Il diario/3: l’intervento di Gentiloni

Tra politica e Chiesa Italiana c’è  spesso un Gentiloni di mezzo. Per carità non siamo nello stretto tornante di quella grande storia. Anzi si vede a pelle che tra il Paolo Gentiloni (nella foto in alto di Lidia Lai) e le gerarchie c’è buon feeling, buone intese, come tra vecchi amici o tra rematori della stessa barca. Lontano il tempo – 1913 – quando lo zio dell’oggi presidente del Consiglio, il conte Vincenzo Ottorino Gentiloni, doveva fare un accordo – il Patto, appunto – sottobanco con i liberali di Giolitti, per superare il “Non expedit” e inserire nelle liste elettorali manipoli di cattolici. Operazione semiclandestina originata dalla comune idea di arginare il socialismo avanzante. Sarà un caso ma quelle decisioni hanno preso corpo pochi anni dopo la prima delle Settimane sociali volute da Giuseppe Toniolo. Era il 1907. Poi i cattolici in politica, con quello che ne è conseguito.
Paolo Gentiloni, arriva, qui alla Fiera di Cagliari, a fianco del vecchio stadio Sant’Elia e del nuovo Sardegna Arena, in un pomeriggio dalle tonalità estive, non di autunno inoltrato. Ha anticipato la venuta prevista per domani: Si sono fatte molte illazioni ma non ci sono motivazioni nascoste: domani il premier parte per l’India. Oggi ritrova la giusta serenità, quella che Roma difficilmente regala, nei padiglioni blindati della Fiera dove viene accolto con tutti gli onori. Persino alzandosi in piedi, quasi fosse il Papa, ironizzano qui in sala stampa. Parla con la sicurezza di uno che si è preparato e ha seguito con attenzione i lavori preparatori della 48^ Settimana Sociale. Coglie le sfide, i trenta passi, le trenta mosse organiche, le quattro proposte concrete di monsignor Filippo Santoro e Sergio Gatti vicepresidente del Comitato scientifico. Gentiloni ha anche un suo bilancio che lancia sulla sala attenta, tutto sommato benevola. E accenna un qualche consenso, senza sbilanciarsi sulle quattro concrete proposte che Gatti gli consegna. Affidiamo, dice, nel senso etimologico, con fiducia. Fa parte del personaggio Gentiloni il non azzardo, il non sbilanciarsi. Ma c’è empatia quando riconosce valore per il governo dei contenuti dell’Instrumentum Laboris, una sorta di vangelo di questa settimana di Cagliari. E quando il presidente del Consiglio cita Primo Levi e il lavoro ad Aushwitz, la sala esplode e gli tributa un sincero applauso. Gli regalano un metro finale, “misuriamo il nostro impegno”, gli dice monsignor Santoro vescovo di Taranto, “anche sulla qualità dell’ambiente”. Lo porta via l’aereo, col sole che scende sugli orizzonti lontani della Sardegna interna. Non c’è conflitto tra Chiesa e istituzione Stato, ma sfida sì. Parte per Napoli, Gentiloni. Lo attende Renzi alla conferenza programmatica del Pd.

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