Dalla siccità all’alluvione, emergenza continua

L’anno scorso in questo periodo le cronache si occupavano delle proteste dei pastori e dei famosi 15 euro a pecora stanziati dalla Regione per salvare il bestiame stremato dalla siccità, quest’anno invece si accavallano le notizie sui nubifragi e i danni provocati alle strutture civili e all’agricoltura dalle bombe d’acqua a ripetizione, tanto che sempre la Regione è stata costretta ad avviare le procedure per chiedere al Governo la proclamazione dello stato di emergenza (https://www.ortobene.net/maltempo-la-regione-chiede-lo-emergenza/ ).«Credo che non ci sia molto da aggiungere alle immagini che stiamo vedendo tutti»,  commenta il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba: «Siamo coscienti che stiamo vivendo una stagione anomala che segue quella altrettanto eccezionale dello scorso anno che ha penalizzato le campagne per motivi contrari a questi: oggi abbiamo troppa acqua, l’anno scorso la invocavamo. I cambiamenti climatici stanno penalizzando tutto il comparto agricolo in questi ultimi due anni lo abbiamo visto in modo palese. Si passa da un estremo all’altro». Quanto la situazione sia contraddittoria e in evoluzione lo dimostrano gli stessi bollettini della Protezione civile che nel giro di 24 ore sono passati dagli allarmi per le condizioni meteorologiche avverse a quelli di pericolo per gli incendi (fenomeno per fortuna limitato quest’anno a causa delle piogge) anche perché proprio in questi giorni è tornato a soffiare il maestrale. Intanto si contano i danni causati dai nubifragi a ripetizione. Danni quantificati dalla Coldiretti che ha predisposto un vero e proprio “Dossier maltempo” anche per prevenire le solite analisi fondate sul luogo comune che ogni fenomeno atmosferico si trasforma in calamità naturale con la conseguente elargizione di contributi pubblici. Si scopre così che «A una settimana dalla fine, agosto è già il mese più piovoso da quando si raccolgono i dati (1922), con medie che raggiungono anche il +1000%. Ormai – documenta Coldiretti Sardegna – non si contano più i nubifragi e le grandinate che stanno devastando le colture agricole: sono già milioni di euro i danni che vanno a sommarsi ai 300 milioni di euro subiti lo scorso anno dalla siccità. I brevi ma violenti e continui temporali, accompagnati spesso dalle grandinate causate dalla presenza di aria fredda in quota e molto calda e umida al suolo, stanno interessando tutto il territorio regionale, ma in particolare il centro sud dove ha piovuto per 20 giorni su 23, un vero record se si pensa che negli ultimi 5 anni la media delle giornate piovose ad agosto era di 3 giorni (in tutto il mese)». A piangere insomma, insieme ai turisti che hanno speso un occhio per la testa e si sono visti ridurre drasticamente la possibilità di godere mare e sole, è ancora una volta il mondo agricolo che si trova nel paradosso di dover subire i danni dalla troppa acqua dopo che appena 8 mesi faceva la conta di quelli dovuti alla mancanza di precipitazioni (nel 2017, secondo “Sardegna clima”, gran parte del territorio sardo ha chiuso con soltanto la metà del cumulato pluviometrico rispetto alla media, con punte del 65-70%). Situazione completamente ribaltata nell’anno in corso. Coldiretti cita, infatti, ancora le rilevazioni di “Sardegna Clima”,  per affermare che il mese di agosto 2018, soprattutto nella parte costiera e occidentale può già essere classificato come un mese eccezionale per gli accumuli pluviometrici che risultano i più alti dal 1922: le medie mensili in questo mese oscillano normalmente da pochi millimetri delle aree costiere meridionali (5/8 mm) ai 30/40 mm delle zone interne e di montagna. Ad oggi ci troviamo di fronte a dati provvisori addirittura prossimi ai 200 mm tra Goceano e Barbagia. Anomalie pluviometriche che si fanno ancora più estreme (più 1000%) sui settori meridionali se sull’hinterland di Cagliari si registrano picchi fino a 140 millimetri. Agosto tra l’altro – rileva ancora il “Dossier maltempo”- è arrivato dopo una primavera molto piovosa con un maggio eccezionale tra i più ricchi di precipitazioni di sempre (in varie località si sono superati i 200 mm mensili, evento di per se raro, eccezionale se riferito a quel mese. Primavera che aveva già arrecato notevoli danni all’agricoltura in particolare alla frutta (fragole, albicocche, ciliegie e pesche. Perdite, soprattutto per le precoci, che si aggirano dal 40 anche al 70%), il grano ed in particolare per il Cappelli, ma anche le ortive (ritardi nella messa a dimora delle piantine e terreni allagati), e per i foraggi, il riso e le vigne come nel caso di Mamoiada dove già a giugno si preannunciava una vendemmia disastrosa. «Nei campi in molti casi la situazione è a dir poco critica», chiosa Coldiretti Sardegna: «Le piogge dell’ultima settimana sono state il colpo di grazia per molte colture. Ci ritroviamo con terreni allagati, frutti devastati dalla troppa acqua, dalla forza delle precipitazioni e dalle grandinate, oltre che invase dai funghi che in queste condizioni trovano il proprio habitat naturale e possono proliferare tranquillamente. Stiamo parlando di milioni di euro di perdite». Questo nel dettaglio un primo quadro della situazione

