Commissione d’inchiesta su Ottana

A distanza di 12 anni il centrodestra ci riprova riproponendo in Regione l’istituzione di una Commissione d’inchiesta che scriva la vera storia dell’industrializzazione  dopo il licenziamento da parte di Ottana Energia (i thailandesi di Indormana e l’imprenditore sempre presente nelle residue attività industriali fino a qualche anno fa e “sempre assente” oggi che quelle attività stanno franando), degli ultimi superstiti, 58 lavoratori della fabbrica chimica. Nell’area industriali restano a libro paga ma dell’Inps solo i 70 operai di Ottana Energia (Clivati e ancora Clivati) che saranno inesorabilmente licenziati nei primi mesi del 2018. A chiedere di fare chiarezza sono i consiglieri regionali di opposizione più i consiglieri nuoresi  Emilio Usula (Rossomori) e Antonio Gaia (Cristiano popolari socialisti. L’iniziativa presentata oggi in una conferenza stampa  dal consigliere dei Riformatori Luigi Crisponi e dai capigruppo Pietro Pittalis (Forza Italia), Attilio Dedoni (Riformatori), Gianluigi Rubiu (Udc) e Angelo Carta (Psd’Az).

IL DITO E LA LUNA.Rispetto alla doverosa necessità di portare alla luce anche le responsabilità sullo sperpero dei fondi pubblici, gli obiettivi indicati appaiono, infatti, supportati da motivazioni generiche e un po’ datate. Non si può parlare, infatti, di riconversione industriale col ritorno all’attività agropastorale in chiave moderna o addirittura del più grande centro di refrigerazione del latte a livello regionale, senza affrontare alla radice: la bonifica ambientale di un sito di cui ancora oggi non si conoscono il reale livello di inquinamento. Un problema enorme e taciuto messo in risalto  anche dalla recente visita della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro (vedi https://www.ortobene.net/wp/wp-admin/post.php?post=2063&action=edit): si contano tra gli ex operai un centinaio di morti per tumore, l’amianto ha ucciso eppure non esiste nelle relazioni dei consulenti Inail; solo la determinazione di ‘Aiea Sardegna, Anmil e Cgil ha scoperchiato una pentola e posto con forza innanzitutto la necessità che la Regione innanzitutto chieda (sembra assurdo ma è la stessa Regione a negare sostanzialmente il grave inquinamento declassandolo appunto a sito regionale) e il Governo conceda a Ottana il riconoscimento di Sito di interesse nazionale con i necessari finanziamenti pubblici e il concorso della stessi Eni (andata via senza pagare dazio) per la bonifica.

L’ETERNO RICATTO SALUTE-LAVORO. Paradossalmente la prospettiva a medio termine per creare lavoro a Ottana è quella del disinquinamento, operazione doverosa dal punto di vista ambientale e della salute pubblica, ma indispensabile per ipotizzare interventi di rilancio legati soprattutto all’agroalimentare. Sicuramente la richiesta Commissione d’inchiesta regionale, opportunamente integrata, potrà riguardare anche quegli aspetti soprattutto se sarà reale la dichiarata intenzione di ricercare le ragioni di un rilancio. Resta però un grosso problema di volontà politica sulla reale possibilità, in una legislatura ormai agli sgoccioli,  di volere e poter andare a fondo. Ma a dover uscire dalle sue contraddizioni è soprattutto il centrosinistra se appena qualche mese fa l’assessore regionale all’Industria Maria Grazia Piras redarguiva il deputato Michele Piras e i consigliere Daniela Forma e Daniele Cocco per sostenere l’Aiea nella sua battaglia per la salute pubblica e il riconoscimento dei diritti agli ex esposti all’amianto, sostenendo che la campagna rischiava di vanificare i progetti di sviluppo. Quali? Si parlava allora di una fabbrichetta per il riciclo della plastica (riecco Clivati): che fine a fatto? Ancora qualche mese fa il segretario della Cisl Michele Fele è finito nel mirino degli altri sindacati e degli operai della termocentrale solo per aver affermato che occorreva prendere atto della fine di questa industria, pensare all’ambiente e voltare pagina. La realtà oggi è che i 58 lavoratori di Ottana Energia (molti passati tra Eni, Inca International e Equipolymers) hanno dovuto ingoiare il licenziamento per garantirsi altri due anni di ammortizzatori sociali ben consapevoli di dover aiutare i figli e i nipoti disoccupati, sperando per questo di vivere bene e a lungo e non cadere, come tanti colleghi morti o gravemente malati, vinti dai tumori provocati dalle condizioni di lavoro in fabbrica.

