Cristo nel nostro quotidiano, di questo siamo eredi e custodi

«Se vorrete ascoltare la mia voce e custodire la mia alleanza voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli, un regno di sacerdoti, una nazione santa». Così la prima lettura: «Se vorrete».
«Chi vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». (Lc 16,24) «Chi vuole».
«Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!» (Mt 19, 21). «Se vuoi».
Gesù è maestro di libertà, non di imposizioni. «Se vuoi», «Chi vuole», «Se vorrete».
Ma spesso noi non vogliamo.
Affermava Salvatore Martinez (Presidente del RnS) venerdì scorso, 24 agosto, a Dublino: «Siamo una società in crisi: crisi antropologica, morale, culturale, sociale, politica, economica. Sono tutte diretta conseguenza della crisi spirituale che stiamo attraversando e che in particolare sta vivendo la famiglia. Oggi è in crisi l’arte di vivere l’amore, perché è in crisi l’esperienza spirituale del Vangelo della famiglia, quella esperienza spirituale che non facciamo nelle nostre case».
Oggi, troppi bambini, ragazzi, adolescenti, giovanissimi soffrono, e non pochi cadono nelle dipendenze varie, come dell’alcol e della droga!
Solo perché è andata in crisi l’educazione cristiana nella scuola e nella famiglia
?Forse!
Ma questa stessa non potrebbe forse dipendere dalla profonda crisi presente nella società tutta: la nostra crisi spirituale?
È in crisi l’arte di amare nelle famiglie, e di amare la stessa famiglia, così gli anziani e pensionati, che non producono più, li vogliamo allontanare dalle rispettive famiglie, facendo magari sognare loro dei paradisi fiscali.
La vera crisi è una crisi spirituale!
Quando Leone XIII ha voluto “il Redentore” anche sulla cima del nostro Ortobene, voleva realizzare una “cristologia inserita nel vissuto”. Desiderava che Cristo fosse presente nel nostro quotidiano! Di questo siamo e dobbiamo essere “eredi e custodi”!
Ma la nostra crisi spirituale ci porta a dare altre letture e vivere altri valori! So molto bene di non essere né economista né sociologo, ma, davanti al vangelo che ci ricorda le parole di Gesù: «Senza di me non potete far nulla»! perché non vogliamo interrogarci almeno in modo dubitativo e provocatorio?
«Non avrai altro Dio all’infuori di me». Chiediamoci e, personalmente, con sincerità, rispondiamo: è davvero così per me?
Quali sono gli assoluti in cui imposto il mio vivere quotidiano? Sono venuto oggi a celebrare la festa della Redenzione: da quali “assoluti”, da quali “idoli”, chiedo al Redentore la grazia di liberarmi?

