Colletta alimentare “dematerializzata”

Il 28 novembre, come da tanti anni a questa parte si tiene la giornata nazionale della Colletta Alimentare. La pandemia ha imposto importanti novità. Le spiega Giovanni Bruno presidente della Fondazione Banco Alimentare onlus.
«Invece dei tradizionali generi alimentari si potranno acquistare delle card disponibili alle casse dei supermercati e corrispondenti a quantità di un paniere di prodotti. Il valore di queste card verrà poi trasformato in cibo e consegnato alle sedi di tutti i nostri Banchi, da lì raggiungerà le opere caritative e con loro oltre due milioni di persone distribuite su tutto il territorio nazionale, ogni struttura in ragione dei suoi assistiti: il povero di Caltanissetta riceverà la stessa quantità di cibo del povero della Val Pusteria. Sottolineo che il Banco non riceve un euro, solo ed esclusivamente alimenti, ma che per far partire questa gigantesca macchina della solidarietà bisogna comprare le card: hanno un valore di 2, 5 o 10 euro e – pur mantenendo come data della giornata nazionale quella tradizionale dell’ultimo sabato di novembre – potranno essere acquistate nei supermercati anche prima e dopo, dal 21 novembre all’8 dicembre. In pratica cambia la modalità ma non la sostanza: alimentare la generosità attraverso un gesto concreto cioè aderente alla realtà così com’è, condizionata dalle norme di sicurezza. Ma in fondo la responsabilità verso l’altro a cui siamo costantemente richiamati non è forse questo rinnovarsi della domanda – non più “cosa”, “come” ma “perché” condividere il bisogno di un altro? La ragione che portava il volontario a indossare la pettorina gialla o la signora a riempire il carrello non soccombe a una pandemia».
Ma senza sacchetti, volantini, volontari, passaggi di mano, cibo, che colletta è?
«È qui che si decide un gesto di popolo. Noi chiediamo a tutti di telefonare ad amici, conoscenti, parenti, compagni di studio,
colleghi di lavoro, vicini di casa. Invadete le chat di classe, del gruppo sportivo, dei compari di aperitivo su Zoom, invitate, spiegate perché quest’anno la Colletta è fatta in questo modo ogni volta che ne avete l’occasione. Quest’anno non ci saranno volontari a tirare la giacchetta ad ogni avventore, i sacchetti gialli, sappiamo bene che un totem informativo per ogni gigantesco supermercato non sostituirà mai quel fermento e brulichio di calore umano che strappava una scatoletta di tonno anche al più scettico. Ma può aiutarci chiunque, col medievalissimo metodo del passaparola e le connessioni di cui ci siamo serviti in questi mesi per continuare a lavorare, restare in rapporto, restare presenti e amici.
Il virus ci ha toccati tutti, chi personalmente, chi solo da vicino, chi più e chi meno ha fatto esperienza di cosa sia l’insicurezza e la vulnerabilità. Non c’è in gioco solo la possibilità per un popolo di arrivare davvero dove nessuna ordinanza, bonus, incentivo riesce ad arrivare, ma di sostenere un architrave fatto di migliaia di strutture che ogni giorno danno da mangiare agli affamati e condividono il destino del prossimo. Noi, ribadisco, faremo tutto ciò che ci sarà possibile, ma questa volta abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti».

© riproduzione riservata