IPXE DIXIT. Riparlare di Commissione regionale d’inchiesta sicuramente aiuta a uscire dall’emergenze da inseguire e frenare con fondi pubblici seppur sapendo che erano destinatI a finire inevitabilmente con i licenziamenti. La proposta del centrodestra più i consiglieri di maggioranza (o ex) Usula e Gaia, riporta però alla memoria un’iniziativa  simile lanciata, sempre da centrodestra nel 2004 e bocciata dal Consiglio regionale che inseriva il problema Ottana nella questione generale delle zone interne pur considerandolo preminente. Di quella seduta pomeridiana (la numero 103) del 7 luglio 2005 resta traccia nei resoconti consiliari e in particolare nel verbale riassunto per i cronisti dai giornalisti dell’Ufficio stampa. A parte la sensazione da archeologia politica nel ritrovarsi davanti sigle come DS, Margherita, Rifondazione e AN,  leggere oggi quel documento, 12 anni dopo, si ha la prova di quante parole buttate al vento, ipocrisie non sanate dal tempo, salti della quaglia che si preferisce dimenticare. Per questo, nonostante la lunghezza, pubblichiamo integralmente quel documento. Per la cronaca il promo firmatario della richiesta di istituzione era il nuorese Roberto Capelli.

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XIII LEGISLATURA


Nota stampa
della seduta n. 103 pomeridiana del 7 luglio 2005


Il Consiglio ha ripreso i suoi lavori sotto la presidenza dell’on. Giacomo Spissu.

L’Assemblea sarda ha proseguito l’esame della richiesta di istituzione di una commissione d’inchiesta per un indagine conoscitiva sulla condizione economica e sociale delle zone interne della Sardegna.

Richiesta di istituzione
di una Commissione di
inchiesta delle zone interne
.

 

L’opportunità di una analisi attenta ed approfondita della complessa realtà delle zone interne è stata confermata anche dall’on. GiorgioLa Spisa (FI), il quale ha voluto rimarcare come l’istituzione di una commissione d’inchiesta possa significare anche una favorevole occasione per analizzare gli aspetti particolari della struttura economica di vaste zone dell’Isola. Il prossimo 14 luglio, i sindacati hanno organizzato una manifestazione per chiedere il rilancio delle industrie chimiche della Sardegna centrale. Quella manifestazione sarà, inoltre, l’occasione per ricordare impegni presi dal Governo per rilanciare le poche industrie chimiche e tessili ancora presenti nell’Isola. L’ex assessore dell’industria ha anche voluto ricordare come le vicende negative delle industrie della media valle del Tirso abbiano avuto «grande peso» nel mancato sviluppo socio economico dell’intera Sardegna. Questa commissione, ha aggiunto Giorgio La Spisa, potrebbe approfondire molti «aspetti di quelle contestate scelte» e potrebbe proporre un nuovo, moderno progetto di sviluppo, che serva realmente per valorizzare le reali risorse, le potenzialità inespresse della società sarda. La proposta di una commissione d’inchiesta ha concluso Giorgio La Spisa, è il tentativo di avviare un attento esame dell’esistente per disegnare un futuro migliore, non vuole essere uno strumento «di giudizio politico» ma uno strumento propositivo per tentare di risolvere il diffuso malessere presente in troppe zone della società sarda.

Giorgio La Spisa

L’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle zone interne non è stata condivisa, invece, dall’on. Paolo Maninchedda (Progetto Sardegna), il quale ha, tuttavia, riconosciuto una «validità» in questa richiesta, perché se è vero che delle zone interne «molto conosciamo, è vero anche che poco decidiamo». Il pensiero sociale, secondo l’oratore, è viziato da alcune scelte non condivisibili. Se il sistema economico è condizionato solamente dal mercato e dalla produttività, lo stesso sistema non può certamente dare risposte concrete ai bisogni sociali dell’intera società regionale; ma questi sono concetti non condivisibili; così come si devono anche modificare le scelte di intervento, perché se si punta tutto su un maggiore intervento pubblico, si deve ricordare che l’intervento pubblico genera una specie di dipendenza, che non favorisce la crescita e l’affrancamento dalla «stessa dipendenza». Si deve modificare la «statica situazione» che esiste nel mondo delle campagne (l’uso delle terre civiche favorisce, ma anche limita lo sviluppo delle aziende agricole), ma anche la dipendenza, i limiti che gravano il settore della cultura, della scuola, degli enti locali, condizionati da scelte superate e da una «eccessiva burocratizzazione» dello stesso intervento pubblico, dell’attività della stessa struttura amministrativa regionale. I tempi «lunghi» limitano, ad esempio, la validità degli stessi interventi di sviluppo e di sostegno; il «mettere tutto a bando», ha aggiunto Maninchedda, è la prova che la Regione non ha, troppo spesso, fiducia nella sua stessa struttura, Quindi, ha detto anche Maninchedda, è necessario rivedere tutte le materie, modificare il modo di intervenire, trovare pensieri ed idee forti che servano, realmente, a modificare un difficile sistema. Il Consiglio, ha concluso Maninchedda, ha la capacità e possibilità di prendere le decisioni più opportune, per modificare questo stato di cose, e lo può fare elaborando idee politiche, nuove, diverse, «originali» evitando di copiare ed importare idee e metodi utilizzati in altri parti di Italia o di Europa, che mal si possono adattare alla realtà sarda. La proposta Capelli e più, comunque, ha avuto il merito di richiamare il Consiglio alla necessità di analizzare, esaminare, approfondire la difficile realtà della società sarda.

