Chiamati per nome

Oggi, domenica del Buon Pastore (o del Bel Pastore, secondo il duplice significato del termine greco), la Chiesa ci invita a pregare per le vocazioni.
Il brano evangelico, seppure in pochi versetti, ci infonde un’incredibile serenità e sicurezza. Gesù parla chiaro: egli è il Pastore che dà al suo gregge la vita eterna; esso non andrà mai perduto e nessuno potrà strapparglielo di mano. Siamo nelle sue mani, egli si prende cura di noi, ci conduce al pascolo (anzi, egli stesso si fa nostro cibo) e ci dà vita piena. Stretti a lui non abbiamo nulla da temere.
Nella prima lettura, Paolo e Barnaba annunciano con franchezza la buona novella. Tanti si convertono e credono. Altri però li contrastano e addirittura li perseguitano. Ma i due apostolimissionari non si lasciano affatto intimorire e proseguono sereni la loro opera. È bella, a proposito, la conclusione: I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.
Anche la seconda lettura ci è di grande incoraggiamento: la visione apocalittica ci mostra i servi fedeli dell’Agnello (il Signore Gesù) che hanno attraversato la grande tribolazione compartecipando alla sorte del loro Maestro. Essi sono rivestiti di vesti candide e hanno palme nelle mani (segni questi di risurrezione e di vittoria sul male e sulla morte). Sotto la custodia di Dio, niente può più procurare loro fastidio. L’Agnello sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi.
La parabola del Buon Pastore, nonostante la dolcezza del titolo, ci mette di fronte ad una realtà di serio discernimento tra il vero e il falso pastore, tra la vera e la falsa appartenenza del gregge a lui.
Nei versetti precedenti a quelli del vangelo odierno, Gesù si trova nel Tempio e alcuni Giudei gli si avvicinano e gli chiedono garanzie circa la sua presunta identità messianica. Gesù risponde francamente: «Ve l’ho detto, e non credete… voi non credete perché non fate parte delle mie pecore» (Gv 10,25.26). E qui si aggancia il nostro brano: il vero gregge è quello che ascolta, è conosciuto dal suo pastore e lo segue. «Siate nel numero delle sue pecore! Le pecore sono tali in quanto credono, in quanto seguono il loro pastore, non disprezzano colui che le redime, entrano per la porta, ne escono e trovano pascoli: e sono pecore perché godono della vita eterna… Questi eccellenti pascoli sono la vita eterna: qui l’erba non si inaridisce, sempre verdeggia, sempre è piena di vigore» (S. Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni).
Siamo nel numero delle sue pecore! Conosciuti e chiamati per nome, uno ad uno.
In questa giornata particolare, chiediamo al Signore che non faccia mai mancare al suo gregge la guida di pastori secondo il suo cuore; pastori santi che sappiano condurci al Grande Pastore delle anime.
E chiediamo anche che la sua voce, che continuamente chiama perché ama, scaldi i cuori di tanti giovani che sappiano generosamente donarsi al Signore della vita, in una gratuità che colma l’esistenza.

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