Confucio e Freud sulla via della seta

Se cercassimo tra le varie citazioni dei grandi personaggi della Storia, vedremo come in ogni epoca, tutti davano grande importanza a ciò che succedeva nel remoto regno del Sol Levante, e a tutto ciò che dall’Estremo Oriente sarebbe potuto arrivare. Mai come oggi ci siamo resi conto di come questo sia vero. Ma non solo di virus, affari, e assalti agli atelier di alta moda si tratta. Abbiamo scelto di segnalarvi un libro che fa esplorare la Cina sotto punti di vista che sfuggono a chi non la può guardare con gli occhi a mandorla: La figlia cinese sulla via della seta, pubblicato nel 2019 dalla casa editrice l’Albatros e scritto da Alessandra Dal Ri. L’autrice è una freelance, pubblica sui maggiori settimanali e mensili nazionali e su stampa estera. Invia reportages di carattere politico-sociale da: India, Cina, Sud Africa, Cipro, Grecia, Turchia, Germania, Francia, Svizzera. «Bia ama scrivere, la scrittura è per lei catartica, ed ama viaggiare. Non sa quali dei due la gratifichino di più, così da tempo ha deciso di praticarli entrambi, possibilmente l’uno legato indissolubilmente all’altro». Il libro è autobiografico, ricalca infatti i passi dell’autrice e della sua (reale) “figlia cinese” Mei Li, di cui si definisce “terza madre”. Ogni capitolo offre una chiave di lettura diversa, ripercorre la storia tramite il giornalismo e – cosa importante- fatto da una donna. «Principesse non in cerca di un principe, ma di un principio». Bia nei suoi viaggi si reca in Cina per la prima volta per fare un’inchiesta sull’Aids, malattia che era dilagata nel Paese ma di cui il governo ammette un solo caso, e ne vieta anche la pronuncia del nome. Lì conosce Mei Li, destinata a segnare la sua vita per sempre. La profondità di Bia si incontra e scontra con i punti di vista cinici e arrivisti di Mei li. «Chi da voi in Occidente dice che il denaro non porta la felicità, secondo me non sa dove andare a fare shopping». L’infanzia della ragazza cinese ci immerge nell’epoca maoista, con episodi molto significativi. «Chi avesse avuto un ruolo istituzionale, o chi fosse ricco, o chi avesse dei dipendenti, o semplicemente chi fosse di idee diverse era costretto a sfilare in giorni prefissati con un copricapo da giullare tra gli sberleffi della gente». Oltre alla politica e alle interviste con grandi personaggi, ciò che questo romanzo mette davvero in risalto è l’incontro tra Oriente e Occidente: le concezioni filosofiche, il modo di vedere il mondo, la medicina, i rapporti umani, la morte, l’intera vita e gli elementi che la costituiscono. «In Cina si concepisce l’universo in perpetua trasformazione, senza un inizio e una fine. Nulla si può creare poiché tutto già esiste. Non vi è posto per un processo creativo, come lo intendete voi. Esistono già tutte le forme, tutti gli odori, tutti i colori, tutti gli stadi possibili. All’individuo si richiede di adattarsi nel modo migliore alla continua trasformazione dell’universo. È la pulsazione cosmica del cuore dell’universo che egli deve cercare di riprodurre. Risuonare nell’immensa gioia del principio primo. L’asse verticale cielo uomo terra condiziona l’essere umano molto di più che non la sua capacità di inventare qualcosa di nuovo». Quello che questo libro ci insegna è che nella comprensione della diversità nasce l’incontro – come piace sottolineare all’autrice – tra Confucio e Freud. «Le cose ripetute, rimaste nei secoli sempre uguali a se stesse, contengono la naturalezza intrinseca cui il saggio aspira».

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