Paolo Maninchedda

La commissione di inchiesta sulle zone interne è inutile e antistorica, secondo l’on. Paolo Pisu (PRC, Rifondazione Comunista, n.d.r.), perché quella stessa commissione avrebbe il compito di capire la crisi e il malessere di una ben precisa parte dell’Isola. Ma il malessere investe anche molte altre parti della Sardegna; la Marmilla, il Sarrabus, il Barigadu, il Sarcidano pagano prezzi altissimi in termini di spopolamento, emarginazione, crisi industriale, iniziative promesse e mai avviate, per scelte poco attente del Governo e delle Giunte regionali di centrodestra, ma anche di centrosinistra. Questa commissione d’inchiesta, quindi, appare inutile proprio perché non è in grado di affrontare questo «malessere diffuso», che non può essere limitato ad una zona ben definita, ad un settore industriale in perenne crisi. È necessaria, ha aggiunto Pisu, una indagine più completa ed appropriata per capire le ragioni reali di questo progressivo e complessivo arretramento socio economico. «Noi abbiamo lottato per il riscatto di molte parti dell’Isola», ha detto Pisu, e lo abbiamo fatto lottando in trincea, come sindaci, come esponenti delle comunità locali; ci siamo impegnati a favorire la nascita di industrie, di zone e consorzi industriali, di incubatori di attività ed iniziative economiche. Un impegno per il riscatto di tutta l’Isola, che non rinneghiamo e che, anzi, siamo ben decisi a portare avanti, con una iniziativa diversa da questa, favorendo, chiedendo, promuovendo una indagine che investa tutte le zone meno sviluppate dell’Isola. Se la commissione proposta avesse queste caratteristiche, ha concluso Paolo Pisu, sarei stato favorevole alla sua istituzione; se il Consiglio decidesse di istituire una commissione per un indagine sulle zone «marginali e svantaggiate» sarei decisamente stato favorevole.

Paolo Pisu

Scelte coraggiose da parte del governo regionale (che beneficia di una legge elettorale che l’ha reso più forte) sono state chieste dall’on. AntonelloLiori (AN). Qualcosa, in passato, ha detto, non ha funzionato; se le risorse sono andate disperse e non c’è stato lo sviluppo previsto, ciò significa che «esistono grosse responsabilità politiche» ed occorre un’attenta analisi per evitare che circostanze sfavorevoli si ripetano. Gli effetti sarebbero irreversibili. Liori ha parlato in particolare dello spopolamento dei paesi dell’interno che incide su qualunque programma. Nei paesi – ha detto – sono rimasti i più deboli. Se questa tendenza non sarà corretta, molti Comuni sono destinati a sparire. La Regione ha il compito di intervenire, per diventare una istituzione «amica», al contrario dello Stato, che chiude caserme, scuole ed uffici postali e rende “nemiche” le istituzioni.

Antonello Liori

Per l’on. NanniMoro (AN) l’aspetto meno incoraggiante sul giudizio negativo associato alle commissioni d’inchiesta del passato (sono mancati i risultati, è stata grande la delusione delle popolazioni) è l’assenza di autocritica. Oggi bisogna tentare una strada nuova, tenuto conto che, da allora, sono profondamente cambiati gli scenari. Altrimenti l’emergenza delle zone interne rischia di essere «un caso letterario», che ci lega «inesorabilmente al passato». La commissione deve saper fotografare la situazione, dire le cose come stanno «per rendere un buon servizio ai cittadini», indicando, alla luce delle nuove conoscenze acquisite «quale sia il modello di sviluppo più adatto» compatibile con le comunità locali.

Nanni Moro

L’esigenza della commissione ha detto l’on. SilvestroLadu (Fortza Paris) è maturata nella passata legislatura per il malcontento diffuso delle popolazioni, assillate dalla crisi economiche e dalle scarse prospettive di sviluppo; ma si è accentuata negli ultimi tempi. Le cause sono note: carenza di infrastrutture, spopolamento, emigrazione, utilizzo non corretto dei fondi pubblici, responsabilità politico-gestionali dello Stato, della Regione, ma anche degli enti locali. Ma questa esigenza «suscita diffidenza e freddezza da parte del centrosinistra», che «non dimostra entusiasmo ad affrontare il problema». Ritorna, prepotente, il richiamo al passato, alle precedenti commissioni; comunque si valuti il loro operato ha detto Ladu bisogna essere consapevoli che non hanno esaurito il loro compito, anche perché i tempi sono cambiati: la crisi del settore agropastorale non è mai stata così grave, l’ambiente (vedi parco del Gennargentu) genera nuovi problemi; ad Ottana si sta concludendo il ciclo dell’industria di base e, nonostante il contratto d’area, non decolla quello della seconda industrializzazione; alcuni settori (il tessile in particolare) fanno i conti con una concorrenza difficile da fronteggiare. Di fronte a questo scenario, il Consiglio regionale non può far finta di niente, ma deve scendere in campo.

Silvestro Ladu

Per CiriacoDavoli (PRC), la proposta avanzata dal centrodestra è «superficiale» perché è orientata soprattutto sull’area di Ottana; indicazione, questa, «che non coincide con la nostra interpretazione delle zone interne». La richiesta dell’opposizione ha tuttavia un merito: far discutere il Consiglio delle zone svantaggiate. È l’occasione per una riflessione, sulle politiche sviluppate nel territorio, sugli errori commessi (la stessa area industriale di Ottana, nella prospettiva del contratto d’area, lamenta un peccato originale, quello di uno sviluppo disordinato che ha cercato di mettere insieme un coacervo di iniziative), sulla necessità di allargare il discorso dove più acuto è il disagio.

