Carcere, c’è l’uomo oltre i 3 metri quadri

Un recente pronunciamento della Corte di Cassazione ha rimesso in discussione i calcoli sullo spazio minimo disponibile per ciascun recluso. Finora quello consentito è stato di 3 metri quadrati. La questione controversa è se questo debba essere computato considerando tutti gli arredi o solo quelli tendenzialmente fissi come i letti. Nel merito – come conferma il magistrato di Sorveglianza di Nuoro, la dottoressa Carla Venditti, in città dal 2018 – la soluzione adottata «non è chiarissima, sembrerebbero da detrarre solo i letti a castello e non quelli singoli, bisognerà leggere la motivazione della Suprema corte». La questione non appaia capziosa: come ha giustamente ricordato l’ex detenuto Salvatore Buzzi, in un intervento sul Riformista, le direttive dell’Unione europea sull’allevamento dei maiali stabiliscono che un verro debba disporre di sei metri quadrati estensibili a 10 in caso di accoppiamento. Tanto vale – la provocazione – farsi tutelare dalla protezione animali.
A quale spazio ha diritto allora un uomo, seppur ristretto in carcere? Il tema è quello del sovraffollamento. A Badu ‘e Carros (in alto nella foto di Gigi Olla), ad oggi, i detenuti sono 275 su una capienza di 278, così suddivisi: 205 in “Alta sicurezza 3”; 5 in “As2”; 58 in “Media sicurezza”, reclusi per reati comuni. In quest’ultima sezione vige il sistema delle celle aperte – ricorda la dottoressa Venditti – diverso è per chi, come gli“As3”, deve restare rinchiuso. Tutto dipende dunque da quante persone ci sono nella stanza: «fino a quattro non ci sono problemi, c’è anche stata – ricorda il magistrato – una ristrutturazione importante, le cose cambiano se si arriva ad essere in 6 o in 7. Ci sono stati questi casi, al momento – spiega – la situazione cambia molto rapidamente anche in virtù dell’isolamento Covid, bisogna fare una sorta di composizione».
A ciò si deve aggiungere il probabile ritorno del 41bis. «Pare che il ministro abbia firmato anche per Nuoro – afferma il magistrato – ma non ho nessuna comunicazione ufficiale».
A Mamone il problema spazi per ora non si pone, i detenuti sono attualmente 135 su una capienza di 174. Le carenze più importanti riguardano gli organici, per la Polizia penitenziaria in tutti i ruoli. A Nuoro meno 17 unità per ispettore, meno 24 per sovraintendenti, meno 40 per assistenti capo.
Per l’Area educativa i funzionari giuridici pedagogici sono 4 anziché 5. A Mamone la Polizia penitenziaria può contare su 95 unità su una pianta organica di 116, per l’area educativa sulle 7 unità previste sono presenti in 5. «Questo – sottolinea la dottoressa Venditti – non può che riflettersi negativamente sul lavoro di tutti nonostante gli educatori ma anche la Polizia penitenziaria siano preparati e riescano a seguire le persone».
Questo 2020, pesantemente segnato dalla pandemia, ha fatto registrare un alto numero di morti. Secondo il dossier “Morire di carcere” diristretti.it (il sito web di cultura e informazione della Casa di reclusione di Padova) su 117 morti avvenute in carcere fino ad oggi, 46 sono casi di suicidio, lo scorso anno 53 suicidi su 143 morti (67 su 148 nel 2018). A Nuoro nessun episodio, per fortuna, ma la fase più dura del lockdown ha portato anche qui «tanta paura», ammette il magistrato di Sorveglianza. È capitato di dare permessi e che i detenuti non ne usufruissero per paura del contagio. Lo stesso è accaduto anche a Mamone con alcuni stranieri.
L’unico aspetto positivo è stata la concessione delle videochiamate per tutti, anche per l’“As3” e l’auspicio – anche per la dottoressa Venditti – è si possa concedere questa modalità anche in futuro. Anche in Tribunale si fanno i conti con la carenza di personale, «ci siamo trovati dimezzati, con istanze dei detenuti che si moltiplicavano ma abbiamo dato una risposta ed è importante. La sofferenza c’è stata per tutti, anche io non sono potuta rientrare a casa in Lombardia per 4 mesi».

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