Dalla parte delle donne e della vita

In via Alagon 11, a pochi passi dalla Cattedrale, c’è un appartamento tutto particolare, all’apparenza gli ambienti sono quelli di una casa qualunque, solo rivisitati per adattarli alla nuova destinazione, a diventare la sede del Centro di aiuto alla vita (Cav) di Nuoro. Nell’ampio soggiorno, un po’ salotto e un po’ ufficio, ci accolgono le volontarie del Centro che poi ci guidano in un piccolo tour: nella cucina gli armadietti sono vere e proprie dispense stipate di omogeneizzati, latte e pappe, nella prima stanza da letto, divisi per età, body e tutine, negli armadi i corredini per i neonati, mentre una volontaria è intenta a vagliare gli abiti donati al Centro. In un’altra stanza interi scaffali sono occupati da pannolini, trovano poi posto i passeggini e i seggiolini, nel corridoio ancora da sistemare le casse appena arrivate dall’ultima raccolta del Banco alimentare a cui hanno preso parte anche le volontarie del Cav. Mentre concludiamo il giro ecco una giovane donna affacciarsi all’ingresso, il velo le copre la testa, proviene dal nord Africa ed è qui per il tramite della Caritas diocesana. La sua bambina, sorridente, è intenta a scegliere un gioco tra quelli messi a disposizione dei piccoli, il clima è familiare, amichevole, fraterno.
Il Centro di aiuto alla vita di Nuoro, racconta l’attuale presidente Domenica Capra, «è nato nel 2002 da una idea della dottoressa Felicia La Marca, ginecologa, che già da tempo aiutava le donne che incontrava in Ospedale dove arrivavano per l’interruzione volontaria della gravidanza. Erano donne bisognose sia economicamente che moralmente e faticavano ad accettare la gravidanza, è capitato molte volte che lei abbia ospitato donne sole e disperate in casa sua. Già dal 1975 insieme a Chicchina Secchi, teneva conferenze e incontri a Nuoro e provincia in difesa della vita. Per questo – prosegue Domenica Capra – quando nel 2002 siamo riuscite ad aprire a Nuoro il Centro di aiuto alla vita nei lota. cali messi adisposizione dal Vescovo è stato naturale dedicarlo a Chicchina Secchi, prematuramente scomparsa nel 1993». Oggi le socie volontarie sono 12, oltre a Domenica Capra gli altri incarichi sono ricoperti da Giuseppina Piras, vicepresidente, Maria Paola Manca, segretaria, Irma Reguzzo, tesoriere, Redenta Secchi, revisore dei conti. Da qualche anno sono attivi anche progetti di alternanza scuola-lavoro con studenti di alcuni istitutisuperiori. In questi diciotto anni, il Centro ha accolto in media ottanta donne ogni anno: «Non tutte hanno l’intenzione di interrompere la gravidanza ma le accomuna la difficoltà di poter crescere il proprio figlio. Anche un bambino già nato – sottolinea la presidente – è una vita da difendere se la madre si trova in condizioni tali da non poter assicurare il minimo per vivere. Noi facciamo questo fino al secondo anno di vita del bambino, diamo il nostro aiuto con il latte, pannolini, alimenti vari, corredini, passeggini e seggiolini. Accogliamo donne di ogni nazionalità e religione, nell’anno appena trascorso delle 82 persone assistite 41 erano extracomunitarie. La maggior parte ha un’età compresa tra i 18 e i 30 anni, sono per lo più disoccupate o collaboratrici domestiche, hanno una bassa scolarizzazione. A differenza delle Nuoresi le donne extracomunitarie sono tutte sposate».
Ascoltando Domenica Capra è quasi naturale constatare come le maggiori difficoltà alle quali va incontro una donna che aspetta un bambino siano di natura economica, c’è poi la solitudine, l’insicurezza data dall’età per le più giovani, la mancanza di una rete familiare e sociale. Verrebbe da dire, senza timore di essere smentiti, che il Cav lavora nel pieno spirito di quella Legge 194/1978 intitolata “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” secondo la quale i consultori e le struttura sociosanitarie, «oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto». Ma la prima parte della legge è stata presto dimenticata e colpevolmente ignorata facendo sì, come spesso accade nel nostro Paese, che altri abbiano svolto un ruolo di supplenza delle istituzioni pubbliche. È il caso dei Centri di aiuto alla vita, oltre 300 in tutta Italia, che costituiscono le sedi operative del Movimento per la vi- Lo scorso anno, nei Cav italiani sono stati 7271 i bambini aiutati a nascere, dal 1975 si stima siano stati almeno 236mila. «In questi anni – afferma la presidente – nessuna donna si è pentita di aver scelto di far nascere il proprio bambino».
Nel 1994 è nato a livello nazionale il Progetto Gemma, un servizio per l’adozione prenatale a distanza di madri in difficoltà, tentate di non accogliere il proprio bambino. Una mamma in attesa nasconde sempre nel suo grembo una gemma (un bambino) che non andrà perduta se qualcuno fornirà l’aiuto necessario. Progetto Gemma offre dunque alla mamma un sostegno economico che le può consentire di portare a termine con serenità il periodo di gestazione, accompagnandola nel primo anno di vita del bambino. In Italia sono stati 24 mila i progetti attivati, a Nuoro attualmente sono quattro quelli in corso, il più significativo è quello sostenuto da alcuni detenuti nel contesto del progetto di giustizia riparativa promosso dall’Associazione “Ut Unum Sint” della parrocchia Beata Maria Gabriella.
I Cav si autofinanziano, è possibile aiutarli con donazioni personali o con ciò che può essere utile alle mamme e ai bambini, molti sono i contributi in denaro di privati cittadini che al posto dei necrologi sui manifesti scelgono una offerta al centro in memoria dei defunti. C’è poi ogni anno, in occasione della Giornata per la vita la prima domenica di febbraio, l’offerta delle primule. A Nuoro, oltre che nelle parrocchie, fin dalla nascita del Cav – da quasi vent’anni – le volontarie sono presenti anche nella hall dell’ospedale San Francesco regolarmente autorizzate dall’azienda sanitaria.
Poco prima di lasciarci, Domenica Capra ci mostra una busta, è un dono che una signora le ha appena lasciato, contiene tanti bavaglini colorati e ricamati a mano: «Sono piccole cose come queste – confida – che ci ripagano di tante amarezze».

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Alcune volontarie del Cav, da sinistra Irma Reguzzo, Domenica Capra, Giuseppina Piras e Lucia Muggianu.

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