Chiamati a vegliare

Iniziamo il nuovo anno liturgico con Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea, seduti attorno a Gesù nell’Orto degli Ulivi. Di là contemplano il meraviglioso Tempio di Gerusalemme, scintillante d’oro e di pietre, simbolo della identità religiosa, politica e sociale del popolo di Israele. Da poche ore hanno perso però quello sguardo di ammirazione e di orgoglio dopo le inattese e sconvolgenti parole di Gesù: «Non sarà lasciata pietra su pietra che non venga distrutta». Questa profezia sulla distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte dei Romani e la dispersione di Israele nel mondo torna allamente davanti allo scenario della odierna pandemia, drammatica e improvvisa, che ha sconvolto il mondo, mettendo in discussione tante certezze acquisite e scoraggiando ogni previsione di futuro sereno del cosmo e dell’uomo.

Le strade del mondo sono affollate di mendicanti che tendono le mani verso le agenzie della speranza, collezionando non pochedelusioni, cercando risposte alle grandi domande del cuore e della vita.

A complicare il tutto ci si è messo il tema della morte, ormai espulso dal discorso quotidiano e tornato prepotentemente con le immagini sconvolgenti delle liturgie funebri di questa pandemia.

E Gesù torna, in questa prima tappa del cammino di Avvento, con una consegna agli smarriti di ieri e di oggi: «Quello che dico a voi lo dico a tutti: vegliate!».

Vegliare è un atteggiamento di maturità e di responsabilità, non dei

Braccio di ferro: «Dimmi di fare qualcosa, ma non dirmi di pensare». I sonnambuli vanno a sbattere di giorno e di notte contro sorde pareti senza aperture. Vegliare è raccogliere col cuore tutte le domande che vengono dagli avvenimenti vicini e lontani, perché tutti siamo nella stessa barca per salvarci o perire. Dobbiamo imparare dai bambini che lanciano il sasso sullo specchio dell’acqua e osservano il progredire delle onde fino alle estremità: «Vuoi cambiare il mondo, cambia te stesso». (Gandhi) Vegliare è una dimensione essenziale della vita, come predicava Sant’Agostino: «Là dove è la vita, è veglia senza fine; il vivere non è che vegliare, e il vegliare è vivere». Se la vita è vuota di senso la veglia è un perenne dormire.

A conferma c’è la parabola di questa domenica. Il padrone che parte lontano è Cristo che tornerà alla fine della storia di ogni uomo e di tutta la storia. Vegliando nello Spirito Santo, che rende presente il Cristo nella Chiesa e nel mondo, assaporiamo ogni giorno i doni ricevuti e maturiamo lo stile della nostra responsabile operosità nell’incontro con tutti gli uomini che incrociamo, ispirandoci all’ultima enciclica di Papa Francesco: Fratelli tutti.

Nella vita degli sportivi è quotidiano il duro impegno di allenamento con relative rinunce in vista d’una medaglia. Lo Spirito Santo, che anima la fede e la vita, ci guida a vivere ogni giorno non in un clima di pigrizia o paura, ma di attiva speranza e vigile attesa.

«Alla fine della vita – insegnava San Giovanni della Croce – saremo giudicati sull’amore».

Entriamo in questo Avvento di carità. Abbiamo celebrato da poco la IV Giornata mondiale dei poveri: “Tendi la tua mano ai poveri”. Essi non ci trovino distratti o indifferenti nelle varie iniziative, ricordando che i poveri che bussano alla porta di ogni casa o approdano alle periferie delle città sono volto e provocazione di Cristo che interpella, giudica e invita a vegliare, protesi verso il giorno definitivo del suo ritorno.

 

don Pietro Puggioni

 

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