Cristo è il nuovo Tempio

Devono essere rimasti parecchio sconvolti i discepoli nel passaggio dalla festa delle nozze di Cana a quella della Pasqua a Gerusalemme. Nella prima Gesù salva la festa dell’amore di una povera coppia e ne fa il simbolo di quella alleanza tra Dio e l’uomo che sta alla base della vita di Israele e del cristianesimo. Nella seconda festa Gesù arriva a Gerusalemme tra migliaia di pellegrini, accorsi per commemorare la liberazione di Israele dalla schiavitù dell’Egitto. Gesù ha una concezione altissima e una esperienza dolcissima del Tempio come “casa del Padre” e presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Quando entra nel grande piazzale e vede la profanazione del luogo sacro, ridotto a mercato di animali e di speculatori finanziari, ha una reazione violenta e un gesto altamente simbolico. Prende una frusta, caccia dal recinto sacro i mercanti, rovescia i tavoli colmi di monete, e purifica la sacralità del luogo, l’immagine di Dio che vi abita e la verità della liturgia che vi si celebra.
Le chiese, sulla scia del tempio di Gerusalemme avranno nella città una decisa centralità anche urbanistica. Oggi le folle trovano più attraenti i palazzi della finanza, della politica, del commercio. Eppure siamo chiamati a purificare il silenzio delle chiese aperte e offrirlo come luogo di riposo per “entrare nell’uomo interiore” di Sant’Agostino. Un convertito dei nostri giorni racconta l’inizio della conversione in una chiesa vuota dove entra una donna con la borsa dellaspesa che si inginocchia a pregare. Una riflessione lo sconvolge: «Quella donna parla con Dio: è possibile parlare a Dio?». Dobbiamo conservare la forza profetica di ogni chiesa, casa di Dio tra le case degli uomini, purificandone la bellezza artistica, la dignità del canto, il linguaggio della liturgia, la forza delle omelie, la verità dell’assemblea. «Andate in pace» non è la fine di una cerimonia, ma la consegna del viaggio del Vangelo dall’ambone della chiesa alle strade della vita. Dagli inizi del Vangelo si preannunzia la morte e la risurrezione: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere» ( Gv 2,19). È la risposta di Gesù ai giudei che, in costante contrapposizione alla sua missione, gli contestano autorità e legittimità nella violenta cacciata dei mercanti dal tempio. Sant’Agostino osserva che Cristo ha fustigato nel tempio coloro dai quali sarà fustigato alla colonna nei giorni della passione. I giudei uccidendo Dio hanno il potere di dare la morte, Cristo, donando la vita, ha quello di vincere la morte. Al terzo giorno, la mattina di Pasqua, verrà innalzato il nuovo tempio, Cristo risorto, “luogo” definitivo della presenza di Dio nel suo popolo e della adorazione di Dio da parte del suo popolo. Gli oppositori rimarranno fermi alle pietre del tempio distrutto, i discepoli saranno pietre viventi del nuovo tempio di cui Cristo è pietra angolare. Gesù «conosceva cosa c’è nel cuore dell’uomo» (v. 25): dei nemici decisi a tutto per eliminarlo e del popolo inaffidabile e incostante. Gli rimane la vicinanza dei discepoli che lo seguono senza capirlo pienamente, iniziando a identificare la Scrittura e il loro Maestro, e sperimentandone la misericordiosa pazienza. La pazienza sarà la dimensione essenziale di Gesù e della loro sequela, quando ogni giorno dovranno fare i conti con Dio, con coloro a cui sono mandati e con la propria fragilità. «La pazienza con gli altri è amore; la pazienza con se stessi è speranza; la pazienza con Dio è fede». (A. Bestravos)

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Nell’immagine: El Greco, Purificazione del tempio, (1570 ca). Minneapolis Institute of Art