Crolla il prezzo dell’agnello sardo

Nuova mazzata per i pastori: il prezzo dell’agnello che a metà dicembre aveva toccato i 4.70 centesimi al chilo a peso vivo pagato al pastore, alla vigilia di Natale è crollato a tre euro prima di Natale e continua a scendere fino ai 2.80 euro di ieri, 27 dicembre. La segnalazione arriva da Coldiretti Sardegna che in una nota parla di «ulteriore colpo per l’economia pastorale al termine di un anno che ci conferma fino all’ultimo giorno pessimo, tra i peggiori mai vissuti in campagna: una stagione da archiviare quanto prima con il prezzo del latte ai minimi storici (50- 60 centesimi al litro), nevicata straordinaria a gennaio, siccità lunghissima e pesantissima, oltre ai premi comunitari perennemente in ritardo». Chi sperava nella vendita degli agnelli per raddrizzare i conti con le prime entrate della campagna agraria segnata già dall’avvio dagli altissimi costi di gestione per un autunno senza erba che ha costretto gli allevatori a ricorrere ai mangimi e al fieno pagati a prezzi esorbitanti perché la siccità che ha colpito tutta Italia ha ridotto la produzione. «Un bel regalo di fine anno per i pastori stremati da una stagione in cui al crollo del prezzo del latte, che abbiamo più volte denunciato – commenta il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba – si sono aggiunte diverse calamità naturali che hanno dimezzato le entrate e più che raddoppiato i costi di gestione. Anche le pecore stanno cominciando l’annata non in ottime condizioni, perché sono venuti a mancare i pascoli ed i pastori con le tasche vuote non hanno potuto surrogare  adeguatamente con mangimi e foraggio. Per questo, oltre alla produzione di meno latte, come abbiamo evidenziato nei giorni scorsi (nelle prime due settimane di dicembre calato del 20% rispetto allo stesso periodo del 2016) anche gli agnelli sono più piccoli e necessitano di più tempo per crescere». La perdita di un ero e 70 centesimi al chilo nel giro di pochi giorni risulta incomprensibile anche per il presidente regionale di Coldiretti Battista Cualbu che conosce molto bene  il settore anche come presidente del Contas, il Consorzio per la tutela dell’IGE Agnello di Sardegna. «Dopo i prezzi bassissimi del 2016 quest’anno il costo dell’agnello sembrava in ripresa – dice Cualbu Cualbu – assistiamo invece a un crollo difficile da capire e interpretare che merita di essere analizzato in modo trasparente e con dati alla mano. Serve un accordo di filiera partendo dal presupposto che senza i pastori verranno a mancare anche i macelli». Restano però nell’immediato alcuni dubbi da chiarire: «Cosa succede – si chiede Coldiretti Sardegna – nel mercato nazionale? Ci sono delle speculazioni come per il latte? Stanno arrivando agnelli dall’est europeo che stanno surrogano i sardi?». Domande che spingono l’organizzazione agricola a un doppio appello rivolto  ai macellatori (« è fondamentale il loro impegno per la tutela e la valorizzazione di una della nostre migliori eccellenze, un simbolo dell’agroalimentare sardo che ci contraddistingue: mettano in campo tutto l’impegno e gli strumenti per non svalutarlo ma anzi difendere l’agnello sardo che si fregia del marchio Igp») e ai consumatori perché per sostenere l’economia isola «è importante l’impegno ed il contributo di tutti, dal campo alla tavola».

«Compriamo agnello sardo e non solo a Natale – ribadisce Coldiretti –  stando sempre attenti all’etichetta (quello sardo riposta la dicitura Igp di Sardegna). In questo modo non solo si aiutano i pastori sardi ma anche il nostro territorio oltre che la propria salute essendo un prodotto che si nutre (come da disciplinare) dal solo latte materno, di pecore allevate al pascolo».

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