Ciriaco Davoli

Questa commissione d’inchiesta («inchiesta e non indagine, perché questa è la dizione riportata sul Regolamento consiliare») ha «semplicemente lo scopo di saperne di più», liberandosi dal provincialismo e da certi luoghi comuni sul malessere sociale, spaziando su tutte le aree di arretratezza economica e sociale, ma «evitando di fare di tutt’erbe un fascio». Ha lo scopo, dunque, «di dare un contributo per il prossimo piano di sviluppo» e, in questo senso, si differenzia dalle quelle (in particolare la Commissione Catte) che l’hanno preceduta. L’ha detto l’on. RobertoCapelli (UDC), primo firmatario del documento, ricordando, fra l’altro, che di commissione d’inchiesta  «quella si, con profilo giudiziario»  aveva parlato nel maggio scorso ad Ottana il presidente Soru disegnando un nuovo processo di industrializzazione; segno evidente che è tempo di pensare alle zone del malessere. Ma come programmare correttamente le risorse, se non si dispone di adeguate conoscenze? Quanto alla polemica sviluppatasi in mattinata sull’ammissibilità della richiesta, Capelli ha ricordato che il Regolamento consiliare (articolo 125) prevede che la commissione d’inchiesta è costituita «se ne fa richiesta un terzo dei consiglieri». È costituita, dice il regolamento; perciò – a suo dire – non deve passare attraverso il voto del Consiglio. Ma il presidente Spissu si è dichiarato di parere contrario.

Roberto Capelli

Il tema introdotto dall’on. Capelli merita attenzione, ma «non deve essere affrontato solamente da nuoresi ed in chiave nuorese», ha detto l’on. Renato Cugini (DS), il quale ha voluto ampliare il tema in discussione. Se si fosse parlato di scelte economiche, di nuove strategie per il rilancio della chimica, dell’intero settore industriale sardo si sarebbe potuto avviare «un raffronto complessivo con lo Stato», così da riportare alla ribalta nazionale il tema generale dello sviluppo industriale isolano. Sui programmi e sulle proposte politiche, d’altro canto, ci siamo confrontati anche recentemente, ha aggiunto Renato  Cugini, e gli elettori hanno scelto le «nostre proposte e respinto quelle del centrodestra». ‹Le nostre proposte» sono la base dalla quale partire, riesaminando gli accordi raggiunti anche nel recente passato, e fare della “questione sarda” il tema sul quale raggiungerla massima unità possibile e «proporla» al Governo ed alla commissione europea, per ottenere le necessarie risorse finanziarie. Il Consiglio, in sostanza, deve avviare una iniziativa che propositiva che porti alla elaborazione di un grande progetto di sviluppo, che deve interessare tutto lo sviluppo, infatti, ha implicazioni politiche che si ripercuotono sull’intero sistema regionale, quindi istituzionale; per questo il Consiglio deve confrontarsi e elaborare un grande programma di sviluppo, ma anche le numerose riforme dello Statuto speciale e della legge elettorale, che hanno grande importanza per favorire un armonico e complessivo processo di sviluppo e crescita. Su questo tema, ha concluso Cugini, probabilmente tutte le forze politiche presenti in Consiglio possono trovare la necessaria unità.

Renato Cugini

Favorevole alla commissione d’inchiesta sulle zone interne, invece, l’on. Matteo Sanna (AN), il quale ha voluto ricordare che «quello delle zone interne, è tema presente da lunghissimo tempo sul tavolo politico isolano». Un tema sul quale è opportuno il confronto, perché partendo da questo “problema” il discorso deve essere allargato all’esame di tutte le “diverse” parti della Sardegna, dove esistono esigenze e bisogni differenti e complessi, che impongono un costante e corretto confronto. Questo Consiglio ha, il ruolo, il compito, il diritto, di esaminare ed affrontare la realtà sarda nel «suo insieme», perché questa è l’Assemblea rappresentativa dei sardi, quindi, non può assumere posizioni «particolari o localistiche». Su questi temi, quindi, da questo confronto dovranno emergere linee guida forti in grado di permettere l’elaborazione di un grande programma di sviluppo complessivo sul quale, pur partendo da diversi punti di vista, è forse possibile trovare le opportune intese. Questa richiesta di commissione d’inchiesta a concluso Matteo Sanna, ha proprio questo significato: favorire un serio confronto, per disegnare un nuovo, ambizioso e realistico, programma di sviluppo complessivo della Sardegna.

