Cavallette, ma quale piaga biblica?

Mentre l’assessora regionale all’Agricoltura Gabriella Murgia assicura  di aver «già disposto l’attività di accertamento dei danni per valutare, alla luce del quadro normativo vigente in materia di aiuti di Stato, la possibilità di intervenire per compensare le perdite subite dagli agricoltori sardi», l’invasione di cavallette in alcuni paesi del Nuorese viene riportata alle dimensioni reali con la consapevolezza che, senza interventi preventivi, il prossimo anno si registrerò la vera emergenza. «Non è la piaga biblica e non è una catastrofe apocalittica, ma purtroppo è un fenomeno serio che stiamo seguendo con molta attenzione»: davanti all’eco mediatico sull’invasione delle cavallette il sindaco di Orani Antonio Fadda invita a evitare la tentazione di «ipotizzare scenari apocalittici: è un fenomeno naturale, serio e preoccupante  ma non ci sono i presupposti per scatenare scene di panico o per temere danni alle persone e ai centri abitati».

L’emergenza – fa sapere il primo cittadino del paese considerato l’epicentro del fenomeno – è circoscritta alla campagne «esattamente nella zona di Oddini, nella parte bassa del nostro territorio, confinante con Ottana, Orotelli, Bolotana e Illorai. Tantissime aziende insediate nella zona stanno subendo danni enormi e al momento  continuano a muoversi nei terreni vicini. Questa – sottolinea ancora Fadda – è l’ennesima calamità naturale che ricade nei nostri territori e un ulteriore monito che ci deve far riflettere sui numerosi segnali che ci manda la natura, dai cambiamenti climatici alle continue emergenze. Gli esperti dicono che ormai non è possibile bloccare il fenomeno in corso, ma è obbligatorio attivarsi subito attraverso azioni di prevenzione, per scongiurare che il fenomeno si ripeta. Da giorni – continua il sindaco di Orani – le associazioni di categoria da giorni monitorano la situazione nelle aziende agricole e i Comuni sono in contatto con gli enti competenti».

L’impegno sottolineato da Antonio Fadda riguarda soprattutto la Coldiretti di Nuoro che, dopo aver sollevato il problema, oggi ha fatto il punto della situazione: le cavallette hanno invaso anche una parte della campagne di Mamoiada, devastando in venti giorni  2.500 ettari per una ventina di aziende agricole coinvolte. Il territorio sta subendo dei danni di rilievo soprattutto ai pascoli, tanto che gli imprenditori danneggiati ora dovranno fare i conti con una maggiore necessità di scorte per alimentare il bestiame: «I tecnici di Coldiretti Sardegna assieme ai soci titolari delle aziende interessate – si legge nel report – stanno monitorando la situazione in modo da procedere, appena finita l’emergenza a una stima dei danni».

Gli insetti, come confermano i tecnici e gli esperti, sono giunti a uno stadio di maturazione tale che qualsiasi tipo d’intervento umano ora sarebbe inutile. «L’unica speranza la riponiamo nei predatori naturali, nell’avifauna in particolare che potrebbe rappresentare l’unico mezzo di contrasto al dilagare della infestazione», spiega Alessandro Serra, direttore di Coldiretti Nuoro Ogliastra ridimensionando il clamore mediatico: «Si tratta di una invasione comunque contenuta, e le grosse quantità che abbiamo visto nei primi giorni, concentrate su case coloniche e diversi campi, ora sembrano essersi disperse su una fetta di territorio più vasto».

