«Crolla la produzione di pecorino romano»

Mentre i pastori sono riuniti in assemblea a Tramatza, arriva una buona notizia che può ai più distratti sembrare paradossale: produzioni di Pecorino Romano Dop, in netto calo in tanto da far parlare il Centro studi agricoli di crollo produttivo e ipotizzare a fine annata (31 luglio) una diminuzione del 28,9%. Il dato emerge da una proiezione del Csa guidato da Tore Piana, sulla base del resoconto dei primi cinque mesi di produzione rilevabile dal sito ufficiale del Consorzio di tutela che certifica nei primi cinque mesi della campagna in corso un calo netto del 33,7 % rispetto all’anno precedente, cui bisogna sommare le conseguenze nel mese della protesta dei pastori che, secondo Piana farebbero precipitare addirittura in questo periodo la produzione a un meno 46,9%.

Proprio il Centro studi sassarese, in tempi non sospetti – settembre 2018 –  fu il primo a lanciare l’allarme sulle eccedenze di pecorino romano e paventare il rischio della discesa del prezzo del latte. L’allora assessore Pierluigi Caria sostenne però che «non esiste nessuna sovrapproduzione», scagliandosi «contro quelli che, sbagliando, vorrebbero speculare sul comparto e quindi sul futuro di tanti lavoratori e delle loro famiglie» (https://www.ortobene.net/sovrapproduzione-latte-la-non-smentita-dellassessore/). Una sottovalutazione del problema che ha tenuto aperto per quattro mesi quel Tavolo del latte poi fatto saltare dalla clamorosa protesta dei pastori. Alla luce di queste esperienze, sarebbe il caso oggi di ascoltare con più attenzione gli esperti soprattutto ora che sembra consolidarsi anche la ripresa del prezzo del Romano come confermano i dati della Camera di Commercio di Milano (Borsa del latte) che a lunedì 14 marzo indicano un minimo di 5.75 e un massimo di 6 euro, 35 centesimi al chilo in più in due settimane (https://www.ortobene.net/pecorino-romano-riconquista-quota-euro/). A questo proposito bisogna precisare che la valutazione Ismea circolata nei giorni scorsi (5.72 euro al chilo) si fermano all’ultima settima di febbraio e che la Camera di Commercio lombarda, cui fa riferimento il sito specializzato Clal.it, è indicata come referente dallo stesso accordo raggiunto al Tavolo regionale per il monitoraggio del prezzo del Romano nella griglia che fissa i parametri per il conguaglio a fine anno del prezzo del latte.

 Con l’offerta produttiva in calo che dovrebbe stimolare la domanda, il prezzo del formaggio in risalita, le vendite e il consumo di formaggio ovino sardo che secondo Federdistribuzione sono aumentati del 30%, ci sono tutte le condizioni per un confronto più sereno tra pastori, trasformatori, cooperative e organizzazioni agricole al Tavolo regionale del latte convocato a Sassari dal prefetto Giuseppe Marani per venerdì 15 marzo. Si dovrà entrare nel concreto sui provvedimenti per la vera sfida, oltre l’emergenza: cambiare la filiera e le sue regole, investendo i 50 milioni di euro a disposizione, perché un settore fuori controllo non si ritrovi qualche mese nel vortice di una crisi di mercato. Un clima rasserenato probabilmente anche dalla manifestazione di domani – giovedì 14 marzo – convocata a Macomer contro gli episodi di violenza e gli assalti alle autocisterne, come si legge nell’appello – firmato “I caseifici della filiera ovicaprina del latte sardo” pubblicato oggi in una pagina pubblicitaria dai quotidiani sardi leggi qui.

Dal Tavolo dovrà, comunque arrivare un messaggio chiaro ai pastori, soprattutto ai più scettici sull’accordo illustrato oggi in assemblea a Tramatza dove è stata riproposta, rispetto alle aspettative di un euro la delusione per l’acconto a 74 centesimi anche se sta prendendo sempre più piede la consapevolezza che si è davanti a un’occasione unica per cambiare la filiera rispetto a un tutto e subito dimostratosi impraticabile.  Il cerino acceso è nelle mani de rappresentanti del movimento spontaneo che rischiano di diventare controparte, ma nello stesso tempo nell’assemblea è emersa la volontà di trattare, con un appello ai pastori di essere presenti a Sassari proprio per sostenere questa richiesta di riforma radicale che è il vero obiettivo per non tornare a inseguire le emergenze.

Tore Piana

Nel confronto di venerdì a Sassari peseranno sicuramente le prospettive produttive del pecorino romano che finiscono per alimentare la speranza di centrare a fine annata quel tetto di 8.5o centesimi al chilo del pecorino romano, condizione essenziale a novembre per liquidare ai pastori un conguaglio di 1,02 euro per ogni litro di latte versato da ottobre 2018. A questo proposito il Centro Studi Agricoli, secondo un calcolo basato esclusivamente sulla base di dati statistici e di ipotesi  produttive, e secondo una indagine eseguita nel mondo delle aziende di allevamento ovine, nei restanti mesi  si dovrebbe mantenere un trend di calo nelle produzioni che alla fine fermerebbe le lavorazioni a quota 253.300 quintali di Romano, ben al di sotto dei 280 mila quintali previsti dal piano produttivo del  Consorzio Pecorino Romano e delle produzioni dello scorso anno, quantificate in 341.600 quintali. «È evidente che se questi dati, venissero confermati a fine annata produttiva, porterebbero  immediato beneficio  all’intera filiera con il conseguente aumento del prezzo del latte di pecora al litro», afferma Tore Piana riferendosi evidentemente all’inevitabile rafforzamento del valore  sul mercato del formaggio con una drastica diminuzione dell’offerta che si accompagna ai provvedimenti per smaltire le eccedenze di oltre 60 mila quintali alla base del crollo dei prezzi. Il Csa ha avviato anche un’indagine per capire le cause e le conseguenze di questo crollo delle produzioni. «Visto che  non è diminuito il numero delle pecore allevaterileva ancora Piana –  quasi sicuramente, una delle cause è il prezzo iniziale di 60 centesimi , assolutamente non remunerativo, che ha scoraggiato il pastore, all’incentivazione delle produzioni di latte dei propri capi, con una alimentazione non intensiva, un’altra causa viene individuata nel latte buttato nelle campagne dagli stessi pastori  e non conferito per la trasformazione, così come appare, in questa stagione ,  un ritardo dei parti delle greggi e conseguente tardiva produzione di latte. Abbiamo  sotto osservazione – continua il responsabile del Centro studi –  anche  latte fresco , venduto  sfuso in cisterna, fuori dalla Sardegna e non quantificato, con destinazione alla caseificazione in altre regioni e in parte destinato  alla polverizzazione in Germania e da quella Nazione, esportato in Cina. In ultima analisiconclude Tore Piana –  vi è stata  in questi due ultimi mesi, una produzione diretta e straordinaria  nelle aziende agricole,  di pecorini artigianali, ad opera degli stessi pastori , e che attualmente non si riesce a quantificare, ma che nei prossimi mesi  dovrà trovare collocazione sul mercato».

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