Centrale Taloro: «I soldi a Bim e Comuni»

La diga del Taloro torna alla Regione ma che fine farà il Bim, il Bacino imbrifero che consorzia tredici paesi (Austis, Desulo, Fonni, Gavoi, Lodine, Mamoiada, Ollolai, Olzai, Orgosolo, Ovodda, Teti, Tiana e Tonara) e ogni anno amministra circa 800 mila euro pagati da Enel sulla quota di energia prodotta nella centrale idroelettrica? La notizia ha fatto drizzare le antenne agli amministratori locali. Con un messaggio preciso proprio per la Regione sottoscritto da Efisio Arbau, sindaco di Ollolai e presidente dell’Unione dei Comuni “Barbagia” deciso a «evitare che ad un monopolista romano se ne sostituisca uno cagliaritano, peggio se pubblico, che lascia sul territorio i disagi in cambio di una elemosina e del ricatto di pochi posti di lavoro».
Nei confronti dell’Enel c’è sempre stata una polemica strisciante proprio per le contropartite, ben misere rispetto a quanto l’ente paga in altre zone d’Italia, alle popolazioni “proprietarie” (virgolette d’obbligo) dell’acqua. Perché – è la domanda rimasta finora senza risposta che riguarda anche Abbanoa – dobbiamo spendere per l’energia (o l’acqua potabile) come tutti gli altri centri della Sardegna se viene prodotta con la nostra materia prima? Nato nel 1956 proprio per amministrare i risarcimenti Enel, il Bim Taloro, dopo il massacro di Comunità montane e Province, è l’unico ente territoriale che, seppure senza tanto clamore, assicura una collaborazione tra i centri del Gennargentu. Un solo esempio che è un po’ il simbolo della sua attività nei 13 centri interessati: la pista sintetica mobile per le manifestazioni equestri, potenziata ulteriormente con le annesse strutture di sicurezza comprese le transenne a norma, che gira di paese in paese.
Ora l’annuncio della Regione che si riprende le dighe pone più di un interrogativo sul futuro del Bim Taloro e, soprattutto, sul ruolo del territorio: «Dobbiamo prima di tutto studiare la delibera – dice Francesco Noli, consigliere comunale di Olzai e dal 2016 presidente del Bacino imbrifero – perché un conto è la proprietà della diga e un altro la gestione della centrale idroelettrica. Proprio quando si deciderà su questo vogliamo sederci alla stesso tavolo con la Regione. Finora non siamo stati interpellati ma non resteremo zitti, anzi siamo decisi ad alzare la voce perché il territorio sia l’attore fondamentale». Insomma, al di là della prudenza istituzionale, il concetto è chiarissimo: cara Regione, dovrai decidere non per noi ma con noi. Un messaggio ulteriormente rafforzato da Efisio Arbau che da presidente dell’Unione parla quindi anche a nome dei Comuni  di Gavoi, Lodine, Ollolai, Olzai, Oniferi, Ovodda, Sarule e Tiana, rivendicando il controllo dell’impianto costruito tra il 1972 e il 1978 per sfruttare il dislivello tra i laghi artificiali di Gusana, Cucchinadorza e Badu Ozzana in servizio dal 1962. «La diga del Taloro è nostra, se torna alla Regione vogliamo i soldi che si producono dallo sfruttamento del nostro territorio. Da notizie giornalistiche apprendiamo che la proprietà e la gestione delle dighe che producono energia idroelettrica passerebbe all’Enas (ente regionale) ma nessuno ci ha ancora coinvolti. Fino ad oggi le dighe erano state date in concessione all’Enel e la Regione ci ha fatto accordi ed accordicchi sul nostro territorio. Quella del controllo del territorio e dei cespiti che si producono è una nostra storica battaglia» il presidente dell’Unione Comuni “Barbagia” ricordando che da consigliere regionale  «con una interrogazione chiedevo di “risolvere la situazione relativa all’acquisizione al patrimonio regionale delle centrali idroelettriche, illegittimamente detenute da Enel Spa”. Il prossimo passo – chiarisce ancora Arbau –  tuttavia, deve essere quello di dare ai Comuni e nello specifico al Consorzio Imbrifero Montano del Taloro la gestione delle risorse. Occorre costituire un sistema idroelettrico democratico che consenta ai territori interessati dai bacini di avere una congrua contropartita economica».