Insomma l’invasione non si sta allargando a macchia d’olio, ma più semplicemente che la stessa popolazione di locuste si sta disperdendo. Piuttosto – è il ragionamento che accomuna amministratori locali e organizzazioni agricole – quello di quest’anno deve essere visto come un campanello d’allarme perché è chiaro che con la deposizione delle uova è concreto il rischio di un’invasione devastante nella tarda primavera 2020. È necessaria quindi anche una seria ed approfondita riflessione sui motivi che hanno portato a questo fenomeno di altri tempi frutto dei cambiamenti climatici e delle terre incolte, «due problematiche che Coldiretti denuncia da tempo e delle quali oggi viviamo e vediamo davanti ai nostri occhi le conseguenze di queste mancate risposte: da una parte le terre incolte sono frutto della crisi delle campagne. Le remunerazioni dei prodotti agricoli sotto i costi di produzione costringono le aziende a dei tagli importanti nella voce spese (in questo caso la coltivazione delle terre, spesso lasciate a pascolo brado) ed altre volte anche all’abbandono dell’agricoltura. Questi diventano luogo ideale per i grillai delle cavallette. È qui che le locuste hanno potuto deporre le uova». L’indagine Coldiretti in cui emerge che per ogni euro speso dal consumatore per acquistare un alimento solo 15 centesimi vanno all’agricoltore «sono la testimonianza di un meccanismo distorto che taglia dalla filiera il primo e principale anello: il produttore».

Da tempo, inoltre – sempre Coldiretti – sollecita un investimento sulla ricerca e la conseguente assistenza tecnica agli imprenditori con un forum permanente (https://www.ortobene.net/la-sfida-dei-cambiamenti-climatici/) per programmare un’agricoltura capace di adattare tempi e sistemi di produzione alle condizioni meteorologiche estreme sempre più frequenti. Solo negli ultimi tre anni abbiamo assistito alla siccità del 2017; piovosità del 2018 (ad agosto ha piovuto per 23 giorni contro una media di 5) e nei primi mesi del 2019 a passaggi da siccità a piovosità e vento forte. «L’incuria porta queste conseguenze», ricorda il presidente provinciale di Coldiretti Nuoro-Ogliastra Leonardo Salis«Chi lavora la terra, la vive e la protegge, è la sentinella e il custode del territorio  e per questo è necessario, passata l’emergenza, fare una stima dei danni contingenti ma soprattutto cominciare un lavoro di programmazione che parte dal cogliere le ragioni di questi fenomeni e studi le soluzioni e le applichi, altrimenti ci ritroveremo a vivere fenomeni ben più consistenti di questo che faranno male non solo all’economia agricola ma anche all’ambiente e alla socialità se lo spopolamento delle zone interne è molto legato all’agricoltura».

Oggi non resta che aspettare qualche giorno per stimare le conseguenze ma il problema non lo si risolvere con eventuali risarcimenti. Per il contingente – conclude Alessandro Serrain attesa che si plachi questa emergenza, con i tecnici e le aziende agricole stiamo già lavorando per redigere un dossier, che presenteremo alle istituzioni, sui danni causati ad un settore già in crisi e sugli interventi specifici necessari per evitare una nuova invasione il prossimo anno. Occorre per questo motivo mettere in atto serie campagne di prevenzione, incentivando gli imprenditori agricoli, uniche sentinelle dell’ambiente, a un puntuale monitoraggio dei terreni».

Il problema comunque ha una dimensione nazionale tanto che l’assessora regionale all’Agricoltura al ministero delle Politiche agricole, che la questione sia portata sul tavolo della Conferenza delle Regioni garantendo che «l’attenzione dell’assessorato e di tutta la giunta è massima, sia sui danni causati dall’infestazione delle cavallette in alcuni Comuni del centro Sardegna, che interessano in particolare le produzioni foraggere e i pascoli delle aziende zootecniche, sia su quelli causati dalla diffusione delle cornacchie alle produzioni primaverili-estive in pieno campo». Intanto, fa sapere Gabriella Murgia, «è stato promosso un incontro con l’assessorato della Difesa dell’ambiente per la definizione di una strategia comune per la verifica e il controllo di questi fenomeni e per limitare in tempi stretti gli effetti esiziali sull’attivita’ agricola».

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