Così è cambiato il nostro calcio

Da giocatore si è fatto apprezzare per le sue qualità tecniche ma soprattutto umane, di persona sempre pacata e capace di andare oltre la contesa. Da allenatore ha visto crescere talenti più o meno bravi, cercando di insegnare loro il comportamento dentro e fuori dal campo.
Mauro Delogu ha vestito le maglie di diverse squadre nuoresi, allenando anche nei paesi della provincia. Alla vigilia della nuova stagione calcistica, parla del calcio odierno, ricordando i fasti del passato e le questioni del presente. Sottolineando che la crescita delle nuove generazioni passa per l’ascolto degli adulti che rappresentano esempi positivi.
Come è cambiata Nuoro a livello sportivo?
«Prima a Nuoro oltre la Nuorese esistevano altre sette società che partecipavano a campionati di prima, seconda e terza categoria, ora oltre la Nuorese c’è solo il Santu Predu che gioca in Seconda categoria, ci sono invece diverse società che si occupano di calcio a livello giovanile».
Cosa ti ha insegnato il gioco del calcio?
«Il gioco del calcio per me è stato importante perché negli anni Sessanta oltre lo sport non c’erano altre attrattive, mi ha permesso di stare in ambienti sani sotto tutti i punti di vista, io giocavo con persone più grandi che per noi giovani erano dei riferimenti come calciatori ma anche come uomini».
Da giocatore quali i ricordi più belli?
«Tanti ricordi belli ma anche qualche cocente delusione: inizio dalla mancata promozione in quarta serie con l’Attilia dopo un campionato da incorniciare e poi una sconfitta con l’Ottana che avrebbe permesso al Tain Bremach che allenavo il salto in prima categoria. Il ricordo più bello l’esordio con l’Attilia in Eccellenza, io la stagione precedente giocavo in seconda categoria, poi i tre anni da giocatore a Orosei».
Gli allenatori che sapevano essere maestri di vita?
«Tutti gli allenatori hanno insegnato qualcosa. Oltre la tattica sono stati dei maestri di vita, senza fare torto a nessuno ne ricordo uno Aldo Ibba che insegnava a noi ragazzi i fondamentali nonostante i suoi seri problemi fisici».
I giocatori che stimavi di più?
«Tanti i giocatori che stimavo, compagni di squadra ma anche tanti avversari. Solo per citarne alcuni, Antonello Stellino per la sua modestia anche se lui era un calciatore affermato. Il calciatore più bravo tecnicamente e tanto sfortunato era Tore Podda».
Come vedi i ragazzi di oggi?
«I ragazzi oggi li vedo molto fragili, i telefonini, internet e Facebook non li aiutano».
Perché c’è meno pubblico alle partite?
«Sta mancando la passione per il calcio inoltre il fine settimana in tv trasmettono partite a tutte le ore. Non sarebbe male dedicare la domenica alla disputa dei soli campionati dilettantistici».
La Nuorese per risalire ha bisogno di…
«Di una squadra forte, speriamo riescano a costruirla, la società a parte la recente re- trocessione in questi anni ha permesso ai numerosi tifosi di assistere a partite del campionato di serie D».
Da padre di famiglia che dici ai tuoi figli?
«Ai miei figli dico sempre di rispettare le regole e le persone».

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