Dai parchi Unesco a Einstein

L’acronimo ET che nell’immaginario collettivo richiama il personaggio e il titolo del famoso film di fantascienza di Steven Spielberg, questa volta sta per Einstein Telescope. Eppure da molti il sindaco di Lula Mario Calia venne guardato proprio come un ET, nel senso di extraterrestre, quando parlò per la prima volta di Osservatorio delle onde gravitazionali nella Cabina di regia dove si discuteva con la Regione dei progetti da inserire nel Piano di rilancio per il Nuorese. Ora dovrà ricredersi anche chi il 9 ottobre del 2017 commentò con strafottente incredulità l’inserimento tra i 15 progetti finanziabili e quel milione di euro assegnato con la firma dell’Accordo di programma. In realtà Calia sapeva bene di cosa parlava e lo si è visto lo scorso 23 febbraio con la firma del protocollo d’intesa tra ministro dell’Istruzione e ricerca, Valeria Fedeli; presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), Fernando Ferroni; rettore dell’Università di Sassari, Massimo Carpinelli e presidente della Regione, Francesco Pigliaru, per sostenere ai massimi livelli istituzionali e scientifici nazionali la candidatura in Europa delle miniere di Sos Enattos come sede di un Centro internazionale di ricerca che nei calcoli dell’assessore regionale alla Programmazione Raffaele Paci porterebbe addirittura a un investimento complessivo di 500 milioni di euro (qualcuno parla addirittura di un miliardo).
Gongolano oggi, incrociando le dita gli amministratori di Lula. Non deve essere stato facile per Mario Calia e per i suoi colleghi sindaci dell’Unione Comuni Montalbo (Bitti, Lodè, Lula, Onanì, Orune, Osidda, Posada, Siniscola e Torpè), spiegare che da circa 40 anni centinaia di scienziati erano impegnati in un progetto per dimostrare uno degli effetti ipotizzati da Albert Einstein nella sua teoria della relatività. In parole povere Lula pretende di inserirsi in quel filone, considerata una nuova frontiera, dell’astronomia che oltre osservare il cosmo riesce ad ascoltarlo, registrandolo e studiandolo. Captando cioè l’eco che viaggia nello spazio e nel tempo dello scontro tra i buchi neri o tra stelle di neutroni: le onde gravitazionali, appunto. Insomma, rispetto alla teoria del grande Einstein, bisognava riuscire ad abbinare allo studio dei lampi quello dei rumori in viaggio per milioni di anni-luce in un universo e nelle sue galassie.
La diffidenza di politici e amministratori iniziò a dissiparsi quando il 3 ottobre del 2017 a Stoccolma venne annunciato l’assegnazione del premio Nobel per la Fisica agli studiosi americani Barry Barish, Kip Thorne e Rainer Weiss che il 14 settembre del 2015 riuscirono a captare quel flebilissimo suono attribuito alla fusione di due buchi neri lontani dalla terra 1,3 miliardi di anni luce (9.460 miliardi di chilometri da percorrere in 12 mesi) grazie a due interferometri, tecnologia capace di registrare i segnali a bassa frequenza che ha richiesto anni di studi (iniziati nel 1984, avvio dei lavori nel 2002) e ingenti investimenti (365 milioni di dollari) sfociati negli Stati Uniti nel Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory (LIGO).
Il gelo della diffidenza si è definitivamente squagliato in loco nella rovente estate del 2017 quando, il 17 agosto, si registrò nel campo dell’astronomia «una rivoluzione pari a quella provocata da Galileo quando puntò il cannocchiale verso il cielo». Rivoluzione che fece capire a chi metteva a punto il Piano di rilancio per il Nuorese che il progetto di Lula era figlio di un’eccellenza italiana: l’interferometro Virgo inaugurato a Cascina, in provincia di Pisa, nel 2003 dall’INFN che con il Centre Nationale de la Recherche Scientifique (CNRS) ha fondato il consorzio italo-francese EGO (European Gravitational Observatory).