VITICOLTURA. I temporali, la violenza delle precipitazioni e le grandinate stanno falcidiando alcuni settori importanti della nostra agricoltura. Tra i più penalizzati sono i vignaioli che nel 2017 hanno subito pesanti perdite dovute al troppo caldo, alle poche precipitazioni e alle gelate di metà aprile dovute anche all’umidità primaverile, acuita ad agosto. Alcune cantine hanno dovuto interrompere la vendemmia e non potranno riprendere, tempo permettendo, prima di 15-20 giorni. Le perdite in questo campo si aggirano intorno al 40% con punte del 70. Il problema riguarda tutta la Sardegna, ma in particolare il centro sud (dalla Planargia e Barbagia in giù).

FRUTTA. È un altro settore tra i più penalizzati, già in sofferenza per le piogge e umidità di primavera. Anche in questo caso gli agricoltori si ritrovano con frutteti allagati e con tappetti di frutta marcia a causa dei parassiti che stanno dilagando e potrebbero creare problemi alle stesse piante. Le perdite sono intorno al 50 per cento per pesche, susine, ma anche meloni e angurie, che si sommano a quelle della primavera quando andò perso tra il 50-70% di ciliegie e fragole ed il 40 per cento di albicocche. L’eccesso idrico assorbito dalle piante, che si ritrovano a mollo, fa il resto. In diversi casi le grandinate hanno addirittura spaccato le angurie.

POMODORO. Un altro settore agricolo che rischia di avere il raccolto compromesso è quello dei produttori di pomodoro da industria, dove le perdite oscillano intorno tra il 60 e 70%. La siccità nel 2017 ha ridotto le produzioni del 30% ma quest’anno i danni sono ben più gravi. A danneggiarlo sono state soprattutto le precipitazioni dell’ultima settimana che hanno allagato e letteralmente distrutto i pomodori pronti per la raccolta.

ORTIVE. A mollo si ritrovano anche le ortive. Melanzane, peperoni, ortaggi. In questo caso, soprattutto nel sud Sardegna dove la coltivazione è dettata da ritmi serrati, si stanno subendo tantissimi ritardi creando problemi anche per i prossimi mesi. Una delle colture più penalizzate è sicuramente quella dei carciofi. Da una parte i campi allagati non permettono la coltivazione e dove si sono già fatte le piantine sono state abbattute dai temporali e affogate per l’eccesso idrico. Qualche problema lo sta subendo anche il riso, coltivato in ritardo a causa delle piogge di maggio e ora minacciato dal brusore, la più grave patologia funginea. Davanti a questi gravi danni non sono da sottovalutare i ritardi e le perdite dell’erba medica, agli oliveti, ma anche alle strade rurali, molte spazzate via dai fiumi da fiumi d’acqua, oltre ai pascoli.