Matteo Sanna

 

La commissione d’inchiesta è stata giudicata “datata e superata” dall’on. Giuseppe Pirisi (DS), il quale ha ricordato che il malessere esiste, realmente, non solo nelle zone interne, ma in tutta la Sardegna perché frutto della incapacità politica ed amministrativa del centrodestra, “che ha provocato gravi danni nel sistema economico e sociale della Sardegna, come d’altro canto sta provocando su tutto il territorio italiano”. Su questa situazione di crisi ci siamo confrontati, anche recentemente, ha aggiunto Pirisi, e gli elettori hanno scelto con decisione e chiarezza, avviando un processo di “risarcimento” che si completerà il prossimo anno, quando “manderanno a casa l’attuale presidente del Consiglio dei Ministri”.
Comunque, ha aggiunto Pirisi, su questi temi sarà necessario confrontarsi, ma anche trovare idee nuove. Per le zone interne, ad esempio la soluzione a tutti i problemi è nella valorizzazione dell’ambiente, l’unica reale risorsa della quale dispone la Sardegna. Ed esistono anche le proposte politiche necessarie per avviare un reale processo di valorizzazione dell’ambiente, quello della istituzione di un Parco, un utile strumento in grado di valorizzare i centri storici, le tradizioni e le culture popolari, le attività economiche più tipiche delle “zone interne”. Ecco, se ci sono idee alternative, ha concluso Pirisi, devono essere avanzate, presentare nelle sedi più adatte, una commissione d’inchiesta non è “il luogo più adatto per proporre programmi e ipotesi di sviluppo”.
Giuseppe Pirisi

La richiesta di istituire una Commissione d’inchiesta su un qualunque argomento è uno dei «poteri che il regolamento del Consiglio (articolo 125) concede alle opposizioni, per portare un argomento all’attenzione del Consiglio, per poter affrontare e dibattere un argomento politico, sul quale avviare un costruttivo confronto». L’on. Pier Paolo Vargiu (Riformatori) ha voluto ricordare la “valenza politica” dell’iniziativa delle opposizioni, anche perché l’Assemblea ha il diritto di approfondire i temi sui quali è chiamata a deliberare, a decidere, e questo è un argomento importante, come è importante il diritto delle minoranze chi chiedere che il Consiglio si pronunci su argomenti che «la stessa minoranza considera importanti». Questo è un aspetto del regolamento sul quale è necessario un approfondimento, ha aggiunto Vargiu, perché il diritto delle minoranze di proporre “temi alla discussione generale” deve essere difeso, tutelato, riconosciuto. Questa è la prima volta che viene utilizzato questo strumento regolamentare, ha aggiunto Pierpaolo Vargiu, ed è un argomento che merita un approfondimento perché «è importante che esista un margine di agibilità per le minoranze, un diritto che deve essere riconosciuto all’intero Consiglio». Esaminando, nel merito, la richiesta di istituire la commissione d’inchiesta, il capogruppo de I Riformatori ha ricordato che il “problema delle zone interne” non è un tema che riguardi solamente i “nuoresi”, perché non riguarda esclusivamente le zone centrali dell’Isola, ma tutti i sardi, «perché non può esistere una Sardegna a due o tre velocità», così come non si può parlare di innovazione, di cambiamento, di modernizzazione senza poi avere risultati positivi. Il Consiglio deve avere il potere di esaminare ciò che è stato fatto negli ultimi cinquanta anni, senza nessun intento inquisitorio, senza voler aprire inchieste nei confronti di nessuno. Quello proposto è semplicemente uno strumento per permettere un confronto costruttivo, per avviare un ragionamento comune, complessivo, per giungere a “considerazioni finali largamente condivise”. D’altra parte, i presentatori della richiesta volevano conoscere cosa è cambiato, nella società sarda, dalla situazione esaminata dalla Commissione Medici, come si è evoluta la situazione generale della Sardegna, anche esaminando le indicazioni contenute nella relazione di minoranza di quella Commissione o le indicazioni fatte, nel corso di quella indagine conoscitiva, da un autorevole studioso sardo, il professor Camba, che diede un notevole contributo scientifico anche in quella occasione. «Ecco, questa commissione ha lo scopo di accertare le origini dei fenomeni che hanno provocato queste situazioni di arretratezza; quale l’atteggiamento delle pubbliche amministrazioni in questa difficile situazione; quali risultati abbiano ottenuto i notevoli flussi economici dello Stato e della Comunità europea giunti nell’isola; quali le collusioni tra la classe politica e gli imprenditori (indicate in un approfondito studio dal professor Sassu), che hanno rallentato, impedito, il processo di crescita economica e sociale dell’Isola. È inutile palleggiarsi le responsabilità, ha concluso Pierpaolo Vargiu. Quello proposto dal collega Capelli è uno strumento valido, utilizziamolo, se possibile».

Pierpaolo Vargiu

Contrario alla istituzione di una commissione d’inchiesta si è detto, invece, l’on. Alberto Sanna (DS), che ha voluto, però, ricordare come la crisi delle zone interne abbia anche origine dalle notevoli inadeguatezza delle strutture produttive, dalla crisi che attanaglia il settore agricolo. Si parla tanto di rimodulazione dei programmi comunitari, della creazione di servizi alle imprese, di iniziative di riforma che dovrebbero servire a rilanciare il settore primario, il più delicato ed importante per lo sviluppo delle “zone interne”.  Ecco, questi sono i temi sui quali si deve intervenire e per farlo non c’è bisogno di commissioni d’inchiesta di alcun genere. Il rilancio dell’agricoltura avrà benefici effetti anche sulle zone meno sviluppate, per rivitalizzare il comparto agricolo, però, è necessario affrontare temi complessi e difficili, legati all’accorpamento delle aziende, alla valorizzazione delle produzioni locali, al sostegno dei prodotti in crisi, alla certezza di redditività del loro lavoro che deve essere garantita agli operatori del settore. Su questi temi si può e si deve avviare un costruttivo confronto, perché il “malessere” è molto diffuso, investe zone trascurate per troppo tempo, che sono diventate marginali. Il Consiglio, che rappresenta tutta la composita società sarda, si deve impegnare a dare risposte concrete anche a queste irrinunciabili esigenze.

