Davanti a Dio

In questa domenica siamo chiamati a prendere coscienza che la vita cristiana è uno stare davanti a Dio, un vivere di lui e per lui. Già il profeta Elia poteva vantarsi di questo: «per la vita del Signore, alla cui presenza io sto» (1 Re17,1). Amos, profeta contadino e mandriano, avvezzo quindi ad una vita dura che non fa sconti a nessuno, apostrofa gli spensierati e i dissoluti del suo tempo: la loro vita godereccia li porteràinfine alla rovina e la popolazione d’Israele vivrà l’amara sorte della deportazione e dell’esilio. È il triste esito di chi, pensando di essere il centro del mondo, vive tutto in riferimento a se stesso e al proprio godimento. Per loro risuona un agghiacciante: Guai agli spensierati… e a quelli che si considerano sicuri (prima lettura).
Anche Paolo esorta ad una condotta esemplare. Invita Timoteo a rinsaldare la sua bella professione di fede con atteggiamenti di giustizia, di pietà, di carità, di mitezza. Egli è un uomo di Dio e,davanti a Dio e a Gesù Cristo, è invitato ad un comportamento irreprensibile davanti a molti testimoni (seconda lettura).
Il Vangelo di questa domenica ci presenta ancora una parabola sull’uso sbagliato della ricchezza e sulle sue tristi conseguenze. È quella, nota, del ricco epulone e del povero Lazzaro. Nel titolo viene presentata la loro identità: il ricco non ha nome, o meglio: gli viene dato l’appellativo di “epulone” e cioè “banchettatore”. Egli è il suo ventre, pasciuto e soddisfatto. Il povero invece un nome ce l’ha, e che nome: “Dio aiuta”! Egli è colui di cui Dio ha cura… anche se così può non sembrare. Il ricco ha vesti sontuose e cibi succulenti. Lazzaro è vestito/coperto di piaghe e la sua pancia – purtroppo – è vuota. Il ricco ha cinque fratelli della sua stessa “razza”. Lazzaro ha l’unico conforto dei cani che leccano le sue piaghe.
Ma ecco, un giorno, il capovolgimento delle sorti: il ricco muore e va negli inferi fra i tormenti; muore anche Lazzaro e viene portato dagli angeli accanto ad Abramo.
«Vorrei vederti in questa situazione, o cristiano! Ecco la fine di entrambi. Pure in questa vita, Dio può concedere la salute, toglier la miseria e donare al cristiano il necessario. Ma anche se ciò non accadesse, che cosa preferiresti? Essere come il povero o come il ricco? Non t’illudere. Dalla conclusione deduci quale sia la scelta sbagliata» (S. Agostino, Disc. 33a).
Il benessere può diventare cattivo amico e consigliere, quando ci fa illudere di poter bastare a noi stessi, satolli e ubriachi fino alla nausea di un “ego” gonfio soltanto del suo stesso vuoto. Dio ci conceda invece di essere come Lazzaro, di imparare a confidare solamente in lui, di fare esperienza che la nostra vita è dono suo e che sussistiamo solo se accettiamo di viverla davanti a lui, certi che il suo amore è il respiro della nostra anima e in lui nulla ci manca e nulla dobbiamo temere. O Dio, tu chiami per nome i tuoi poveri, mentre non ha nome il ricco epulone… fa’ che aderiamo in tempo alla tua Parola (Colletta alternativa) per raggiungere la vita eterna alla quale siamo stati chiamati (seconda lettura).

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