Conferma dalle analisi: «Abbattimenti necessari»

«Abbattimenti necessari»: così, dati alla mano, il direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sardo (IZS) Alberto Laddomada commenta il blitz del giorno dell’Immacolata nelle campagne di Orgosolo, Arzana e Desulo che ha portato all’uccisione con una scarica elettrica di 210 maiali allevati illegalmente allo stato brado e, almeno ufficialmente, senza padrone. Secondo i dati diffusi dalla Regione in un comunicato diffuso stasera nel sito istituzionale, infatti, su 150 campioni analizzati ben 115 sono risultati sieropositivi alla Peste suina africana (PSA), con una percentuale di oltre il 75 per cento. Il primo bilancio dei controlli effettuati in questi giorni nei laboratori dell’IZS non ha sorpreso i tecnici e le autorità sanitarie e sembrano destinate anche a smorzare le polemiche di chi contesta l’operazione coordinata dall’Unità di Progetto per l’eradicazione della peste. I dati forniti dall’IZS confermano che la malattia è sostanzialmente presente in maniera costante nei luoghi interessati dagli abbattimenti e dove si pratica il pascolo brado dei maiali: il cantiere forestale di Montes a Orgosolo, le campagne di “Is campanilis” a Arzana e la foresta di Girgini a Desulo (vedi https://www.ortobene.net/abbattuti-210-maiali-nessuno/). «I suini sono risultati positivi – ha osservato Laddomada – più o meno costantemente agli stessi elevati tassi di prevalenza. Si dimostra ancora una volta che in quei territori la PSA è presente in forma endemica, con la pratica del pascolo brado incontrollato che permette alla malattia di persistere e di auto-alimentarsi costantemente nei continui contatti da maiale a maiale e tra i maiali domestici con i cinghiali. Se non si prende coscienza del fatto che è contro l’interesse di tutti i sardi perseverare nell’allevare i suini in modo illegale e irresponsabile – ha concluso il direttore dell’IZS – non riusciremo mai a liberarci da questa piaga che da ormai 40 anni ha messo in ginocchio l’intero comparto regionale».  Infatti se quei 115 bestie infette fossero state macellate il virus dell’Africana che sopravvive negli insaccati e nei prosciutti sarebbe potuto tornare in circolo in ogni momento come ben sanno Unione europea e governo italiano che infatti bloccano l’esportazione fuori dalla Sardegna delle carni e derivati dei mali allevati nell’Isola. Per questo, con Ue pronta a far scattare una procedura d’infrazione e recuperare i fondi investiti dal 1978 per contrastare la peste, la Regione continua a insistere sui provvedimenti per favorire l’uscita dall’illegalità già sfruttati da tanti allevatori che oggi rischiano di entrare il rotta di collisione con gli irriducibili che si ostinano a far pascolare i maiali senza co trovi e senza regole finendo così per danneggiare i porcari regolari che, nonostante la severa normativa in materia di eradicazione della Peste suina africana, allevare i maiali utilizzando il pascolo naturale, a condizione che questo avvenga in appezzamenti, anche molto ampi (sino a 10 ettari nelle zone rosse di massimo rischio e sino a 40 ettari nelle zone bianche a minor rischio), ben recintati, per impedire il contatto, anche occasionale, con i cinghiali ed evitare la possibile diffusione della PSA. «Quello che non è mai consentito – ribadiscono in Regione – è l’allevamento, illegale, di animali abbandonati a se stessi, esposti al contagio del virus della peste e di altre pericolose parassitosi (Trichinella su tutte), da parte di soggetti che si trincerano dietro l’anonimato. Il comparto suinicolo e la filiera delle carni suine possono svilupparsi solo grazie agli allevatori regolari che, con quotidiana fatica, provvedono ai bisogni dei loro animali, adempiono agli obblighi di registrazione, provvedono ai controlli sanitari e possono attestare la salubrità delle carni che provengono dai loro allevamenti. Purtroppo invece, come dimostrano i dati che l’Istituto Zooprofilatico della Sardegna ha appena diffuso, negli allevamenti bradi illegali persiste una situazione sanitaria desolante».