Alberto Sanna

  La richiesta di una commissione d’indagine, di studio ed approfondimento, è stata difesa dall’on. Giorgio Oppi (UDC), per il quale questo è l’unico strumento che si può utilizzare per «dire la verità. Perché questo Consiglio viene regolarmente espropriato dei suoi diritti, è costretto a subirle abusi e soprusi da parte dell’Esecutivo, che mette in esecuzione atti scellerati».  Lo strumento dell’indagine conoscitiva, ha aggiunto Oppi, è uno strumento regolamentare da usare per accertare la verità. «Noi non vogliamo strumentalizzare niente, non vogliamo fare processi di nessun genere, mentre quello dell’indagine è uno strumento utilizzato o minacciato da esponenti della vostra parte (Dettori e Scano minacciavano ogni giorno indagini ed inchieste che poi non hanno mai realmente promosso)». L’esponente dell’UDC ha poi ricordato le scelte errate fatte nel passato, da quella del contratto d’area di Ottana (che non ci sarebbe dovuto essere, perché i tre siti scelti per questo speciale intervento erano solamente quelli di Bagnoli, Genova e Porto Torres) ai protocolli aggiuntiti siglati quando «non si riusciva a spendere i soldi statali e comunitari destinati agli interventi di risanamento». Questi accordi, in ogni caso, si raggiungevano per garantire agli imprenditori che avrebbero potuto operare in piena sicurezza, che le amministrazioni pubbliche avrebbero rispettato procedure e tempi ragionevoli, che la sicurezza pubblica e la tranquillità personale sarebbero state garantite dalla forze dell’ordine e dai corpi dello Stato. Respingendo le critiche della maggioranza, Giorgio Oppi ha ricordato che è giusto e «morale spendere i soldi pubblici nel modo migliore», mentre questa Giunta non segue questa elementare norma di buona amministrazione. «Il sistema sanitario regionale è peggiorato, l’assistenza medica scaduta, il deficit in perenne e preoccupante crescita», così come le scelte industriali hanno portato a dilapidare ingenti risorse finanziarie senza alcun risultato positivo. Si sono create scatole vuote che inghiottono milioni, miliardi di lire, con preoccupante voracità. Gli interventi per Arbatax sono fallimentari, l’Isgra è una scatola mangiasoldi, le zone minerarie completamente spopolate, Olmedo è stato regalato per mille lire, Ingurtosu, Monteponi sono completamente abbandonati, non si capisce, inoltre, che fine hanno fatto le ingenti risorse stanziate dal governo negli ultimi anni (i 1000 miliardi di lire destinati alla Sardegna centrale dal ministro Marongiu, quando era in carica la giunta Floris), non si capisce perché continuano ad essere nominati, in incarichi di particolare importanza e delicatezza, «asini o persone incapaci». Il problema reale della Sardegna, ha detto ancora l’esponente dell’UDC, «è spendere bene i soldi dei quali dispone». La Corsica, ad esempio, ha aeroporti e collegamenti aerei adeguati, anche se mancano molte altre infrastrutture e non dispone delle risorse finanziarie della Sardegna. E’ un problema di “scelte e di priorità”, d’altro canto, perché concentrare tutto sul Nuorese? Forse che il Guspinense non è una zona depressa o non esistono molti problemi anche nel Goceano? Se le cose non vanno bene, comunque, la «responsabilità è nostra, di tutti noi, che rappresentiamo i sardi e che subiamo l’arroganza della Giunta. Le leggi, le decisioni vanno prese in quest’Aula, in questa Assemblea; non possiamo subire passivamente ogni prevaricazione». Concludendo il suo intervento, Giorgio Oppi ha ricordato che «siamo noi che dobbiamo risolvere i problemi della nostra Isola, proponendo le soluzioni alternative, le ipotesi di intervento adeguate. Invece, continuiamo a sperperare soldi senza alcuna utilità».