PASTORIZIA. Il dossier della Coldiretti non cita l’allevamento: i pastori dovrebbero essere una volta tanto contenti, ma anche qui in realtà non mancano le contraddizioni. Le piogge, infatti, a causa della presenza di erba fresca hanno allungato oltre giugno la stagione della mungitura, buona notizia offuscata però dal timore che l’aumento della produzione finisca per fa crollare il prezzo del formaggio, in particolare il Romano che secondo il sito specializzato “Clal.it” a febbraio nella piazza di Milano aveva recuperato fino a 7.70 euro al chilo rispetto al punto più basso di 5.13 del marzo 2017 e il picco di 9.38 euro al chilo toccato nel 2015. Sul Romano non mancano, infatti, le preoccupazioni visto il costante calo del prezzo negli ultimi tre mesi: nella piazza di Cagliari si è passati nel formaggio da esportazione stagionato a 5 mesi  – sempre secondo Clai.it – dai 7.60 euro al chilo ai 6.90 del 10 agosto. Sul fronte dei costi poi – paradosso nel paradosso – gli allevatori lamentano l’impossibilità a stoccare il foraggio rovinato proprio dalle piogge.

Davanti a questa realtà Coldiretti Sardegna invoca una pronta risposta da parte della Regione: «Il riconoscimento dello stato di calamità è doveroso – sostiene Battista Cualbu, presidente regionale dell’organizzazione agricola – ma ciò che chiediamo è la tempistica delle risposte. È fondamentale intervenire immediatamente perché le perdite sono molto alte e non dobbiamo dimenticare anche che prodotti coltivati e raccolti a seguito di tante spese poi si ritrovano ad essere pagati all’agricoltore sottocosto per via di filiere troppo lunghe e spesso poco trasparenti. Ci appelliamo alla Regione – conclude Cualbu –  affinché i denari già stanziati per la siccità dello scorso anno (45 milioni) siano liquidati a brevissimo perché per fronteggiare questi danni gli imprenditori agricoli hanno bisogno di liquidità, anche per risolvere alcuni problemi che altrimenti bloccheranno le attività».

LA REGIONE SI APPELLA AL GOVERNO. La situazione dell’agricoltura sarda  – assicurano in Regione – è attentamente monitorata ma il 23 agosto l’assessore competente Pierluigi Caria ha messo le mani avanti segnalando che rispetto all’entità dei danni i fondi a disposizione sono pochissimi. «Già dalle prossime settimane i tecnici dell’Agenzia regionale Argea Sardegna sono pronti a valutare i danni alle colture colpite dal maltempo che, in quest’ultimo mese, ha causato diverse criticità in vari territori dell’Isola e per numerose imprese agricole. Per adesso – ha detto Caria commentando gli anomali eventi atmosferici che stanno caratterizzando l’estate in corso – siamo in attesa delle comunicazioni degli stati di calamità da parte dei Comuni dove si trovano le aziende interessate dai fenomeni. Così come qualche giorno fa nel caso dei danni per la produzione delle cozze a Olbia, anche sugli eventuali ristori per il comparto agricolo rivolgiamo un appello a tutti i parlamentari sardi, a prescindere dalle appartenenze politiche, affinché si facciano portavoce a Roma delle problematiche della Sardegna. Gli eletti sardi siano ambasciatori in Parlamento e al Governo per il recupero di risorse da destinare alle nostre imprese agricole attraverso interventi ad hoc da inserire nella nuova legge di programmazione finanziaria. I fondi a disposizione – ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura  – sono di importo limitato e le richieste di intervento per le avversità atmosferiche sono numerose. Così come disposto dal governo precedente, che nell’ultima legge finanziaria aveva stanziato 25 milioni di euro per le varie calamità naturali del 2017, ci auguriamo che l’Esecutivo Conte abbia la stessa attenzione per la nostra Isola e i tanti lavoratori coinvolti dalle avversità metereologiche di un’estate a dir poco impazzita».

 

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