Dazi Usa, pecorino romano a rischio ko

I pastori sardi rischiano di pagare un prezzo altissimo per la guerra commerciale in corso tra gli Stati Uniti e l’Europa ma a temere sono anche i produttori di vino e di olio di oliva e in particolare aziende isolane che sono riuscite a ritagliarsi in America interessanti nicchie di mercato. Il pecorino romano è infatti nella lista dei prodotti agroalimentari stilata dall’amministrazione Usa da colpire con i dazi per un totale di 11,2 miliardi di dollari (circa 10 miliardi di euro) annunciata dal presidente Trump  come ritorsione sugli aiuti di stato all’Airbus che finirebbero per danneggiano la statunitense Boeing. Le sovvenzioni alle compagnie aeree  europee – secondo gli americani – sarebbero in contrasto sulle regole sulla libera concorrenza e la pressione dei dazi mira a cancellare i contributi ai vettori al centro di una annosa vertenza davanti all’organizzazione mondiale del commercio (Wto). Nella lunghissima lista di 14 pagine passibili di essere sottoposti a tariffe doganali in entrata, insieme a elicotteri e aerei ci sono soprattutto i prodotti agroalimentare esportati dai paesi dell’Ue, tra cui filetti di salmone, tranci di pesce spada, frutta, olio d’oliva, abbigliamento e, appunto, i prodotti lattiero-caseari e in particolare i formaggi sardi.

La notizia arriva da oltre Oceano mentre al Tavolo regionale del latte è aperto il confronto sulla spendita dei 50 milioni di euro per ristrutturale la filiera e rispondere al crollo del prezzo del latte al centro della recente clamorosa protesta dei pastori. Chiaro il timore per le ripercussioni su quel processo che dovrebbe portare al pagamento a novembre del latte a un euro al litro. I dazi sono destinati, infatti, a far aumentare i prezzi con un conseguente crollo dei consumi nel mercato americano. Proprio la ripresa dei consumi negli Usa era una delle condizioni per risolvere la crisi del latte, una prospettiva che si allontana con l’inserimento nella black list del Pecorino Romano «per le cui sorti – ha sottolineato oggi Ismea – «il mercato USA ha dimostrato di essere determinante. È infatti il calo del 30% circa (- 40% in volume) dell’export verso gli Stati Uniti che è alla base della drammatica crisi che sta vivendo il settore». Ora si teme che nei mercati globalizzati anche la semplice notizia sui possibili dazi finisca per frenare anche la timida ripresa del prezzo del Romano stabile che, secondo le rilevazioni di oggi del sito specializzato Cla.it, è rimasto fermo sul un minimo di sei a un massimo di 6.20 al chilo, recuperando 60 centesimi in un mese.

Solo l’annuncio dei dazi, in un mercato molto sensibili alle voci, potrebbe frenare quel rialzo che per far intascare a ogni pastore 1 euro al litro di latte dovrebbe portare il formaggio a almeno 8,50 euro al chilo. Il rischio che qualcuno giochi al ribasso cavalcando la notizia è reale perché – come sottolinea il presidente regionale di Coldiretti Battista Cualbu –  già l’allarme potrebbe causare danni. La delicatezza della questione  è dimostrata che a livello nazionale calcola in 2,2 miliardi (circa un milione di euro) il danno per l’export italiano con SAll’Ismea che oggi in una nota Ismea a livello nazionale i dazi annunciati da Donald Trump potrebbero mettere a rischio 2,2 miliardi di made in Italy  «con forti effetti sulla bilancia commerciale del nostro Paese».
L’export agroalimentare negli Stati Uniti nel 2018 ha raggiunto quasi 4,25 miliardi di euro e i prodotti più rilevanti del made in Italy agroalimentare verso gli USA sono il vino, la pasta, l’olio d’oliva e i formaggi ovvero quasi tutte le categorie che sarebbero penalizzate dall’eventuale introduzione di dazi.
Oltre il Pecorino Romano un altro prodotto che potrebbe essere bersaglio dei dazi è l’olio vergine d’oliva il cui export verso gli USA, nel 2018, ha toccato i 359 milioni di euro, con un trend di crescita del 60% negli ultimi 10 anni.
Un duro colpo all’agroalimentare italiano potrebbe derivare dall’applicazione dei dazi sui vini italiani. Attualmente gli USA coprono, con circa 1,5 miliardi di euro, un quarto del totale delle esportazioni enologiche italiane nel mondo. «Quello USA – ha dichiarato Raffaele Borriello, direttore generale dell’Ismea, è il terzo mercato di destinazione per il food & beverage italiano, dopo Germania e Francia e rappresenta il 10% del totale delle esportazioni agroalimentari italiane. L’introduzione dei dazi per le nostre produzioni agroalimentari potrebbe avere pesanti conseguenze per le imprese italiane».

«Gli Usa rappresentano un mercato importante per il nostro agroalimentare ed in particolare per Pecorino romano, che rappresenta la voce principale dell’agroalimentare sardo esportato», afferma dal canto suo Battista Cualbu: «Nel 2018, dai dati che riusciamo a recuperare da Clal.it, ne abbiamo esportato 9.180 tonnellate (15.414 nel 2017) per un valore di 64 milioni 721 mila euro (91.189.000 nel 2017). È chiaro che se ci fossero dei dazi ne pagheremo le conseguenze tutti. Per questo auspichiamo che si evitino scontri dagli scenari inediti e preoccupanti che rischiano di essere deleteri per tutti».