Giorgio Oppi

Il capogruppo DS, on. Siro Marrocu, ha ripreso il discorso sulla ammissibilità, a termini di regolamento, della richiesta. Fondato l’argomento politico sul malessere di molte zone della Sardegna, non solo Ottana; fondato anche il rimprovero per risorse pubbliche non spese correttamente (a giudicare perlomeno dai risultati); ma insufficiente la motivazione di istituire una commissione di inchiesta su un fatto diffuso com’è la crisi socio-economica di molte aree, definite svantaggiate. Non ci sono atti specifici sui quali indagare. Sorge allora il dubbio che le motivazioni siano propagandistiche. La maggioranza è contraria e ritiene di percorrere la strada giusta sostenendo che occorre il voto del Consiglio («altrimenti, se bastasse l’adesione di un terzo dei consiglieri, promuoveremo una commissione d’inchiesta alla settimana») per legittimare l’iniziativa. Sarebbe più logico, volendo approfondire un tema che è di grande attualità, affidare l’indagine e la raccolta di documentazione a una commissione permanente, la Sesta, ad esempio, che si occupa di industria. Si otterrebbe lo stesso risultato senza inventarsi uno strumento ritenuto “straordinario” che deve avere la condivisione del Consiglio.

Siro Marrocu

Una cosa è certa ha replicato l’on. Mario Diana (AN) – , della crisi delle zone interne il Consiglio deve occuparsi con sollecitudine, «con una commissione d’inchiesta o con altri strumenti». Di questa situazione di profondo disagio «il Consiglio deve farsi carico, considerato che, per ammissione di esponenti della maggioranza (gli onorevoli Pisu e Alberto Sanna, in particolare) nell’azione politica della Giunta non c’è chiarezza». L’importante, dunque, è indicare soluzioni adeguate per modificare una realtà che genera tensioni; una realtà ha precisato  «che ha Ottana come epicentro, ma si estende con un raggio di 50 km» coinvolgendo molti territori, per rilanciare i quali non sono bastati i contratti d’area, le risorse aggiuntive e quanto si è fatto negli ultimi decenni. Forse, a questo progetto di sviluppo, causa di tante delusioni, sono mancate «sia le scelte oculate che imprenditori seri», ed a questo punto fa bene il Governo «a bloccare i contributi a fondo perduto». Prendere decisioni non è facile, soprattutto perché le conoscenze del quadro d’insieme non sono sufficienti. Legittima la richiesta di avviare, dunque, un’indagine conoscitiva approfondita: se attraverso una commissione consiliare o piuttosto con una commissione ad hoc, questo è da decidere. In ogni caso lo strumento deve essere adeguato, con lo scopo di dare alla Giunta un indirizzo preciso sulla politica da attuare a sostegno delle zone svantaggiate.

Mario Diana

È poi intervenuto l’assessore Massimo Dadea (Riforma della Regione), che ha espresso il massimo rispetto per le decisioni che assumerà il Consiglio al quale la Giunta non mancherà di fare avere il suo supporto. Riferendosi alla commissione di indagine presieduta da Catte, alla quale egli stesso partecipò, ha sottolineato che quella commissione scaturì da una situazione assai diversa, caratterizzata da una profonda mobilitazione delle parti vive della società sarda che condusse alla creazione di quella commissione. Oggi la situazione è completamente diversa; non c’è mobilitazione sociale, ma anzi sfiducia . C’è caso mai da chiedersi se le indicazioni di quella commissione sono valide ancora oggi. Furono individuate sei grandi strategie per lo sviluppo la prima era la riforma agropastorale che è ancora da attuarsi. La seconda era rappresentata dallo sviluppo industriale, oggi c’è la desertificazione. C’era poi il turismo che doveva coniugare risorse costiere e zone interne. Il quarto punto era il tema della cultura, che oggi è quasi completamente disatteso come dimostra l’università nuorese. Poi c’era l’ambiente e la decisa focalizzazione del parco del Gennargentu rimasto inattuato. Di fronte a quelle analisi e alle mancate realizzazioni non so, ha detto Dadea, se la commissione di indagine sia uno strumento valido. Sarà il Consiglio legittimamente a decidere. So, tuttavia, che la Giunta con l’utilizzo degli strumenti ordinari cercherà di perseguire gli obiettivi e citati.

