Coronavirus, sette morti in Sardegna

Il numero zero è scemato nel giro di 48 ore: secondo i dati diramati oggi dall’Unità di crisi i morti di Coronavirus sono saliti in Sardegna a 116, ben sette in più di ieri quando era stato sottolineato l’aspetto positivo dell’assenza di decessi. Risultano invece cinque i casi di nuovi contagi  (3 a Sassari e 2 a Cagliari) per un totale di 1.290 di cui 413 guariti, nove in più rispetto all’ultimo bollettino. I ricoverati sono 87  (ben 27 mi meno di ieri), mentre altri 17 sono in terapia intensiv. 657 le persone in isolamento domiciliare per un totale di 761 positivi.  I tamponi effettuati sono 23.299, ben 1.182 più di ieri.

I dati odierni che hanno incrinato soprattutto per quanto riguarda i decessi l’ottimismo dei giorni scorsi (il rapporto morti-casi totali è salito oggi all’8.99%, contro l’848% di ieri e il 13,6% nazionale), avrebbero finito anche per indebolire questo pomeriggio la posizione del presidente della Regione Christian Solinas che punta ad anticipare la ripartenza rispetto all’ultimo Dpcm (contando anche sul positivo rapporto aumento dei tamponi che non corrisponde a maggiori casi positivi),  con il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, assieme a tutte le altre Regioni. Dalle parole dell’esponente governativo sarebbero, infatti, arrivate poche speranze per un avallo del  cronoprogramma, da formalizzare con una prossimaordinanza del presidente della Regione, che prevederebbe liberà di spostamenti senza autocertificazione dal 4 maggio nella provincia di residenza e dall’11, se la curva dei contagi non salirà, nella Regione. L’11 dovrebbero riaprire, inoltre, centri estetici, barbieri e parrucchieri, mentre bar e ristoranti il 18 maggio, anticipando di con due settimane la ripartenza nazionale.

Secondo quanto emerso dal vertice in videoconferenza tra Regioni e Governo, il ministro Boccia avrebbe aperto  a scelte differenziate delle Regioni ma basate sul monitoraggio e in ogni caso non prima del 18 maggio.Il ministro ha invitato chiaramente le Regioni a emanare ordinanze regionali coerenti con il Dpcm: «Se ci sono ordinanze non coerenti – ha detto Boccia – invio una diffida, indicando le parti incoerenti e la richiesta di rimuoverle in caso di allentamento delle misure».