Chiamati a diventare la tenda di Dio

« Fissa la tua tenda in Giacobbe, e prendi eredità Israele, affonda le tue radici tra i tuoi eletti» (prima lettura dal Siracide); «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi » (Vangelo). Quanto sarebbe straordinario se prendessimo sul serio l’evento che stiamo celebrando: Dio ha fissato la sua tenda in mezzo a noi, nei nostri paesi e nelle grandi città, nelle nostre chiese e nei luoghi di lavoro, nei nostri cuori! Se davvero in questo Natale capissimo questo, allora potremo tutti parlare lo stesso linguaggio: quello dell’amore, e nessuno si troverebbe più nel bisogno, perché ogni bene sarebbe condiviso, in quanto tutti guarderemo gli altri con gli occhi stupiti di chi vede accanto a se il fratello benedetto e scelto da Dio da sempre e reso figlio, mediante Cristo. Dio ha mandato il Verbo perché diventasse Carne, per diventare uomo ed elevare tutta l’umanità alla dignità filiale. La storia di salvezza operata da Dio abbatte le distanze, rompe i privilegi, elimina le corsie preferenziali: è la storia di tutta una umanità amata da sempre da Lui e redenta nel Figlio.
Il Verbo si fa carne! Significa che Dio scende dentro la nostra condizione di creature: vere, sofferenti, limitate, esposte alle intemperie della vita, destinate alla morte, angosciate o felici, creature capaci di fraternità e vittime dell’ingiustizia. Il Verbo, Gesù, «mette la sua tenda in mezzo a noi»! Dove?
Nelle baraccopoli di zingari o di profughi, in un capannone dove l’uomo lavora, macchina tra le macchine, in una corsia di ospedale di emergenza nel quale si respira il freddo della solitudine e della morte sempre imminente. Il Verbo, Gesù, «mette la sua tenda in mezzo a noi»: anche nelle case della disperazione e della divisione, delle separazioni e dell’amore ferito e, spesso, ucciso, delle violenze e delle depravazioni. Anche in mezzo alle case dove circola la bontà e il dialogo, la comprensione e il perdono, l’accoglienza e la bontà, la generosità e l’apertura alla vita. E queste case diventano luce e fermento umile e silenzioso accanto a tante case tetre e irraggiungibili. Porte aperte accanto a tante porte chiuse.
Capita, allora, il miracolo che non è un sogno irraggiungibile (dipende solo da noi): il Verbo che si fa carne sono io, la mia famiglia,
la mia comunità. Tutti noi che rendiamo visibile il Signore Gesù, noi diventiamo la Tenda che Dio ha posto nel mondo, noi diventiamo sapienza che illumina le tenebre dell’oggi. Questo sogno di Diodiventa reale se viviamo da benedetti, da figli e, quindi, da fratelli.
Lo rendiamo samaritano lungo le strade di questa umanità dolente. In un mondo, spesso attento solo alle negatività, esistono tanti fari di luce, tanti meravigliosi esempi di uomini e donne che portano parole e gesti di amore e di speranza. Rifiutare, condannare, escludere non è il mestiere di Gesù. Non può diventare, quindi, il nostro. Dio si immedesima nella nostra umanità e ci chiede di continuare questa storia di amore: essere cristiani non è separarsi dagli altri, specie da quelli che “puzzano di peccato” ma stare accanto ad essi, per portare nel loro cuore quella “luce che brilla nelle tenebre”.
Siamo invitati ad andare nel mondo per portare la pienezza che abbiamo ricevuto: «Grazia su grazia» ; per portare la sovrabbondanza della bellezza. Ogni gesto di amore, ogni accoglienza, ogni atteggiamento di perdono, ogni sorriso, ogni pentimento sincero, ogni barlume di vita nuova, corrispondono ad altrettanti bagliori di bellezza che scaturiscono da quella “grazia senza misura” della quale siamo stati ricolmi. «Se gli apriremo con cordialità la nostra casa e non rifiuteremo la sua inquietante presenza, Gesù bambino ha da offrirci qualcosa di straordinario: il senso della vita, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la gioia del servizio, lo stupore della vera libertà, la voglia dell’impegno. Lui solo può resistere al nostro cuore, indurito dalle amarezze e dalle delusioni» (don Tonino Bello).

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L’immagine: Migranti al confine bielorusso (Foto Ansa/Sir)