Cantieri di lavoro per laureati

Oltre 45 milioni di euro per i cantieri di nuova attivazione, 21 milioni per i cantieri già operativi, quasi 50 milioni per le politiche attive per il lavoro, più di 13 milioni per altri interventi specifici. È la scommessa del piano Lavoras: una sfida non solo per la Regione che, a partita in corso, fa intravvedere interessanti segnali di novità. Perché ti aspetti i soliti progetti per distribuire setti mesi di stipendio a disoccupati da far lavorare pur che sia magari a pulire le cunette o rifare i marciapiedi. Invece – ed è questo forse il segnale più incoraggiante per la Giunta Pigliaru che molto ha scommesso su questo piano – ti ritrovi sindaci come Daniela Falconi di Fonni che guardano oltre all’insegna di quello che potrebbe essere lo slogan di questo piano che non può essere ridotto a una temporanea risposta al dramma dei senza lavoro: «Le assunzioni con Lavoras non sono una soluzione, sono un’opportunità».
Si chiama “cantiere intellettuale”. A Fonni prevede sette assunzioni: due archeologi laureati per azioni propedeutiche alla valorizzazione dei siti monumentali; un ingegnere e un geometra che si occuperanno di censimento del patrimonio pubblico e efficientamento energetico; un laureato in economia e commercio, un diplomato in ragioneria e un assistente sociale che getteranno le basi di futuri progetti di sviluppo in vari settori. Daniela Falconi prova a scuotere l’albero. Ecco come spiega – musica per le orecchie di Pigliaru e Paci – ai suoi compaesani questa decisione: «Al nostro Comune sono stati assegnati poco più di 100 mila euro che tradotti significano sette assunzioni per otto mesi. Assunzioni che si sommano a quelle dei classici “cantieri verdi” attivi da diversi anni e che stanno partendo in questi giorni. Ma il piano Lavoras dava più possibilità, per questo abbiamo preso una decisione forse in controtendenza, l’abbiamo fatto un po’ per la forte convinzione che non esistono disoccupati migliori o peggiori un po’ perché avevamo bisogno anche d’altro. Esiste una fascia di persone, soprattutto giovani, che hanno investito, e con loro le famiglie, in anni di studio e sacrificio. Sono tantissimi, i giovani laureati, tra quel 45% di disoccupati che la nostra provincia ha sul groppone che non riescono a entrare nel mondo del lavoro. E molti di loro sono costretti a scappare via. Ci piacerebbe che proprio loro, i nostri ragazzi, siano i beneficiari di questo finanziamento. Ci piacerebbe che tutti questi ragazzi scommettessero su se stessi, mettendo a disposizione la loro freschezza, i loro studi, la loro esperienza in otto mesi di lavoro in Comune. E ci piacerebbe poter dar loro qualche possibilità “di ritorno” per il futuro. Non è una certezza, è una speranza. Una speranza che va aiutata e su cui bisogna almeno provare a scommettere. Per 8 mesi 7 giovani diplomati e laureati entreranno in Comune per migliorare i servizi, per progettare, per migliorare le procedure. Per lavorare a progetti culturali, turistici, sociali. Lavoreranno sul patrimonio ambientale e culturale producendo, questo è l’obiettivo, un effetto a cascata su nuovi investimenti e nuove opportunità per il paese. Lavorare alla programmazione e alla creazione di nuove idee è un qualcosa che ci serve come l’aria. Abbiamo bisogno – spiega ancora la sindaca di Fonni – delle menti migliori per migliorare e migliorarci e per convincerci che viviamo nel paese più bello del mondo».
L’abitudine ai cantieri comunali finanziati dalla Regione, è lunga decenni. Da quando, nel Dopoguerra, primi anni Cinquanta del secolo scorso, furono ripristinate antiche strade rurali e carrarecce erose dal tempo, fogne, sistema delle strade interne, cimiteri, reti idriche: facendo fruttare i pochi fondi pubblici erogati per rispondere alle povertà estreme in infrastrutture minime che resistono ancora oggi. Derisi e bistrattati quei cantieri hanno consentito occupazione stagionale, reddito non insulso e astratto lastricato di slogan, ma concreto con opere realizzate e funzionali nel nome del lavori in economia e la filosofia del buon padre di famiglia.
Ora, con Lavoras, i Comuni si muovono in autonomia con idee in avanti sul piano delle intuizioni e della civiltà giuridica. Si guardi, per esempio a Tortolì che punta sul “superamento mentale della diversità” dove l’abbattimento delle barriere architettoniche «viene inteso non solo come eliminazione fisica degli ostacoli, ma anche come superamento mentale della percezione della diversità, progettando uno spazio comune per tutti, nessuno escluso». Che ci sia uno sforzo di innovazione tra i sindaci, municipio per municipio, è evidente proprio all’interno della “Misura cantiere” (128 milioni di euro nel 2018, 70 milioni ciascuno per il 2019 e il 2020) che si pone – dice la Regione – «il preciso obiettivo di creare lavoro immediatamente, con i cantieri e gli incentivi alle imprese, ma con risultati duraturi nel tempo, in termini di occupazione e di servizi migliori per i cittadini ». Una misura prioritariamente orientata alla salvaguardia dei beni comuni, alla tutela del patrimonio ambientale, al rafforzamento delle attività di prevenzione per ridurre gli effetti delle calamità naturali, eventi catastrofici e rischio idrogeologico, valorizzazione e digitalizzazione del patrimonio culturale e archeologico con l’inserimento di 3500 disoccupati per otto mesi.
I Comuni hanno risposto con i loro progetti presentati a InSar (Iniziative Sardegna) società a partecipazione regionale, gestore e coordinatore operativo delle risorse e con compiti di assistenza tecnica. Sono già all’erta le cooperative agricole e forestali e le imprese per partecipare ai bandi di affidamento di cantieri nei settori di intervento come “Ambiente, compresi i litorali e le aree umide e di dissesto idrogeologico”. Non tutti sono convinti che la ricetta funzionerà. Sindaci di piccoli Comuni, come quei 31 paesi, destinati secondo le statistiche, a scomparire entro il 2050. Per fermare lo spopolamento, sostengono, non bastano i cantieri ma occorrono azioni strutturali. Intanto si aggrappano a quello che passa il convento. Come Oniferi, bando per 4 operai e un manovale per lavorare (otto mesi, 30 ore settimanali) in immobili e strade comunali con spazi pubblici e accesso ai siti archeologici. O come Orotelli che alza il tiro, un operaio specializzato, un operatore motosega, quattro qualificati per il verde pubblico, due “di concetto”, geometra o ingegnere o architetto.
Soprattutto nei piccoli Comuni, resta questo lo schema ricorrente. Oltre i “cantieri intellettuali”, però, Lavoras sembra lanciare proprio una sfida culturale. Perché tra le tante contraddizioni magari qualcuno scoprirà che in tanti sono disposti a lavorare con la motosega ma in pochi, pochissimi, forse nessuno, ha la qualifica specifica. Specializzazione vuol dire che anche per usare la motosega bisogna studiare e magari conoscere l’inglese per saper leggere le istruzioni d’uso e le norme di sicurezza.

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