Compagni discreti per il nostro cammino

Uomini tra gli uomini, abitanti del tempo che passa, compagni discreti per il nostro cammino. Hanno conosciuto la nostra terra, il dolore e la gioia, l’entusiasmo per l’accadere della novità, lo stupore per la vita che si propaga e perdura. Nella Chiesa di Dio sono detti Santi e Beati. Per il modo come hanno vissuto, per l’insegnamento che ci hanno lasciato, per la testimonianza di cui sono stati capaci. Santi e Beati perché Cristo è bastato alla loro vita e in Lui solo hanno riposto la loro speranza. Anticamente “Santo” voleva dire separato, lontano, inaccessibile. Santo era Dio non potendo alcun uomo immaginarlo, descriverlo, raffigurarlo. Il Suo volto, se contemplato dalla creatura, poteva causare la morte. Eppure ogni uomo era ed è chiamato a scoprire quel volto sconosciuto. Cristo Signore lo ha rivelato, lo ha reso accessibile e familiare: davanti ai nostri occhi ha dipinto l’immagine del Padre. E Dio è diventato conoscibile, incontrabile; ha un volto e un nome, ed un popolo che gli appartiene.
I Santi sono il propagarsi, nello spazio e nel tempo, di questo avvenimento. La santità è il giungere fino a noi di quel grido che i primi dodici portarono nel loro cuore: “Cristo da morte risuscitò…” Sono il Volto e il Corpo di Cristo. I santi sono i nostri migliori amici. Perché ci insegnano ciò che nella vita conta realmente, ciò per cui vale la pena morire. Nella loro semplicità sono più sapienti dei vecchi saggi. Nella loro povertà sono più ricchi dei re. Nella loro sofferenza c’è il segreto della letizia.
I santi sono gli amici dei tempi difficili. Quando il mondo sembra ci crolli addosso e quando pensiamo che per noi in cielo non brilla nessuna stella, sono loro, allora, a confortarci a ricordarci che “Se ci siamo riusciti noi, puoi farcela anche tu…”. I santi garantiscono che il Signore porta sempre a compimento l’opera iniziata. E noi siamo sua opera: fragile eppure preziosa.
I santi sono l’esempio di come dev’essere vissuto il Cristianesimo. Loro hanno conosciuto Dio, hanno parlato con Lui, lo hanno portato nel loro cuore in ogni angolo della terra. E questo a noi hanno lasciato in eredità. I santi sono di ogni regione, lingua e popolo. In Paradiso si parla anche in sardo. Ovunque si può diventare santi; ovunque c’è un esempio da seguire.
Loro hanno conosciuto i nostri affanni e le nostre passioni e ricordano a Dio la pazienza necessaria per cambiare il nostro cuore. Se grande è il nostro peccato, vi è pur sempre un santo che lo ha commesso anche lui. I santi sono le creature della misericordia divina. Hanno vinto il male con il bene: hanno cancellato il tradimento con l’amore. Loro sono i veri rivoluzionari. Hanno reso quotidiano lo straordinario; hanno sperimentato il Tutto nel frammento. Hanno contestato il mondo contestando se stessi. E dinanzi a loro il potere ha tremato. Perché piccoli eppure più grandi dei giganti. Deboli eppure hanno trasfigurato intere civiltà ed epoche.
“Cercate ogni giorno il volto dei santi…” per imparare a vivere. Li si trova facilmente. Di taluni sono ancora vivi i fratelli, le sorelle, i parenti, gli amici. Di altri si trovano tanti, tantissimi documenti e ricordi. Di tutti restano le mirabili opere compiute. Opere d’amore: che vuol dire mortificazione. L’amore crea e soffre, attende e rimane fedele.
I santi non sono gelosi gli uni degli altri. Sono una famiglia pronta ad accogliere anche l’ultimo arrivato, il più piccolo, lo sconosciuto. Non siamo noi a rincorrerli: sono loro che ci cercano e ci attendono. Taluni ci affascinano più di altri ma poi sono tutti che ci aiutano. Alcuni sono in Paradiso altri sono qui sulla terra. I nostri occhi non li vedono, i giornali non ne recano novella. Ma basta incontrarli per scoprire che l’aureola non fa il santo. Occorre essere umili per vedere l’eternità nel piccolo granello delle loro opere. Chi li incontra anche solo una volta difficilmente potrà scordarli. E così altri Francesco, Antonio, Teresa, Maria Gabriella ecc. popoleranno le nostre città. E i figli della Chiesa si allieteranno per i doni che oggi stentano a capire.

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