Massimo Dadea

Il presidente Spissu, quindi, sottolineando i vari aspetti regolamentari della proposta che è stata discussa, e sottolineando il dissenso sulla istituzione della commissione e sui suoi contenuti, ha affermato che a suo giudizio occorre sottoporre al voto del Consiglio l’istituzione della suddetta commissione. Sul Regolamento è, quindi, intervenuto l’on. Giorgio La Spisa (FI), il quale ha proposto che attraverso gli emendamenti già presentati o ancora da presentare possano essere corrette quelle parti della proposta affinché la rendano congrua rispetto al dettato regolamentare, senza necessità di votazione. Proceduralmente sarebbe, pertanto, auspicabile, prima di andare al voto, valutare se sussistano adeguate motivazioni che stanno alla base della commissione d’inchiesta. Sempre sul Regolamento è intervenuto l’on. Roberto Capelli (UDC), che ha sottolineato come l’obbligatorietà della costituzione della commissione sia dettata dal numero di sottoscrittori, oltre che dal merito, pertanto non si deve porre in votazione l’istituzione della commissione. Deve, invece, essere votato un ODG che deleghi il presidente del consiglio a nominarne i componenti. L’intera richiesta va inquadrata nella sua globalità e non per parti, ha però precisato il presidente Spissu, il quale ha ricordato che il dettato regolamentare deve essere considerato nella sua completezza. Poiché la questione è complicata, si ritiene, quindi, necessario che il Consiglio si pronunci con voto sulle motivazioni  che dovrebbero stare alla base della commissione. Per l’on. Pierpaolo Vargiu (I Riformatori) la votazione non si deve, invece, svolgere perché la responsabilità del giudizio deve, secondo il Regolamento, rimanere in capo al Presidente del Consiglio in quanto parte terza rispetto alle parti politiche. Il Presidente ha, invece, ribadito essere più corretto fare pronunciare l’Aula. Di diverso avviso, ancora, l’on. Vargiu che si è appellato al ruolo di garanzia rappresentato dalla Presidenza. A giudizio dell’on. Siro Marrocu (DS) il Presidente si è, in precedenza, espresso sul fatto che non vi siano le motivazioni per la commissione, e tuttavia ha ritenuto di richiedere il pronunciamento dell’Aula. Pertanto la votazione deve essere svolta. È poi intervenuto l’on. Roberto Capelli (UDC), che ha dichiarato di volere ritirare l’articolato lasciando soltanto vivere la proposta iniziale. Il Presidente, da parte sua, ritenendo tutto questo nuovo, per non dire inusuale, ha dichiarato che il ritiro dell’articolato è irricevibile. Per dichiarazione di voto è, quindi, intervenuto l’on. Giuseppe Balia (MistoSDI-SU), che ha annunciato il parere contrario alla istituzione della commissione. Per Balia, inoltre le questioni regolamentari pongono la necessità di un pronunciamento dell’Aula. Enrando, quindi, nel merito ha espresso numerose riserve e critiche sulle reali motivazioni che stanno alla base della commissione proposta. La sensazione è che con la commissione si voglia piuttosto attuare una sorta di “inelligence”. L’on. Pietro Pittalis (FI) ha, quindi, preannunciato la propria astensione da tutte le votazioni non avendo potuto seguire la genesi e lo sviluppo della proposta. Pertanto non intende votare a “scatola chiusa”. Per l’on. Paolo Maninchedda (Progetto Sardegna), tutti gli studi già svolti, e lo stesso dibattito odierno lo conferma, dicono quali siano le questioni all’origine del malessere di molti territori. Per queto motivo non è assolutamente necessaria un’indagine. «Sappiamo già tutto quello che ci serve sapere». Non abbiamo bisogno di una commissione di inchiesta, ha ribadito, ma è necessario fare le leggi qua dentro, ha concluso. L’on. Roberto Capelli (UDC) ha dichiarato di non volere partecipare al voto perché ritiene errata l’interpretazione del Regolamento. «Siamo in difetto interpretazione del Regolamento e in difetto di democrazia». Ha, quindi, sostenuto con varie argomentazioni l’esigenza che la commissione di inchiesta venga istituita. È necessario porre sotto la lente di ingrandimento il sistema. L’on. Pierpaolo Vargiu (Riformatori) ha annunciato il voto a favore della commissione, ritenendo che tale voto debba riguardare il comma n° 1 dell’articolo 125 del Regolamento e non il comma n°4. Voto contrario è stato, invece, annunciato dall’on. Luciano Uras (PRC), il quale ha lamentato con forza la confusione non solo regolamentare ma anche politica nella quale ci si sta muovendo. La commissione proposta, ha detto, doveva eventualmente cogliere l’efficacia o meno del sistema regionale sul versante dello sviluppo e del lavoro. «Lei ci sta proponendo una votazione che non deve essere fatta», così l’on. Mario Floris (Misto UDS) rivolto al presidente. L’on. Floris ha approfondito le questioni regolamentari che, a suo giudizio, impongono di non andare al voto. Non si comprende su che cosa si debba votare. Anche l’on. Siro Marrocu (DS) ha sottolineato che non vi sono i presupposti né sulle motivazioni né sul numero dei proponenti per istituire la commissione come prevede il Regolamento. Ha inviato i proponenti al ritiro del documento ed a demandare ad una commissione di merito le problematiche poste. È intervenuto l’on. Paolo Fadda (La Margherita) il quale ha detto essere irrilevante la questione di una firma e ha detto di essere pronto a surrogare l’ultima firma, eventualmente mancante, per garantire le opposizioni. Il presidente ha, quindi, messo in votazione il punto se il Consiglio ritenga sussistano le motivazioni per l’istituzione della commissione d’inchiesta ai sensi del comma n° 1 art 125 del Regolamento. L’esito: presenti 73, votanti 66, sì 24, no 42, astenuti 7. A questo punto il presidente si è riservato di valutare se sussistano le condizioni per istituire la commissione d’inchiesta a seguito di una più approfondita riflessione. Sull’ordine del giorno è, quindi, intervenuto l’on. Marrocu, che ha proposto la prosecuzione dei lavori con l’esame del provvedimento sull’autorità d’ambito. L’on. Diana (AN) ha espresso parere contrario alla prosecuzione dei lavori nella serata odierna e di proseguire i lavori domani. L’on. Biancu (La Margherita) ha espresso l’opinione di proseguire i lavori in serata e solo in subordine di proseguire domani,Il presidente, considerando la mancanza di univocità di posizioni, ha, quindi, chiuso la seduta.

I lavori del Consiglio regionale
riprenderanno domani alle 9.30.