quello che leggiamo scolpito su marmo antico, nella parte alta di sinistra della basilica: Attendite et videte si est dolor sicut dolor meus  (Geremia 1.12). Monsignor Nunzio Galantino richiama i temi forti concludendo la quattro giorni cagliaritana. Agguanta il bastone e sferza le comodità e le certezze dei cattolici italiani: non può esserci amore per Dio, se avverti l’esigenza di allontanare l’altro, l’immigrato, il debole, il senza lavoro. Si aggrappa alla concretezza delle proposte delle giornate nei padiglioni della fiera. Sa che sono proposte, ma bisogna mettersi in gioco e subito. «Mettiamo in campo», dice con forza, «le risorse, tutte. Noi Chiesa mettiamo le nostre risorse materiali per alimentare fiducia e lavoro. Le nostre liturgie non possono trasformarsi in parodie teatranti, tra l’altro spesso con abiti di scena che so essere molto costosi». Le navate quasi vacillano, i vescovi lo guardano fisso, il popolo ascolta, colpito dalla radicalità del segretario della Cei. Ancora: «La croce sulle pareti o sulle collanine, d’oro o d’argento non sono un complemento d’arredo». Quindi l’autocritica-denuncia «per le nostre organizzazioni, tante delle quali fine a sé stesse con segni evidenti di progressiva autoreferenzialità». Obiettivo è di accelerare quelle trenta mosse, le quattro proposte presentate come sfida per la prossima legge di bilancio al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. O la stringente scommessa racchiusa in tre proposte, messa nelle mani, in conclusione dei lavori, del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e indirizzate all’Ue: abbattere i santuari dei paradisi fiscali nel vecchio continente, inserire da subito, tra i criteri standard delle decisioni della banca centrale, insieme alla inflazione o deflazione, i dati sulla occupazione nei paesi membri. Monsignor Galantino sa che l’eco abrasiva delle sue parole varcherà rapidamente il Tirreno. Anche prima che si spengano le note struggenti dell’inno di Bonaria, sul mistico colle il tuo sguardo posavasi allor

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