«Diabete, emergenza sociale sottovalutata»

«Rileviamo che manca la volontà politica di comprensione e attenzione del fatto che il diabete è la malattia nazionale dei sardi e un’emergenza sociale. Non è possibile che un partito della maggioranza debba convocare una conferenza stampa per dire cose che sono sotto gli occhi di tutti e che ci costringeranno a forme di mobilitazione civile, alle quali siamo già pronti». Così il segretario del Partito dei sardi Palo Maninchedda, questa mattina in una conferenza stampa in Consiglio regionale, per denunciare la situazione di sofferenza per i circa 100 mila sardi ammalati di diabete, legata soprattutto alla difficoltà di accedere alle cure più avanzate e costose. Insieme a Maninchedda, nell’incontro con i giornalisti, il presidente del Pds Franciscu Sedda, il consigliere regionale Augusto Cherchi, primo firmatario di un’interrogazione alla giunta, e il consigliere Piermario Manca. «Ci spiace contestare che nonostante ci sia un primato poco invidiabile che vede la Sardegna come una delle regioni del mondo con la più alta incidenza di diabete nell’età 0/14, questa emergenza venga considerato un fatto ordinario – sottolinea Maninchedda -. Chiediamo ai media di aiutare l’iscrizione di questo tema al primo punto dell’agenda regionale». Secondo motivo della convocazione: «Una richiesta pubblica al presidente della Regione Francesco Pigliaru affinché si attivi per la correzione degli strumenti di programmazione sanitaria, che stanno fortemente ledendo gli interessi dei sardi». La Sardegna, spiega l’ex assessore regionale, «è una delle ultime due regioni, insieme alla Puglia, che costringe i sui pazienti a pungersi 10 volte al giorno, mentre in altre regioni d’Italia sono disponibili gli strumenti che consentono di calibrare la somministrazione dei farmaci al bisogno». Terzo motivo della conferenza stampa: «Diffusione della comprensione che questa sia un’emergenza nazionale sarda», continua Maninchedda: «I sardi non sono adeguatamente consapevoli che certe abitudini, come quella di portare i bambini ammalati in ipoglicemia prima del sonno, per non svegliarli durante la notte per le misurazioni, rischiano di essere dannose per la loro salute».

Entra nel dettaglio Cherchi, medico: «In Sardegna esistono dei limiti dettati dal piano terapeutico regionale sulla prescrizione di alcuni farmaci, che costano di più ma hanno il vantaggio di consentire una migliore gestione del diabete, per quanto riguarda il livello basale nel sangue degli zuccheri. Non vengono inoltre distribuiti i sensori che evitano decine di punture al giorno: quelli che vengono distribuiti nella altre regioni d’Italia consentono due punture al mese al posto di 330 punture, gli strumenti un po’ più avanzati possono addirittura consentire due sole punture all’anno, al posto di 3.600». In Sardegna, sottolinea, «ci sono colleghi diabetologi che sono costretti a prescrivere farmaci fuori dal piano terapeutico regionale, come le nuove insuline, quasi in clandestinità, perché sanno che sono farmaci che danno qualcosa in più: non è accettabile». Prosegue Cherchi: «È necessario che l’assessorato e la giunta impongano delle direttive diverse da quelle imposte fino ad ora: è anche un discorso economico, dobbiamo investire adesso in migliori cure, per risparmiare domani nelle terapie. Ricordo che spendiamo per la cura diretta del diabete il 10% del fondo sanitario regionale, mentre con le spese indirette, come legge 104 e pensionamenti anticipati, il costo passa al 20%: stiamo parlando di 300 milioni, che diventano 600 se si sommano cure dirette e indirette». Il diabete giovanile, conclude, «è la causa più frequente di insufficienza renale terminale, di cecità e amputazioni non traumatiche degli arti inferiori: stiamo parlando di una vera e propria emergenza sociale». Chiudono Sedda e Manca: «Non abbiamo idea di quale sarà la ricaduta sociale di questa malattia, anche sui costi futuri – spiega il presidente del Pds – dobbiamo saper risolvere il problema che avremo fra 20 anni e saper garantire una qualità dignitosa della vita per i sardi». Sottolinea Manca: «Non eravamo d’accordo sulla Asl unica e sulla riorganizzazione della sanità e lo abbiamo sempre detto: va bene il risparmio, ma non si può tagliare in maniera indiscriminata. Ci deve essere un’inversione di tendenza». (Api/ Dire) 14:22 28-02-18 NNNN