Coro di Nuoro: «No a Montesu all’Isre»

«Chiederemo alle competenti autorità di ripensare la nomina di questo signore a consigliere di amministrazione dell’Isre, invitandole a meditare sull’approccio manifestato verso la cultura popolare, per il cui presidio sarà chiamato ad operare in quell’autorevole istituzione. Ciò nella ferma convinzione che quelle parole cifrate, lungi dal descrivere una sterile “polemica nuorese”, investono all’opposto, con toni di dileggio e offesa, un movimento reale di rilevante interesse culturale in tutto il territorio regionale». Con queste parole l’associazione culturale folcloristica Coro di Nuoro ufficializza la sua determinazione a impedire la nomina di Peppe Montesu nel consiglio di amministrazione dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico. Un incarico ritenuto incompatibile dopo la poesia pubblicata e poi rimossa dal suo profilo Facebook dal consigliere comunale di Nuoro all’indomani della commemorazione durante il Festival regionale del folclore del suonatore di launeddas Cesare Carta, del maestro del folclore Gian Paolo Mele, fondatore e storico direttore del Coro di Nuoro (scomparsi pochi mesi fa) e dei maestri del folclore Bobore Nuvoli (fondatore e direttore del coro Sos Canarios) e Tonino Puddu, fondatore e direttore del coro Su Nugoresu.

Gian Paolo Mele

Già all’indomani della pubblicazione della poesia era stato il vicesindaco di Nuoro e assessore alla Cultura Sebastian Cocco, a chiedere le dimissioni di Montesu dall’Isre (https://www.ortobene.net/peppe-montesu-si-deve-dimettere/) dove è stato nominato lo scorso 2 agosto dall’opposizione di centrodestra in Consiglio regionale in sostituzione di Stefano Coinu entrato nell’Assemblea sarda dopo l’elezione di Pietro Pittalis al Parlamento (https://www.ortobene.net/peppe-montesu-consigliere-delletnografico/). Quella nomina però attende ancora di essere formalizzata con il relativo decreto che consentirà a Peppe Montesu di governare l’Istituto etnografico insieme al presidente Peppino Pirisi, nominato dalla maggioranza di centrosinistra in Consiglio regionale, e al sindaco di Nuoro Andrea Soddu che per legge ne fa parte di diritto. A leggere la nota anche al Coro di Nuoro, evidentemente non sono bastate le spiegazioni di Montesu di aver voluto semplicemente sollevare il problema del folclore che non può essere ridotto a cultura, minacciando querele nei confronti di chi accostava la sua poesia soprattutto a Gian Paolo Mele. Una spiegazione ritenuta debole viste le chiare allusioni ai maestri premiati e per la scansione temporale perché il componimento è comparso e scomparso su Facebook dopo un post in cui lo stesso consigliere comunale denunciava il carattere familistico della serata visto che l’assessora che ha organizzato il Redentore, Valeria Romagna, è sposata con Francesco Mele, figlio di Gian Paolo e attuale direttore del Coro di Nuoro e Giovanni Mele, altro figlio del compianto studioso, è consigliere comunale come lo stesso Montesu. Su questi presupposti si basa la presa di posizione pubblica del Coro di Nuoro. «L’art. 1 della legge regionale sarda n. 26 del 1972 istituiva l’ Isre “ai fini dello studio e della documentazione della vita sociale e culturale della Sardegna nelle sue manifestazioni tradizionali e nelle sue trasformazioni”», premette il documento di «replica a quel signor Peppe Montesu che nella difficile impresa di difendere il suo dileggio verso un’intera città e le sue offese verso acclarati Maestri del folklore, giustamente omaggiati in occasione del recente Festial Regionale del 26 agosto, ha evocato la satira sostenendo di essersi riferito “in forma satrica, solo ad una sittazione generale che vede il folklore prendere il posto della cultura”. Al richiamo alla legge istitutiva dell’Etnografico il Coro di Nuoro fa seguire un breve profilo di Mele: «Direttore ed animatore del Coro di Ntoro per più di cinquant’anni, benemerito Maestro e Padre del Folklore, autore di canti immortali ormai fatti propri dal popolo ed eseguiti da cori e musicisti di diversa estrazione, studioso e attore di pubblicazioni, già componente del Consiglio di Amministrazione dell’Isre, vero poeta, scrittore, artista e sagace intellettuale, al quale davvero non difettavano la vera arguzia e la sensibilità del poeta».

Peppe Montesu

Non manca nella lunga nota un accenno alla supposta contrapposizione tra cultura e canto popolare: «Il folklore  è a pieno titolo un aspetto della vita sociale e culturale della Sardegna e non è in alcun modo contrapposto alla cultura, come il signor Peppe Montesu vorrebbe farci credere nella sua improbabile retromarcia dalle offese e dal dileggio», per sostenere che già questo fatto metterebbe in dubbio il valore dell’incarico all’Isre. «Avendo saputo della nomina di questo signore nel Consiglio di Amministrazione dell’ Isre, ci chiediamo se davvero costui possa entrarvi portando con se questo bagaglio di presupposti errati, lontani millenni dallo spirito della legge istitutiva e dello statuto di questo ente», continua il documento del Coro di Nuoro che non manca di  «tributare i nostri onori anche agli altri Maestri di Musica e Folklore colpiti dalle sue invettive e giustamente omaggiati nel ricordo in occasione del richiamato Festival Regionale del Folklore e, con essi, a tutti coloro che, appassionati, detentori, esecutori, credono nella ricchezza culturale delle espressioni musicali e sociali contrariamente osteggiate dal questo signore. Ricordando che «la poesia genera piacere e rifessione alla lettura e la satira fa sorridere», al contrario il documento bolla i versi di Montesu come  «intrisi di ingratitudine, di offesa, di rancore, di sensi negativi, sono respingenti, anche verso una terra e una città che lo ospitano generosamenteÈ questo che diciamo a tutta la Sardegna: che invece di inneggiare ad una ricchissima espressione di folklore, quindi di cultura popolare, invece di rendere omaggio al vasto campo dei suoi detentori e maestri, l’ormai prossimo nuovo consigliere dell’Isre preferisce declamare “Sos eroes chi ute ses festenne colatu s’an sa vida imbreachenne (…) Faghenne mastros chi mastros non sunu daenne chentu a chie balet unu”. Rimane sospesa la nostra domanda: a chi si riferisce quando inveisce su “eroes” e “mastros”; sono forse passati a miglior vita, senza avere possibilità di replica? O se sono ancora tra noi, perché non dargli la possibilità di un contradditorio?».

Infine il pollice verso dell‘Associazione culturale e folcloristica Coro di Nuoro per l’incarico assegnato a Peppe Montesu: «Per queste ragioni, a prescindere dall’appartenenza politca, perché la cultura popolare, come la cultura in genere, non ha segno politico, chiamiamo a raccolta tutto il mondo associazionistco culturale in Sardegna e chiunque voglia farlo, perché si adoperi in qualsiasi modo lecito al fne di contrastare l’ingresso nell’autorevole rappresentanza istttzionale dell’ Isre di un signore che, dietro il facile paravento di parole cifrate, offende un movimento culturale, i suoi maestri, i suoi detentori e i suoi appassionat fruitori in tutta la Sardegna».