Cercare i lettori e servirli

Informazione, poteri, Sardegna a due velocità, 10 domande + una a Francesco Birocchi, Presidente Regionale dell’Ordine dei Giornalisti dal 2015. Settant’anni, giornalista televisivo, il suo è un osservatorio privilegiato.

Sardegna a due velocità, o idrocefala, testa grande, economia, politica, istituzioni, Informazione, insomma i Poteri a Cagliari, il resto anchilosata?
«Se è vero che ha sede a Cagliari una buona parte delle strutture istituzionali e dirigenziali della Sardegna, non sono altrettanto sicuro che questa presenza sia sufficiente ad imprimere, da sola, quella capacità di risposta che i cittadini si attendono. La nostra Isola è un giacimento di risorse naturali, culturali, umane che non sempre sviluppano la loro potenzialità nelle zone interne. Certo serve un’inversione di tendenza. In che modo? Riscoprendo la Sardegna e non solo a fini turistici. Studiando ed attuando modelli di sviluppo coerenti con le risorse che i territori e le città sono in grado di esprimere».

“Zone Interne”, retorica politica o spot pubblicitario?
«Nell’Isola esistono 31 comuni con meno di 1000 abitanti e gli esperti dicono che scompariranno nel giro di 60 anni. Sarebbe un errore intollerabile non invertire la tendenza. I servizi (scuole, strutture sanitarie, collegamenti, uffici pubblici) sono strutture indispensabili per arrestare la fuga dalle aree più interne. La programmazione non può avere solo un contenuto economico ma deve basarsi su una visione sociale, che a volte viene trascurata».

A Paulilatino finisce e inizia un’altra Sardegna, vale ancora?
«Non credo che sia del tutto vero. Ma ne devono essere convinti anche i sardi. Fenomeni come l’inurbamento o lo sviluppo esclusivamente costiero non appartengono solo alla Sardegna, ma nell’Isola rischiano di travolgere un’intera identità culturale. Anche in questo caso la programmazione è fondamentale, ma occorre anche, a mio parere, un recupero di consapevolezza da parte di chi vive nelle aree più povere dell’Isola e non solo al di sopra di Paulilatino».

Concentrazione dell’Informazione anche nell’Isola?
«Da più di un secolo esistono in Sardegna due quotidiani, uno a Cagliari e l’altro a Sassari. Le ragioni sono tante a cominciare dal fattore demografico. Ma esistono realtà editoriali e di informazione validissime anche in altre città. Nuoro è un esempio virtuoso in questo senso. Vi sono iniziative di primissimo piano anche in altre località. Mi rendo conto che fare informazione nei centri meno popolati è più difficile. Ma non Impossibile se esistono servizi allo stesso livello di quelli disponibili nelle città più grandi».

Web, social e Internet, algoritmo, aprono o chiudono il circuito informativo tra centro e periferie?
«Il mondo digitale ha abbattuto molte barriere spazio-temporali. Ha aperto nuove opportunità. A patto che siamo in grado di individuarle e utilizzarle nel modo migliore».

“Disintermediazione”, o rapporto diretto tra cittadini e potere, brutta parola per dire che la carta stampata si avvia a diventare carta straccia?
«Secondo i calcoli del massmediologo americano Philip Meyer, l’ultima sgualcita copia su carta del New York Times sarà acquistata nel 2043. Ma non sono sicuro che questa nefasta profezia sia destina ad avverarsi. Il fatto è che i giornali di carta sono rimasti sostanzialmente uguali a se stessi da molti decenni. Mentre il modo di informarsi si è profondamente trasformato. E la disintermediazione ha modificato il nostro modo di vivere incidendo in molti settori tradizionali,dal commercio alla finanza, dalla medicina all’uso del tempo libero, all’informazione. Credo che sia un processo ormai irreversibile. Ma questo non significa che le opportunità di adeguare anche gli strumenti del comunicare non esistano. Negli Stati Uniti i quotidiani più diffusi sono impegnati in un intenso lavoro di ammodernamento allo scopo di far convivere i mezzi tradizionali con quelli più avanzati. Sembra che qualche risposta positiva stia arrivando. Ma bisognerà lavorare ancora a tutti i livelli e in tutti i continenti».

Destino dei Giornali “locali”, lenta agonia o nuovi orizzonti?
«Sono convinto che l’informazione locale sia un elemento essenziale della vita civile. Sapere cosa accade nel mio paese, nel mio quartiere o nella mia città, è altrettanto importante della conoscenza degli accadimenti del mondo. È un dato di fatto, a prescindere dal mezzo con cui queste notizie vengono diffuse. Il valore di una notizia è dato sempre dalla “verità sostanziale dei fatti” che essa riferisce».

C’è spazio per i giornali cattolici?
«Sono convinto che il “cartaceo” dovrà diventare sempre meno generalista e più specifico. I giornali cattolici lo sono già. Vanno a cercarsi i lettori e a servirli».

Giornalismo oggi, libero o al servizio di…?
«La libertà del giornalismo è sempre stata legata a quella dei mezzi di produzione. I giornalisti tuttavia sono stati capaci di accrescere, nel corso degli anni, il livello della propria indipendenza. È un processo che non si esaurisce, ma che richiede coraggio e consapevolezza. È ampiamente dimostrato che il successo di un’iniziativa editoriale (indipendentemente dal mezzo) è dato dall’autorevolezza di chi informa e l’autorevolezza è il prodotto di una serie di fattori che si riassume nel concetto di “credibilità”. Naturalmente l’evolversi del mercato editoriale, con l’affermarsi del digitale e la disintermediazione (social network) rende più complessa l’individuazione delle differenze e quindi più complicata l’affer-mazione dell’autorevolezza e più facile l’inquinamento. La libertà è un obiettivo complesso e non sempre facile da conquistare e difendere ed è comunque sempre “limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui”».

Nelle condizioni date, perché un giovane oggi dovrebbe affidare il proprio destino al giornalismo?
«Perché resta una professione bellissima. Per la quale vale ancora la pena di affrontare percorsi anche duri (sempre più complicati e difficili) per raggiungere l’obiettivo».

Vizi e virtù della Sardegna, se lei fosse ancora dietro la telecamera, tre luoghi fisici o virtuali dove punterebbe l’obiettivo?
«Andrei a Carbonia, per documentare le difficoltà della crisi antropologica di un territorio che una volta era una delle più vaste aree industriali dell’Isola. Andrei in un ovile della Sardegna centrale per capire se un’attività storica e caratterizzante come la pastorizia ha la possibilità di integrarsi con le nuove regole dello sviluppo. Ed infine entrerei nella sede di un internet provider specializzato in “outsourcing” ( esternalizzazione) ed altri servizi alle imprese, per vedere come da una postazione di computer in Sardegna si possono offrire in tempo reale consulenze e servizi a clienti che risiedono in ogni parte del mondo».

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