Coesione e condivisione per vincere la pandemia

Quello che temevamo ed intravvedevamo sta diventando realtà ogni giorno di più. Il Covid ci sta portando ad una lacerazione sociale preoccupante. Alimenta conflitti tra le varie categorie, i territori, i diritti, le generazioni. Non si riesce a coniugare la tutela della salute con il diritto all’istruzione, la legge del mercato con il principio sacrosanto del lavoro. Ogni corporazione vede il proprio orticello devastato, o in pericolo, ed avverte come avversario quello dell’altro. Anziché combattere il virus si rincorre il consenso a tutti i costi.
Dinanzi ad una emergenza, le forze politiche hanno il dovere di sospendere le ostilità tra di loro, trovare punti di convergenza e agire di conseguenza. Fino ad agosto invece si è preferito affidare tutto ai decreti del presidente del consiglio dei ministri, demandare tutto a Conte, ignorando, in Parlamento e nel Paese, una vastissima area politica collocata all’opposizione. Fino ad agosto è stato sbandierato un “modello Italia” migliore e più efficace di tutti. Nessuno era come Conte. Ora tocchiamo con mano l’impreparazione con la quale siamo arrivati a questa seconda ondata. Dopo mesi cruciali passati a discettare sui banchi scolastici, sulle protezioni in plexiglas e facezie varie, ci si accorge dell’esistenza di un problema trasporti, della mancanza di strutture sanitarie idonee per le terapie intensive ma anche per le cure normali. Sono i fatti ad esigere di cambiare strada, di adottare metodi diversi.
Il coinvolgimento di tutte le forze parlamentari è premessa indispensabile. Non bastava ieri ed ancor meno oggi la telefonata di cortesia del premier a cose fatte, un quarto d’ora prima di andare in onda a reti unificate.
Governo e maggioranza debbono voltare pagina non foss’altro per non consegnare alle opposizioni il malcontento popolare, per non ridurre le proteste delle piazze ad una questione di ordine pubblico.
Le preannunciate misure più drastiche, per fronteggiare la pandemia, se non sono condivise diventano inefficaci. Fanno prevalere il gioco del tanto peggio tanto meglio e non l’interesse nazionale.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha più volte ricordato la necessità di “coesione”e “condivisione”, come condizioni essenziali per l’attuale fase politica. Non ha trovato ascolto.
Tanto meno lo hanno trovato Papa Francesco ed i vescovi con le loro esortazioni alla fratellanza e vicinanza.
Governo e maggioranza hanno ostentato autosufficienza e rivelato l’incapacità di rapportarsi in modo positivo con l’opposizione, relegandola illusoriamente al ruolo del Bastian contrario. Invece era ed è l’occasione per sfidarla, per chiamarla ad una responsabilità comune, per sgombrare il campo da alibi, per non trasformare un’epidemia in una campagna elettorale. In questo momento emergenziale c’è bisogno di una democrazia matura, di una legittimazione reciproca tra le parti, di una politica al servizio dei cittadini e non del “virus è mio e me lo gestisco io”.

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