Il Vangelo, che abbiamo appena ascoltato, ci colloca nell’Ultima Cena e riporta un brano della preghiera di Gesù nell’ “Ora” del suo innalzamento e della sua glorificazione. È la sua “preghiera sacerdotale”. Quella di Gesù Sommo Sacerdote, preghiera inseparabile dal suo Sacrificio, che lo rende nostro Redentore. Gesù in quella notte si rivolge al Padre nel momento in cui sta offrendo se stesso. Prega per sé, per gli apostoli e per tutti coloro che crederanno in Lui! Prega perciò per la Chiesa di tutti i tempi, quindi anche per noi. In questa preghiera riusciamo a vedere dove sta la nostra vera crisi, la nostra vera povertà spirituale.
La prima preghiera che Gesù fa, è per se stesso. È la richiesta della propria glorificazione, cioè vivere la piena obbedienza al Padre, un’obbedienza che lo conduce alla sua piena condizione filiale. Questa richiesta è il primo atto d’amore di Cristo Redentore che lo porterà a donarsi totalmente sulla croce, supremo atto d’amore.
La seconda preghiera: «Consacrali nella verità», è l’intercessione per i discepoli che sono stati con lui. Consacrare è trasferire una realtà (persona o cosa che sia) nella proprietà di Dio. Cioè, da una parte, segregarla, toglierla dall’ambiente della vita personale per essere donata totalmente a Dio e dall’altra, proprio perché donata a Dio, la realtà o la persona consacrata esiste per gli altri, è donata agli altri. La vita di ognuno di noi infatti ha senso solo se vissuta per gli altri. È il senso della vita di un genitore, il senso della vita nella copia, il senso della vita del lavoro, il senso della vita del politico, del prete e di ogni essere umano che per sua natura è un essere in relazione. Ma c’è sempre quel «se vorrete», e noi con la nostra libera volontà, spessissimo non vogliamo vivere questa consacrazione nella verità. Questa è la nostra vera autentica crisi, quella spirituale, da cui nascono e derivano le altre, per le quali ci lamentiamo continuamente.
Il terzo atto di questa preghiera sacerdotale di Gesù è per tutti noi che siamo arrivati alla fede per la testimonianza degli apostoli e continuata nella storia. «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola». Ora “quelli” siamo noi! Ciascuno di noi. Centro di questa preghiera di Gesù dedicata ai suoi discepoli di tutti i tempi e l’unità di quanti crederanno in lui. Questa unità, da una parte è una realtà segreta che sta o dovrebbe stare nel cuore delle persone, ma, nella nostra libertà, siamo continuamente divisi anche dentro noi stessi, quando volendo fare il bene ci troviamo a fare il male che non vogliamo. D’altra parte questa unità deve apparire con tutta chiarezza nella storia, deve apparire perché il mondo creda. Questo vale per la Chiesa come per tutte le Istituzioni.
Come può un fedele essere incoraggiato nella fede se noi clero, associazioni, movimenti, credenti siamo divisi?
Come può un cittadino credere nelle istituzioni o nella politica, quando vede le divisioni, gli arrivismi ad ogni livello nella società e in chi ci guida.
Come possiamo sperare in un futuro migliore per la nostra città se non si riesce a fare fronte comune dinanzi alle emergenze e si finisce per alimentarle anziché risolverle?
Come possiamo vivere una autentica festa del Redentore, se ci troviamo divisi e litigiosi anche nel momento in cui prepariamo, progettiamo la stessa celebrazione!
L’unità invocata dal nostro Redentore nel momento della Sua Ora, non è un prodotto mondano. Essa proviene esclusivamente dall’unità divina: un solo Dio in tre persone uguali e distinte. Il Redentore invoca un dono che proviene dal Cielo, e che ha il suo effetto – reale e percepibile – sulla terra. Così si esprimeva Benedetto XVI, all’udienza generale del 25 gennaio 2012, alla conclusione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
Questo era l’intendimento del papa Leone XIII che, agli albori del XX° secolo, ha voluto collocare in questo monte, nel nostro vissuto, nel nostro quotidiano, il Redentore.
Questo è il messaggio che i nostri padri ci hanno lasciato in eredità e dobbiamo di anno in anno custodirlo, senza alterarlo e trasmetterlo.
Concludo con la Preghiera di Paolo VI al Redentore:
«O Divino Redentore,
che hai amato la Chiesa e per essa hai dato te stesso, al fine di santificarla e farla comparire innanzi a te risplendente di gloria, fa rifulgere sopra di essa il tuo volto santo!
Che la tua Chiesa, unita nella tua carità, santa nella partecipazione della tua stessa santità, sia ancor oggi nel mondo vessillo di salvezza per gli uomini, centro di unità di tutti i cuori, ispiratrice di santi propositi per un rinnovamento generale e trascinatore.
Che i suoi figli, lasciata ogni divisione e indegnità, le facciano onore, sempre e ovunque, affinché tutti gli uomini, che ancora le appartengono, guardando ad essa trovino te, via, verità e vita, e in te siano ricondotti al Padre, nell’unità dello Spirito Santo!» Amen, Amen.

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Omelia pronunciata dal Vescovo alla Messa per la Festa del Redentore il 29 agosto 2018 al Monte Ortobene.