Da Orosei alla Bulgaria, sulle tracce dell’antica Sardica
di Gianluca Bardeglinu

9 Dicembre 2020

3' di lettura

A metà degli anni settanta il paese di Orosei non aveva un ricambio generazionale tale, al contrario dei paesi vicini, da garantire continuità al canto a tenore. Andava sviluppandosi quel centro nevralgico chiave per il turismo costiero delegando quindi, interesse e interessi, oltre i pochi spregiudicati che nei viottoli spendevano il tempo a intonarevoches. Gli anziani da cui poter attingere segreti e tecnicismi erano sempre più rari e le loro voci, consunte, non permettevano di poter sviluppare attraverso esse modulazioni canore, aspetto essenziale nell’apprendimento e nello sviluppo del canto. Grazie alla passione di un giovane del paese, alcuni di essi, posero però una condizione e fu un prezioso punto di partenza. Ogni domenica, alle 17.00, diedero appuntamento in un bar e da qui tutto ebbe inizio. Le voci riprese riuscivano ancora ad imprimere al canto le caratteristiche uniche del tenore oroseino, dalle quali le nuove generazioni ancora si alimentano. Di lì a poco gli anziani vennero meno, lasciando un fondamentale passaggio di testimone. Nel 1979 arrivò per Francesco Fronteddu, che con essi aveva impiegato il prezioso tempo a disposizione fuori da una pratica lavorativa che non ammette giorni liberi, festività o malattia, di arrivare sul palco, assieme a Lillu Fara, Gino e Giovanni Rosu, il giorno di Ferragosto. Come tutti coloro che hanno dedicato passione, studio e impegno a coltivare detto canto con un approccio di studioso rispetto alla sacralità tradizionale, ci furono i passi avanti, ma erano artistici, spesso non consequenziali a quelli umani. Umile allevatore di bestiame, racconta: «La passione mi spinse oltre confine, peccato soltanto che al mio rientro abbia trovato talvolta danni incalcolabili». La forza atavica degli avi, come insegnava Kipling nella celeberrima poesia “Se” è stata sua: chinandosi e riprendendo il lavoro da dove lo si era interrotto, decuplicando l’impegno, senza mai lamentarsi. Gli etnomusicologi, sempre incattiviti e attratti dalla particolarità unica del canto del centro della Baronia, lo definivano fuori dall’ordinario. Un po’ come la parentesi di Fronteddu con Sandro Pala, Stefano Pala e Stefano Frau, immortalati nell’enciclopedia del canto: era il sunto della perfezione stilistica e musicale. Ma gli uomini non vivono di solo canto e le carriere purtroppo per esso si separarono. Durante un’esibizione tra i Balcani, nelle province basche in particolare a Navarra, Fronteddu notò i primi segni di un’origine comune, oltre a prove straordinariamente evidenti, di un remoto contatto tra la Sardegna e dette terre. Lo stesso Andrea Deplano, definendo l’origine del tipo di canto di Orosei, spaziava tra le evocazioni religiose degli antichi Sumeri, sostenendo che il passaggio dei Sardi nell’Eurasia fosse normalità in era antica. In futuro – conclude Fronteddu – auspica di continuare a scoprire questi cenni storici. «In Bulgaria – racconta – a venticinque chilometri da Sofia, fino al XIII secolo chiamata “Sardica”, si trova un pozzo nuragico. In queste terre, un canto, riusciva ad evocare l’antica egemonia di un popolo capace di caratterizzare, in modo dinamico, persino la storia dell’Eurasia».

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Nell’immagine: Francesco Fronteddu, secondo da sinistra, con i giovani allievi della sua scuola (Foto Bardeglinu)

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