Carlo Acutis, internet ed Eucaristia

Il 10 ottobre 2020, ore 16.30, ad Assisi, presso la Basilica Superiore di San Francesco, si è celebrata la Messa e il Rito di Beatificazione del venerabile Carlo Acutis. Sepolto presso il Santuario della Spogliazione, Assisi è stata sempre la cittadina prediletta dal neo beato Carlo, nella quale ha sempre trovato la pace e l’ammirazione per il santo Poverello. Il cardinale Agostino Vallini, già Legato Pontificio per le Basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli in Assisi, ha presieduto la Messa e il Rito della Beatificazione.
Secondo il Rito viene posta la domanda che, per la celebrazione, ha formulato il vescovo monsignor Domenico Sorrentino: «Padre Cardinale Agostino la Chiesa di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, ha umilmente chiesto al Sommo Pontefice Francesco di voler iscrivere nel numero dei Beati il venerabile servo di Dio Carlo Acutis». A seguire l’intervento del Postulatore della causa Nicola Gori con un breve profilo del Servo di Dio. Il Rito è proseguito con la risposta del cardinale Vallini: «Lettera apostolica di Papa Francesco. Noi accogliendo il desiderio del nostro fratello Domenico Sorrentino, Arcivescovo vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, di molti altri fratelli nell’episcopato e di molti fedeli, dopo aver avuto il parere della Congregazione delle Cause dei Santi, con la nostra Autorità Apostolica concediamo perché il venerabile Servo di Dio Carlo Acutis laico che con l’entusiasmo della giovinezza coltivò l’amicizia con Gesù mettendo l’Eucaristia e la testimonianza della carità al centro della propria vita d’ora in poi sia chiamato Beato e che sia celebrato ogni anno, nei luoghi e secondo le regole stabilite dal diritto il 12 ottobre, giorno della sua nascita al cielo. Francesco, Papa».
A seguito della lettura della Lettera Apostolica, è calato il velo per mostrare il volto del beato, tra le immagini più diffuse e significative: la foto che lo ritrae con i riccioli scuri al vento e il suo volto ricco di pace, con il sorriso accennato e la sua maglietta rossa e lo zaino sulle spalle, sullo sfondo un paesaggio. Di seguito vien portata la reliquia del suo cuore, in processione la mamma Antonia e il padre Andrea, e collocata accanto all’altare.
«Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla» ( Gv15,5). Il cardinale Vallini ha esordito nell’omelia richiamando le parole di Gesù ai discepoli nell’ultima cena, affinché rimanessero uniti a lui come i tralci alla vite. I tralci e la vite «per esprimere quanto sia necessario per il cristiano vivere in comunione con Dio». Il cardinale ripercorre la biografia del Beato Carlo in alcuni punti fermi che lo caratterizzano nella dimensione umana e spirituale. Nelle pennellate già ben note della biografia del beato, il richiamo è ai tratti umani: «Ragazzo normale, semplice, spontaneo, simpatico (basta guardare la sua fotografia), amava la natura e gli animali, giocava a calcio, aveva tanti amici suoi coetanei, era attratto dai mezzi moderni della comunicazione sociale, appassionato di informatica, e da autodidatta costruiva programmi “per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza” (Papa Francesco).
Aveva il dono di attrarre e veniva percepito come un esempio»; e a quelli spirituali: l’amore per l’Eucaristia, la devozione alla Madonna, e la sua testimonianza di carità verso i bisognosi, la straordinaria capacità di testimoniare i valori in cui credeva, annunciare il Vangelo attraverso i mass media e far conoscere la bellezza dell’amicizia con Gesù, nel desiderio di attrarre quante più persone a Lui. Preghiera e missione i due tratti distintivi della fede eroica del Beato Carlo Acutis – incalza il cardinale Vallini – e poi la chiamata alla sua offerta nei giorni della malattia nella serenità e nell’abbandono alla Provvidenza: “Voglio offrire tutte le mie sofferenze al Signore per il Papa e per la Chiesa. Non voglio fare il Purgatorio; voglio andare dritto in Paradiso”.
La presenza dei fratellini del Beato, i gemelli Francesca e Michele Acutis (nati quattro anni dopo la sua morte) insieme ai genitori, nella prima fila dei banchi della Basilica, è una della più significative icone dei valori per i quali il Beato Carlo ha reso testimonianza anche controcorrente, difendendo e promuovendo la santità della famiglia, e, contro l’aborto e l’eutanasia, la sacralità della vita.

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