Il ruolo della centrale idroelettrica del Taloro che sfrutta l’acqua della diga è fondamentale nel sistema energetico sardo. Gli impianti sono in grado di produrre 240 megawatt, ma non si hanno dati precisi sulla produzione reale anche perché la Centrale gode del cosiddetto regime di essenzialità: cioè è pronta a entrare in funzione in caso di black out per garantire l’energia a tutta la Sardegna. Inoltre nel mercato elettrico non vende e contratta nella specifica borsa ma attende le ordinazioni dei clienti in difficoltà adeguando la produzione agli ordini e imponendo così il prezzo. Chiara quindi l’importanza anche economica del sistema Taloro che Bim e enti locali sono decisi a far valere nei confronti della Regione, pronti «ad alzare la voce e, se necessario, mobilitare le popolazioni» e insospettiti dal silenzio su contropartite e ruolo del territorio. Nulla si dice su quest’aspetto, infatti,  nella nota in cui si annuncia le delibere della Giunta del 9 ottobre  che ha sancito «la conservazione da parte della Regione delle concessioni di derivazione scadute per i sistemi 3B Coghinas Mannu di Porto Torres, 6A Alto Flumendosa Sa Teula e Tirso 2A Taloro, e il trasferimento della gestione delle relative opere ad Enas, che diventa così il gestore unico dei grandi laghi artificiali della Sardegna».
Secondo il presidente Francesco Pigliaru si tratta di  «un passaggio molto importante perché permetterà alla Regione di ottimizzare l’utilizzo delle risorse idriche invasate nei bacini artificiali dell’isola, con notevoli vantaggi nella gestione delle acque, soprattutto nei periodi di siccità, e consentirà di abbattere in modo significativo o azzerare i costi energetici sostenuti dal sistema idrico multisettoriale, compresi quelli legati al sollevamento che sono sostenuti dai Consorzi di bonifica. È bene ricordare inoltre che stiamo parlando di energia perfettamente sostenibile – ha concluso Pigliaru -, che anche sul piano paesaggistico ha decisamente meno impatto rispetto ad altre fonti rinnovabili».
La vertenza per il recupero della titolarità delle tre dighe, finora gestite da Enel con concessioni ormai scadute, è partita da lontano, protagonista quattro anni fa soprattutto l’allora assessore regionale ai Lavori pubblici Paolo Maninchedda. Il 27 maggio 2014, con l’approvazione di quattro delibere proposte da Maninchedda, la Regione è subentrata nella titolarità delle concessioni nell’ambito del sistema idrico multisettoriale per le dighe in costruzione di Cumbidanovu (Orgosolo) e Monti Nieddu Sarroch e i bacini artificiali del Taloro, Flumendosa e Coghinas, opere idrauliche gestiti da Enel e finite al centro anche di una causa intentata presso il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche che con la sua sentenza del 17 maggio 2017 ha in pratica creato i presupposti per la svolta odierna. «Completiamo l’attività partita nel 2014, perché la strategia di questa Giunta sulla gestione delle acque è quella della piena applicazione della legge 19, che ha istituito il Sistema idrico multisettoriale. – ha detto l’attuale assessore dei Lavori Pubblici Edoardo BalzariniIl coordinamento unico dei bacini è una peculiarità che molte regioni ci invidiano. Al sistema mancavano tre bacini molto importanti, che con queste delibere vengono integrati e lo completano. La nostra visione  è ambientalistica e solidaristica: l’energia prodotta dalle centrali idroelettriche del sistema servirà per coprire i costi, mentre quella in eccesso non sarà immessa sul mercato ma ogni beneficio derivante da questo surplus sarà usato per abbattere i costi a carico dei cittadini». Un impegno generico sulle ricadute che gli amministratori barbarici pretendono di quantificare e, soprattutto, giocare un ruolo da protagonisti perché le popolazioni dei 13 Comuni del Bim Taloro possano finalmente vedere riconosciuto nella bolletta energetica un diritto finora inutilmente rivendicato.
a.