C’è vita oltre la grande distribuzione

Prima del dilagare dei supermercati, a Nuoro esistevano tanti piccoli esercizi alimentari a conduzione familiare da cui traeva sostentamento l’intero nucleo familiare.
Parliamo dei cosiddetti negozietti di quartiere, luoghi di aggregazione e di condivisione dove i clienti amavano attardarsi e raccontarsi. Alcuni di questi sono sopravvissuti, a gestirli spesso giovani figli d’arte che hanno raccolto il testimone dai genitori.
Ne abbiamo visitato alcuni.
Rosaria Murru, 78 anni, è la veterana del settore e da 57 anni porta avanti il suo “Negozio Storico” in via Antonio Mereu, ci accoglie con cordialità e simpatia, un po’ sorpresa di tanta attenzione.
«Quando nel 1963 ho aperto questa attività, avevo 21 anni – ci racconta –, il locale era piccolo e nel tempo l’ho ampliato per offrire un maggior numero di articoli alla clientela». Da uno sguardo d’insieme notiamo la grande varietà dei prodotti che vanno dall’alimentare – pane, pasta, salumi, surgelati, frutta, verdura e bibite – ai prodotti per l’igiene della casa e della persona.
Quale è stato l’impatto con la grande distribuzione?
«I miei clienti, che io considero la mia grande famiglia, non mi hanno mai abbandonato nonostante la concorrenza. Fra noi un rapporto umano, basato sulla stima e sull’affetto. Nel tempo, ovviamente c’è stato uno scambio generazionale. Annovero bambini delle scuole, ma anche clienti occasionali ».
Come ha affrontato la pandemia?
«Non ho mai abbassato la serranda e per me nulla è cambiato. Sono single per mia scelta, vivo in simbiosi con i miei clienti e voglio lasciare questo lavoro il più tardi possibile. Anche se molti mi chiedono di cedere l’attività, in questo momento non ci penso proprio ».
E se un giovane volesse fare il suo stesso mestiere?
«Consiglierei di farlo, purché alla testa aggiunga anche il cuore».

Cristiana Oliàna 48 anni, da dieci titolare del negozietto “da Cristiana” in via Ballero.
«Sono figlia d’arte – confessa con orgoglio – vivo a Nuoro da 25 anni, ma sono nata a Cagliari dove mio papà ha gestito sempre piccole attività di quartiere e io ho lavorato con lui fin da piccola. Il mio sogno: avere un negozietto tutto mio».
Fioriere color glicine che traboccano di verde ingentiliscono l’ingresso del suo negozio dandogli un tocco di grazia e di femminilità. «Questo negozio – ci dice – è appartenuto a tzia Toniedda per 55 anni. Vendo pane, salumi, surgelati, vini e tanto altro, offro prodotti freschi come formaggi, sabade e ricotte. Per quanto possibile, mi rifornisco da piccole aziende locali o comunque sarde perché hanno una cura differente nel prodotto finito».
Cristiana non si è mai sentita schiacciata dalla grande distribuzione e durante il lockdown dovuto alla pandemia si è resa sempre disponibile con la sua clientela in particolare verso gli anziani e i malati. I suoi clienti sono in prevalenza di zona, bambini che frequentano la scuola, ma anche operai, muratori e forestali in transito.
«Mi ritengo fortunata – conclude Cristiana – perché faccio il lavoro più bello al mondo e perché qui la gente mi ha accolto con molto affetto. Il fatto che come redazione vi siate occupati di me mi riempie l’anima. La spesa m’interessa fino ad un certo punto ».

Da Santu Predu ci spostiamo a Monte Gurtei dove Salvatore Melis 55 anni, da 26 gestisce il negozietto rionale “ Zia Peppa” che suo padre Giovanni (Coeddu) aveva avviato in via Iglesias dal 1958 e prima ancora sua nonna a Santu Predu. La mamma – zia Peppa da cui prende nome il negozio – rimasta vedova nel ’76 con sei figli piccoli, aveva mandato avanti l’attività fino al ‘94 con l’aiuto della primogenita Pasqualina che, appena undicenne, aveva dovuto abbandonare la scuola. «Allora si vendeva – confessa Salvatore – non c’era ancora la concorrenza dei supermercati, comunque grazie a Dio non mi posso lamentare. Rifornisco associazioni, centri di accoglienza e asili, faccio le consegne agli anziani del quartiere e durante la pandemia mi sono reso disponibile con tutti».
Salvatore sa che per alcune persone fare la spesa è l’unico momento di svago e per questo nel suo negozio c’è sempre una sedia per chi si vuole trattenere, lieto di offrire loro anche un caffè caldo: «Ho nel cuore i miei clienti – aggiunge prima di salutarci – nella malattia e nella solitudine, loro sanno che io ci sono».

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