Coltivare il terreno del cuore

La liturgia di questa domenica ci invita a meditare sull’importanza vitale della Parola di Dio nella vita della Chiesa e sul significato che essa assume nella nostra vita cristiana di ogni giorno. Dio è mistero di comunione e di vita e nel creare l’uomo a sua immagine, ha voluto avere in lui un interlocutore che potesse entrare in dialogo con Lui. Dio non è un idolo muto e si è rivelato a Israele tramite i profeti. La parola di Dio viene ad assumere così una centralità rilevante nella vita del popolo eletto, diventando norma del vivere ed espressione della volontà di Dio a suo riguardo. Nello scorrere del tempo si evidenzia anche che Dio si rivela non solo nella Parola, ma negli avvenimenti della storia, e che l’esperienza quotidiana può divenire luogo privilegiato dove la parola di Dio si manifesta in tutta la sua ricchezza e potenza. È infatti la Parola che illumina l’esistenza e le chiarisce nella fede, tutto il suo significato, nel guidarci nel nostro cammino verso Dio: «Lampada ai miei passi è la tua Parola».
Siamo invitati ad invocare la potenza dello Spirito Santo per essere disponibili ad accogliere il seme della Parola, perché fruttifichi nel nostro cuore in opere di giustizia e di pace: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra… così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».
È una grande consolazione per noi avere questa certezza di fede, perché la Parola compie meraviglie di grazia in chi la accoglie con cuore aperto, dato che Dio è fedele ed è amore e misericordia. E San Paolo, nella seconda lettura, ribadisce che questa sicurezzad’esaudimento viene alimentata dal gemere del creato e dal nostro stesso gemere, perché le sofferenze del tempo presente, non sono paragonabili alla gloria futura che ci attende, cioè la rivelazione del nostro essere in pienezza figli di Dio. Nell’Antico Testamento la Parola di Dio veniva trasmessa all’uo- mo tramite degli intermediari, i profeti, ma è il Nuovo testamento che ci apre pienamente al mistero insondabile dell’incarnazione della Parola nel senopurissimo di Maria. Dio si fa a noi ancora piùvicino e da parola onnipotente diviene Persona anche umana, il Figlio di Dio, il Verbo fatto carne! «In principio era il Verbo» ci dice l’evangelista Giovanni, illuminando questo mistero, e Gesù diventa per noi Parolaincarnata e nostro fratello, maestro e modello. Ora non si tratta più di accogliere una parola ma una Persona: Gesù il figlio di Dio! E Gesù ci ha parlato con i suoi insegnamenti e con la sua vita. Egli nel Vangelo odierno, con una similitudine presa dalla natura che lo circonda, ci presenta la sua parola come un seme adatto a produrre frutti abbondanti, ma è la qualità del terreno che lo accoglie a condizionarne l’effi-cacia. Ora l’unico terreno adatto ad accogliere la Parola è il nostro cuore. Lo abbiamo coltivato con cura? Anche ai nostri giorni risuona la domanda sottesa alla parabola: perché la Parola non porta il frutto sperato anche nella nostra vita? Dipende da come abbiamo coltivato il terreno del nostro cuore: lo abbiamo coltivato con cura? Oppure ci siamo lasciati intrappolare dalle cose del mondo, trascurando il nostro campo e lasciando che venisse invaso dalle varie erbe infestanti? Da questa risposta dipende l’esito del frutto della Parola nella nostra vita. Dio ci ha creati liberi e rispetta in noi il suo dono. La qualità della resa da parte del terreno dipende da noi. Una cosa è certa: è la grazia dello Spirito Santo, secondo la parola di Isaia, a fecondare in noi il seme della Parola ed a farlo fruttificare, secondo la risposta della nostra libertà alla grazia divina e questa realtà ci apre alla fiducia.
Ci piace terminare con una invocazione di Sant’Elisabetta della Trinità, carmelitana, nella sua celebre Elevazione alla SS. Trinità: «Verbo eterno, Parola del mio Dio, Cristo Signore, voglio passare la mia vita ad ascoltarti e, nelle notti dello Spirito e nel vuoto, voglio fissarti sempre e starmene sotto la tua luce. Affascinami, così da non sottrarmi mai alla luce del tuo Amore».

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