Con Dio l’impossibile diventa possibile
di Michele Casula

9 Febbraio 2022

4' di lettura

“Chi te lo fa fare ad essere prete in un mondo che spesso è ostile?”. Leggendo la Parola di Dio di questa domenica mi è tornata alla mente questa domanda che un amico mi pose alcuni anni fa, dopo una esperienza drammatica della mia vita di sacerdote: l’omicidio di un confratello. È l’esperienza di Isaia e dei profeti, è l’esperienza di Pietro e i suoi compagni. «Ohimè io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo ad un popolo dalle labbra impure io abito». «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla…». Quante volte programmiamo, ci buttiamo con entusiasmo in una attività pastorale e, guardando i frutti, ci assale un senso di sconforto e di frustrazione: «Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla!». Penso ai genitori che fanno di tutto per trasmettere i valori ai loro figli, penso agli insegnanti che lavorano con passione e raccolgono poco o niente. Sono le esperienze di vita di ogni credente, ma anche di ogni persona che si impegna con fatica ed entusiasmo e vede attorno a se una società che continua il suo cammino di egoismo e divisione. Nella risposta di Pietro a Gesù c’è un “ma” importantissimo!Sono cosciente della mia inadeguatezza, «ma sulla tua Parola getterò le reti». È la risposta dei santi e dei profeti di ieri e di oggi alle proposte di Dio, come ci ricorda Santa Teresa di Calcutta, parlando della sua opera: «Sono come una piccola matita nelle Sue mani, nient’altro. È Lui che pensa. È Lui che scrive. La matita non ha nulla a che fare con tutto questo. La matita deve solo poter essere usata». Oggi l’esperienza ci dice che vivere da buoni cristiani il sacramento del matrimonio è quasi impossibile e la tentazione di fare altre scelte, apparentemente più facili, è forte, «ma sulla tua parola, diciamo il nostro sì per sempre». Oggi sembra impossibile essere un buon cristiano impegnato in politica, «ma sulla tua parola mi impegno, anche se non vedo subito i frutti». Spesso è difficile vivere in una vera comunità parrocchiale e forse è preferibile chiudersi in un gruppo che mi gratifica e mi emoziona, «ma sulla tua parola lavoro nella parrocchia e con la parrocchia». Se in quella drammatica esperienza di prete mi fossi fermato non avrei potuto godere dei tanti frutti di bene che Dio ha operato e opera nella mia vita. Ciascuno di noi può ritrovare la sua esperienza di fatica e di insuccessi e porsi nell’atteggiamento di Isaia e di Pietro: le nostre inadeguatezze non devono essere ostacolo alla sequela, ma consapevolezza che è Dio che lavora nel cuore di chi si fida, è Lui che ci trasforma e rende la nostra umanità fragile strumento della Grazia. I nostri “Eccomi” non sono basati sulla consapevolezza delle nostre forze, ma sulla certezza che Dio lavora in noi e con noi. Lo ricorda San Paolo, parlando della sua vocazione e missione: «Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana». Simone era un pescatore: ciascuno ha il suo lavoro e a ciascuno può capitare di faticare nel buio di tante notti e di non prendere nulla. Ma… interviene Dio, che chiede di lavorare sulla sua Parola, cioè di vivere la propria esistenza all’interno del suo progetto e allora il nostro lavoro e la nostra esistenza trovano una fecondità mai prima conosciuta. Seguire Dio è la conseguenza di chi non è scappato, di chi ha il coraggio di guardarsi dentro e poi guarda il Signore, e, nonostante tutto, si fida non di se stesso, ma di Lui. Non temere, Lui è con te. Avrò sempre un cuore vacillante, Lui non si scoraggia, riesce sempre a scovare il mio amore. Anche se in certi momenti siamo tentati di chiedergli «perché devo fare un’altra pesca inutile?». Lui ci consola e ci dà coraggio e ci fa vedere l’impossibile come possibile. © riproduzione riservata

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