Cari lettori, siate i veri editori del settimanale diocesano

Una quarantina di anni fa, mettendo a punto un’operazione di rilancio in cui venni coinvolto come giornalista allora alle prime armi, i compianti monsignor Giovanni Melis e don Salvatore Bussu vollero inserire nella testata de L’Ortobene la dicitura “settimanale della comunità diocesana”. Ebbene, con questo numero, alla comunità diocesana nuorese riconsegno la direzione del nostro periodico che nell’estate del 2014 mi venne affidata da monsignor Mosè Marcìa proprio con il mandato di essere – testuali parole – «poco curiale, e tantomeno poco vescovile». In quella indicazione c’erano tutte le aspettative che motivavano la decisione di chiamare, per la prima volta nella quasi centenaria storia del periodico, un laico alla direzione.
Se posso immodestamente attribuirmi un merito, credo di aver cercato di rispettare quell’indirizzo programmatico, cosciente comunque del dovere di dover pronunciare oggi solo un grande grazie per l’opportunità di crescita professionale umana e religiosa che mi è stata offerta, riconoscente in particolare per l’assoluta libertà di azione invidiabile e invidiata anche nei mass-media laici. Consentitemi innanzitutto di ringraziare per avermi sopportato, per quanto mi hanno dato e per la loro disinteressata collaborazione i vescovi Mosè e Antonello, don Francesco, Franco, Alessandro, Eliana, Elisabetta, Gigi, Giovanni, Giovanni Graziano, Lucia, Matteo, Pietro, Priamo, Salvatore, lo staff della tipografia “Su Craminu”.
Come non posso tralasciare una preghiera pubblica per chi in questi anni è passato dalla redazione terrena a quella del Paradiso: don Giovanni, Alberto, Gianni, signora Gina.
Fare bilanci non è mai facile. Un mio vecchio maestro diceva che i veri giudici dei giornalisti sono i lettori e che, in ogni caso, la nostra storia professionale è scritta nelle raccolte dei giornali. In quei faldoni si può trovare quindi anche la vera risposta alla domanda se e quanto in 312 settimane siamo stati reale voce della comunità diocesana. Per parte mia sono sicuro che su questo piano, farà comunque meglio il nuovo direttore don Francesco Mariani che saluto anche nel nome di un’antica e solida amicizia.
Don Francesco, rispetto al 2014, può contare su mezzi informatici in grado di supportare l’ulteriore programmato salto di qualità e soprattutto su una squadra di collaboratori che, insieme alle delegate stampa, sono la vera spina dorsale del settimanale. Proprio per ringraziare questi volontari e valorizzare un lavoro troppo spesso misconosciuto (compreso l’impegno dell’unico giornalista dipendente part-time, quindi anche lui volontario a mezzo servizio), credo sia opportuno ricordare che sei anni fa un solo vecchio computer veniva usato esclusivamente come macchina da scrivere; le rare email affidate a una connessione internet instabile perché domestica, le foto inviate a Dorgali con i corrieri anche volontari, il disegno e la gestione delle pagine avveniva con sistemi vecchi di almeno vent’anni, con il conteggio manuale delle battute e il taglio degli articoli da affidare via fax alla pazienza dei tipografi. L’ulteriore investimento voluto fin dal suo ingresso in Diocesi da monsignor Mura, con la decisone di far partire finalmente la rivisitazione grafica e una nuova organizzazione del lavoro, sarà un altro passo indispensabile per vincere anche le inattese sfide fatte emergere dalla pandemia da coronavirus che in tempi di isolamento domiciliare e distanziamento sociale, ha dimostrato l’indispensabile ruolo dell’informazione stampata e in particolare dei giornali ecclesiali e dei social con la necessità di integrare nuove e vecchie forme di comunicazione. In questo senso non si può dimenticare il sito internet messo in piedi senza mezzi ma che si è dimostrato un valido strumento se, pur in mancanza di investimenti specifici, solo la pagina Facebook sta per raggiungere ormai i diecimila iscritti. La rivisitazione grafica con la nuova organizzazione del lavoro e il potenziamento del sito con un’integrazione anche con Radio Barbagia, è accompagnata da un investimento sul capitale
umano e professionale con l’arrivo di un direttore a tempo pieno e di un altro giovane sacerdote con mansioni di redattore. Questa rivoluzione, se esposta al pericolo registrato in passato nelle nostre chiese di restaurare i dipinti senza aver prima riparato il tetto, rischia di essere vanificata in assenza di quella urgentissima riorganizzazione amministrativa e finanziaria frenata in questi anni anche da impreviste difficoltà e resistenze interne ed esterne. Lo sforzo che abbiamo chiesto ai lettori nel 2015 con l’aumento di cinque euro, il 25 per cento, del costo dell’abbonamento che spero sia stato premiato almeno con una migliore offerta dei contenuti, ha consentito solo di sanare una situazione finanziaria molto critica nonostante il contributo pubblico. Da due anni però i finanziamenti statali sono sospesi e condizionati a una stringente normativa cui bisogna adeguarsi. In questa fase, necessaria anche per meditare sulle scelte future, toccherà quindi alla Diocesi investire direttamente. È quello che si sta facendo ma ogni progetto cammina con le gambe degli uomini: se L’Ortobene è il settimanale della comunità diocesana, quella comunità diocesana – dai fedeli, alle delegate stampa, ai parroci, ai religiosi e alle religiose – deve prendere coscienza di essere editrice e quindi farsi parte attiva del giornale di cui è co-proprietaria.
Questa è la vera sfida per il futuro. Una sfida da giocare con gli oltre cinquemila abbonati anche da semplice lettore, meditando soprattutto con i giovani collaboratori che si stanno affacciando a una professione sempre più difficile e precaria, sulla preghiera finale di papa Francesco in chiusura del suo ultimo messaggio per la giornata delle comunicazioni sociali: O Maria, donna e madre, tu hai tessuto nel grembo la Parola divina, tu hai narrato con la tua vita le opere magnifiche di Dio. Ascolta le nostre storie, custodiscile nel tuo cuore e fai tue anche quelle storie che nessuno vuole ascoltare. Insegnaci a riconoscere il filo buono che guida la storia…

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