Celebriamo insieme la gloria del Signore

L’ascensione di Gesù al cielo è un evento che fa parte integrante del mistero pasquale. La liturgia oggi ci invita a contemplarlo. Si conclude così la vicenda terrena di Gesù, o meglio si apre a nuove prospettive e dimensioni. Gesù, salendo al cielo si riveste della gloria che aveva presso il Padre, ma tenendo unita a sé l’umanità che aveva assunta. La sua divino- umanità si manifesta apertamente agli occhi dei discepoli, con la potenza che gli viene conferita per aver attraversato e sconfitto la morte per noi. Egli non aveva mai smesso di essere intimamente unito al Padre, ma aveva celato la sua realtà, si era spogliato appunto della veste di gloria, per essere come noi, nella carne mortale che doveva redimere. Con la sua Ascensione, in Gesù è l’umanità che compie un salto verso l’eredità promessa, subisce una accelerazione verso la sua realizzazione e appare nella sua destinazione finale. In Gesù l’umanità è assunta nella gloria.
Per il mistero pasquale in cui il battesimo ci immerge, possiamo godere l’eredità e ritrovarci in Cristo partecipi della sua natura divina. Chiediamo ora con fede che ci apra l’intelligenza alla comprensione delle cose celesti e come prega l’Apostolo, preghiamo anche noi perché possiamo comprendere a quale speranza siamo stati chiamati e a quale tesoro di gloria siamo destinati.
Dopo gli eventi della passione, morte e risurrezione di Gesù, forse anche per i discepoli era difficile immaginare la loro vita e proiettarsi verso il futuro. Al vederlo salire al cielo fissano ancora lo sguardo su quel Gesù che avevano conosciuto nella carne, e veniva ora sottratto alla loro vista dalla nube gloriosa. Ma vengono richiamati perché, nell’attesa del suo ritorno glorioso, riprendano il cammino lungo le strade del mondo dove potranno scoprirlo ancora presente e vivo accanto a loro. Riceveranno la sua forza dall’alto. Con la sua ascensione Gesù li investe della missione: rendere testimonianza degli eventi della salvezza davanti a tutti gli uomini. I discepoli diventano Apostoli. Inizia la storia della Chiesa, popolo da Lui scelto per annunciare il suo Vangelo e battezzare le genti. Questa è l’intima realtà della Chiesa: la sua missionarietà.
Oggi celebriamo un mistero di Cristo, ma anche quello della Chiesa, suo corpo mistico. Il nostro mistero.
Oggi, possiamo, con più verità, gustare la gioia di riconoscerci suo popolo, ora convocato per attingere forza dal sacramento che, come speriamo, possiamo celebrare insieme. Forse, dopo questo tempo di privazione, sapremo meglio scoprire la dolcezza di questa adunanza festosa e quanto ne abbiamo bisogno. “Sine Dominico non possumus” (non possiamo vivere senza celebrare la domenica, il giorno del Signore ndr): cerchiamo di viverla e celebrarla con umiltà e fierezza, riconoscendoci anche noi inviati a tutti gli uomini perché conoscano la loro altissima dignità. Chiamati a dare testimonianza di vita. Forti nella speranza, perché Gesù ci assicura: Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.
Ti rendiamo grazie Gesù, Tu che sei veramente l’Emmanuele, il Dio con noi.

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