Dare lavoro e pane nell’epoca del No

Nella società della scienza e della tecnologia aumenta l’opposizione, il più delle volte strumentale, ideologica, verso i grandi cambiamenti infrastrutturali. Non sono un amante del cemento e della politica ridotta allo sviluppo del metro cubo per metro quadro. Ma c’è un continuo fiorire di No che tutto abbraccia: eventi (No Expo), l’uso di giacimenti (No Triv), la posa di una ferrovia (No Tav) o di un tubo (No Tap), il denaro (No Euro), il vapore acqueo dei motori d’aereo (No Scie Chimiche), i radar (No Muos), i medicinali (No Vaccini), la politica sanitaria (No Project Nuoro), l’energia convenzionale (No Centrale) o rinnovabile (No Eolico), i rifiuti (No Termovalorizzatori, No piattaforma Ecologica), lo smaltimento di materiali radioattivi usati in medicina e nell’industria (No Scorie), la telefonia (No Ripetitori), l’organizzazione militare (No Basi), la viabilità (No Valico), l’alimentazione (No Agnelli, No Olio di Palma ecc), l’ambiente (No Parco), la religione (No Altare)… Se questa deriva ci fosse stata ai tempi di Traiano, Apollodoro di Damasco non avrebbe potuto realizzare i Fori romani; non ci sarebbero state la Salaria, l’Appia, la Cassia e neanche i monumentali acquedotti; ad Atene, non avrebbero costruito il Partenone; in Egitto non esisterebbero le piramidi; non sarebbe esistito neanche qualunque complesso strutturale moderno oggi meta di turismo, compresi Piazza Satta e la statua del Redentore a Nuoro. Stiamo parlando di opere, belle, naturalisticamente impattanti, oppure che hanno comportato modifiche del contesto urbanistico preesistente, dell’ecosistema.
La mia impressione è che la deriva dei vari No nasca per partito preso, prima ancora di avere contezza di cosa, con progetti ed opere, si voglia fare, realizzare. Prima viene il No e poi ci si veste nei panni di ingegneri, architetti, economisti, geologi, periti ambientali, epidemiologi, storici, urbanisti ed esperti di liturgia, per cercare le pezze giustificative. Si citano scienza e scienziati ma solo se giustificano posizioni preconcette. La scienza, come la verità, è libertà non opportunismo, non difesa del proprio cortile, non parassitario interesse personale.
Certo, lo sappiamo bene come la va il mondo: nei grandi interventi infrastrutturali c’è un impatto ambientale, costi eccessivi, un sistema drogato di appalti ed affidamenti, ombre varie di comitati d’affari e quant’altro (bandi aggiudicati con il 45% di ribassso… ditemi voi). Stronchiamolo il marcio, eliminiamo le distorsioni ma non si ha ragione dicendo sempre No. Hai un attimo di pubblicità ma i problemi restano irrisolti. Il project sanitario di Nuoro, per esempio, realizzato da persone serie, è stato affossato: chi ha fatto ciò trovi un’alternativa. La trovi senza licenziamenti, senza lasciare in eredità incompiute, senza dimenticare i malati e affamare dignitosi lavoratori. Non si trastulli ripetendo “avevo ragione io”. Non si impicca un popolo sull’albero del proprio egocentrismo.

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