L’aspetto più visibile dell’infra struttura che ha richiesto un investimento iniziale di circa 80 milioni di euro sono i bracci di tubazioni all’aperto lunghi tre chilometri, dove lavorano circa 300 scienziati appartenenti a una ventina di gruppi di ricerca europei completato lo scorso 20 febbraio con l’inaugurazione di un interferometro di seconda generazione (Advanced Virgo) costato quattro anni di lavori e un investimento di quasi 30 milioni.
Quel 17 agosto, dunque, è stato ascoltato in contemporanea, in Italia (Virgo) e negli Stati Uniti (Ligo) e visto da una settantina di telescopi e saltelli spaziali il fenomeno della collisione di due stelle di neutroni avvenuto a 130 milioni di anni luce dalla Terra. Insomma, per la prima volta nella storia dell’osservazione dell’universo, è arrivata la definitiva conferma della teoria della relatività generale di Albert Einstein, secondo cui le onde gravitazionali viaggiano alla velocità della luce e la prova diretta che le collisioni tra stelle danno origine ai lampi di raggi gamma. È stato, inoltre, documentato che quelle fusioni tra astri definiti relitti cosmici perché ormai “spenti”, sollevano una nube di polvere d’oro grande dieci volte la massa della Terra dimostrando proprio grazie alle osservazioni basate sulla luce la creazione di metalli pesanti come oro e piombo.
Proprio il 17 agosto di un anno fa, con il successo dello studio in abbinata suono-immagini e il clamore di quella che è stata definita la “scoperta del secolo”, si è posta davanti alle inimmaginabili prospettive, l’esigenza non solo di difendere il ruolo primario dell’Italia ma, in chiave futura, costruire nel nostro Paese il Centro europeo per l’Osservatorio delle onde gravitazionali. Il Governo ci crede così tanto che ha già stanziato 17 milioni di euro, puntando decisamente su Lula e candidando la miniera di Sos Enattos a ospitare l’Einstein Telescope, interferometro di terza generazione in fase di progettazione che si aggiungerà quindi all’americano Ligo e all’italofranceseVirgo.
Il gigantesco rilevatore di onde gravitazionali sotterraneo sarà collocato all’interno di gallerie minerarie, isolato e protetto dai movimenti tellurici della crosta terreste a una profondità compresa fra i 100 e i 300 metri. Nelle viscere ai piedi del Montalbo, in un perimetro di 30 chilometri si ipotizza la costruzione di un triangolo formato da tre bracci di dieci chilometri l’uno contenenti specchi-laser molto più potenti di quelli di Cascina e Stati Uniti e talmente sensibili da riuscire a captare variazioni infinitesimali.
Nel progetto complessivo il costruendo ET, andrà a completare con Ligo e Virgo, quel trio satellitare da integrare nella futura missione LISA ( Laser Interferometer Space Antenna) a cui stanno lavorando l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e la NASA. Gli studi condotti grazie a un finanziamento comunitario, sono concordi nell’individuare come uno dei luoghi ideali per realizzarel’Einstein Telescope nella miniera di Sos Enattos, certificandone le caratteristiche geologiche e di urbanizzazione adeguate, e soprattutto compatibile con i requisiti richiesti di bassissimo rumore sismico e antropico.
Il milione di euro stanziato dalla Regione consentirà la riapertura dei laboratori nei cunicoli di Sos Enattos e la ripresa delle ricerche necessarie, riprendendo quell’azione congiunta che ha visto impegnati team di esperti delle sezioni di Roma, Perugia e Napoli dell’IIFN e le Università di Roma (“La Sapienza” e “Tor Vergata”); Salerno e Napoli – “Federico II”. Lula, intanto, gongola e sogna a occhi aperti: anche a scuola oggi gli insegnati sono costretti a spiegare le onde gravitazionali.

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