Colui che cammina con noi
di Pietro Puggioni

29 Maggio 2021

4' di lettura

Festa della Chiesa, «Un popolo radunato nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (San Cipriano). San Matteo con gli ultimi versetti del Vangelo guida la sua comunità a riflettere sulla esperienza dell’incontro con Cristo e la sua nova presenza nella Chiesa e nella storia. «Gli undici discepoli (v. 16)». Dall’inizio erano dodici: non è archiviato il gesto e il volto di Giuda, perché nessuno comunità deve dimenticare. «Chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere» (1Cor 10,12) dirà San Paolo. La storia ci ricorda che tutti abbiamo sulle labbra il bacio del tradimento e la terribile possibilità di darlo. Un invito a non considerarci comunità di perfetti per non diventare setta che si chiude nel castello dai ponti levatoi. Discepoli. Matteo ricorda l’abbraccio di amore e di misericordia di Dio anche per i pagani, chiamati non per privilegi o qualità particolari, ma per singolare e gratuita iniziativa. Senza arrogarsi il titolo di maestro ma di fratello, che con i fratelli impara ogni giorno a crescere nella conoscenza di Cristo. Se ne andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. È il luogo della vita quotidiana dove è vissuto Gesù e dell’incontro di tante culture. Devono salire sul monte delle Beatitudini perché solo ascoltando la Parola si può incontrare Gesù maestro e diventare discepoli cioè colui che impara. E il monte della Trasfigurazione per sintonizzarsi sempre con la voce del Padre, la gloria del Figlio, la potenza dello Spirito e così scendere a valle fratelli verso i fratelli nelle strade del mondo. Quando lo videro si prostrarono. Essi però dubitarono. Vedere il volto di Dio fa piegare le ginocchia fino a toccare i piedi di Gesù che qualche giorno prima aveva lavato i loro piedi: i passi di Gesù accompagneranno i passi dei discepoli. Segue il gesto di adorazione, cioè il baciare i piedi e il volto di Dio, lasciarsi stringere dall’abbraccio di Dio. Nella fede c’è spazio al dubbio, perché Dio è libero e vuole l’uomo libero. La fede è un atto libero, di fiducia in Colui che si dona totalmente, “Dio geloso” che vuole una risposta di amore libero lungo un cammino di libertà. Il dubitare davanti al Vangelo, davanti all’Eucaristia, davanti al fratello, come la “notte di Dio” è la sofferenza più grande del cristiano. A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra: il potere del perdono e della misericordia del Padre, che Gesù affida ai discepoli per accogliere e donare ai fratelli. Gesù nella Eucaristia consegna il suo corpo nelle nostre mani, senza riserve per onorare questi poteri. Andate. Dove? Verso i fratelli, con i fatti che devono precedere le parole. Fatti che siano luce che illumina, sale che dà sapore alla vita, lievito che fermenta di speranza il futuro dell’uomo. Non può inventarsi strade dove non arriva il grido del dolore del mondo, né risuona l’implorazione del macedone a San Paolo: «Vieni in Macedonia e aiutaci!». (At 16,19). Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. San Giovanni Crisostomo chiamava GesùSinodos, colui che cammina con noi, che non abbandona la sua Chiesa anche quando troppi sempre più insistentemente parlano di fine del cristianesimo e tanti escono di chiesa dando un addio spesso definitivo. La Chiesa non si stanca di onorare coloro che camminano con Cristo. Un esempio dall’alto valore simbolico questo episodio: nel dramma della sua immensa sofferenza quando la beata Benedetta Bianchi Porro sentiva le mani gelate di qualcuno che arrivava da fuori, gliele scaldava tenendole fra le sue.

donpietropuggioni@gmail.com

© riproduzione riservata L’immagine: Andrej Rublëv, Icona della SS. Trinità, 1420-1430 circa Mosca, Galleria statale di Tret’jakov  

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